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Federprivacy

Federprivacy è la principale associazione di riferimento in Italia dei professionisti della privacy e della protezione dei dati personali, iscritta presso il Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della Legge 4/2013. Email: urp@federprivacy.org 

Sono pienamente utilizzabili i dati di traffico telefonico acquisiti nei procedimenti penali prima dell’ottobre scorso. Lo afferma ora la Cassazione con la sentenza n. 1054 della Quinta sezione penale, con la quale si chiarisce che si tratta di materia processuale sulla ricerca della prova rispetto alla quale non è possibile un’applicazione retroattiva di misure più favorevoli alla difesa. Quest’ultima aveva infatti sostenuto che doveva essere considerato inutilizzabile tutto il materiale acquisito in violazione della nuova disciplina del Codice della privacy, introdotta dal decreto legge n. 132 del 2021.

Le password meno sicure sono le più usate. E basta meno di un secondo per scoprirle. Al mondo, nel 2021, la parola chiave più usata è stata «123456». Tra le altre password più gettonate: «qwerty», «password» e «1q2w3e» e anche «111111», «123123» e «iloveyou». Passando ai nomi di persona svetta «Micheal», tra i marchi di automobile primeggiano «Ferrari» e «Porsche», tra gli appartenenti alla fauna «Dolphin» ha la posizione più alta. In Italia anche le squadre di calcio scalano la classifica e tra le compagini del football «juventus» conquista questo non invidiabile scudetto.

Dopo quasi 70 edizioni ed oltre 3.000 partecipanti negli ultimi dieci anni, il programma dello storico corso di Federprivacy è stato adesso aggiornato e riformulato in base alle rinnovate esigenze della formazione a distanza che ha primeggiato durante il periodo della pandemia. Con il nuovo anno, riprende su questi presupposti il nuovo Master per Esperto Privacy promosso da Federprivacy e valido ai fini della certificazione di Privacy Officer e Consulente della Privacy rilasciata da TÜV Italia.

L’Europol dovrà cancellare un’enorme quantità di dati sui cittadini europei dai suoi archivi. A ordinarlo è stato il garante europeo della protezione dei dati. Dai documenti pubblicati il 10 gennaio emerge che l’agenzia dell’Unione che si occupa di contrastare il crimine nei Paesi membri conserva illegalmente dati su persone non sospette e ora dovrà rimediare a questo problema.

Dai sex toys alla taglia dei pannolini, il fisco archivia tutto di noi. E' questa la fotografia che è stata tracciata da un monitoraggio compiuto dal Garante privacy per fornire il parere  sulla conservazione dei dati fattura integrati. La richiesta del garante sul punto per quanto riguarda i consumi dei privati è di utilizzare solo dati fattura con il minori numero di informazioni e addirittura laddove sia possibile di preferire l'erogazione dello scontrino fiscale se il destinatario finale è un privato rispetto all'e-fattura.

Chi viene condannato in tribunale può mantenere la propria privacy chiedendo che le proprie generalità non vengano riportate sulla sentenza pubblicata solo se vi sono dati sensibili o se la vicenda trattata riveste particolare delicatezza. La Cassazione non ha pertanto accolto la richiesta di un investigatore privato che chiedeva di oscurare i propri dati personali in una sentenza riguardante la sua condanna penale relativa al porto illegale di armi, perché ha ritenuto non legittime come motivazioni le "negative conseguenze sui vari aspetti della vita sociale e di relazione dell'interessato (…) in ambito familiare o lavorativo."

Contro il porno-tsunami una segnalazione al Garante della privacy, che può partire solo se si attivano la vittima o i suoi genitori: questa la scelta del legislatore italiano per contrastare la fiumana di immagini di sesso esplicito non consensuale, che esonda giorno per giorno sulla rete internet. Lo strumento della segnalazione è previsto dall'articolo 144-bis del codice della privacy, introdotto dal dl 139/2021.

Fattura elettronica solo quando è necessario e cioè quando lo impone la legge o, in mancanza, quando lo chiede il consumatore finale. Fare una fattura elettronica fuori da questi casi espone alla sanzione fino a 20 milioni di euro prevista dall'articolo 83 del regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 (Gdpr).

Quando si parla di hosting provider si fa riferimento ad un professionista della rete che potremmo definire come un prestatore di servizi di memorizzazione di informazioni o, in altri termini, un soggetto che fornisce ospitalità a siti internet. Col tempo, però, tali figure hanno assunto una certa rilevanza non solo sul piano tecnico, ma anche in ambito giuridico, e questo in virtù dello sviluppo delle nuove tecnologie e della loro diffusione. Di conseguenza, tanto il legislatore quanto la giurisprudenza hanno dovuto bilanciare una pluralità di interessi coinvolti - come la riservatezza di chi immette contenuti in rete, l'indipendenza degli intermediari e i diritti degli altri soggetti coinvolti - al fine di determinare i profili di responsabilità dell'hosting provider di fronte alla immissione di contenuti illeciti sul web.

Dal Pnrr due pesi e due misure sull'utilizzo dei dati: per i contribuenti meno privacy per il fisco invece più riservatezza. I dati dei contribuenti infatti potrebbero essere sotto il controllo del fisco per 10 anni (ed anche oltre), con tempistiche differenziate a seconda se si è ritenuti «a rischio» o meno. Per il fisco invece richieste maggiori tutele: andrebbe escluso il diritto di accesso documentale e quello civico generalizzato su tecniche, criteri e modalità dirette allo svolgimento dell'analisi di rischio.

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