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Sì all'uso di intercettazioni in altro procedimento se il reato che emerge si fonda sull'identità storica dei fatti

Sì all'uso di intercettazioni in altro procedimento se il reato che emerge si fonda sull'identità storica dei fatti

Il divieto di utilizzazione delle intercettazioni investigative in altro procedimento non opera se il reato diverso accertato tramite le captazioni informatiche rientra nelle deroghe previste dallo stesso Codice di procedura penale. I criteri sono la connessione qualificata dei reati in base ai fatti storico-naturalistici per cui sono state inizialmentge autorizzate le intercettazioni. Quindi, il legame tra il reato inizialmente indagato e quello che emerge dalle captazioni deve essere un collegamento non puramente di risultato investigativo.

Social network, se la persona offesa è presente online non c'è diffamazione

Social network, se la persona offesa è presente online non c'è diffamazione

Il criterio discretivo tra ingiuria e diffamazione va individuato nella presenza o meno dell'offeso tra i destinatari delle comunicazioni offensive. È quindi la nozione di "presenza" dell'offeso ad assurgere a criterio distintivo; implicando questa necessariamente la presenza fisica, in unità di tempo e di luogo, di offeso e terzi; ovvero una situazione a essa sostanzialmente equiparabile realizzata con l'ausilio dei moderni sistemi tecnologici.

Videosorveglianza: sanzionato un commerciante per le riprese 'fai da te'

Videosorveglianza: sanzionato un commerciante per le riprese 'fai da te'

Il commerciante che posiziona delle telecamere sui muri esterni della propria attività deve verificare bene il cono di ripresa e posizionare i prescritti cartelli informativi. Basta infatti il reclamo di un vicino per attivare il controllo della guardia di finanza e la sanzione dell'autorità per riprese eccedenti rispetto al legittimo interesse del titolare del trattamento. Lo ha evidenziato il garante privacy con ordinanza ingiunzione del 28/7/2022.

Compie il reato di accesso abusivo a sistema informatico il poliziotto che interroga la banca dati del Ministero dell'Interno per fare un favore ad un amico

Compie il reato di accesso abusivo a sistema informatico il poliziotto che interroga la banca dati del Ministero dell'Interno per fare un favore ad un amico

L'accesso alla banca dati denominata Sdi (Sistema D'Indagine del Ced del ministero dell'Interno) effettuato da appartenenti alle forze di Polizia per motivi non legati all'attività di repressione del crimine o di tutela dell'ordine pubblico determina il reato di accesso abusivo a sistema informatico nella forma aggravata perché commesso da pubblici ufficiali.

Viola la privacy scrivere una mail a una lista di destinatari mettendoli tutti 'per conoscenza' senza una ragione

Viola la privacy scrivere una mail a una lista di destinatari mettendoli tutti 'per conoscenza' senza una ragione

Sbagliare campo dei destinatari di una e-mail viola la privacy: è vietato dal Gdpr (regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679) inserire gli indirizzi di posta elettronica tra i destinatari “per conoscenza” anziché tra i destinatari in copia “nascosta”. Tra l'altro, se il testo della comunicazione riguarda un servizio sanitario (anche senza indicazioni di patologie delle persone), anche gli indirizzi e-mail diventano dati sanitari e c'è una comunicazione indebita di dati sensibili. Il Garante della privacy (ingiunzione n. 242 del 7 luglio 2022), ha irrogato a una società statunitense 45 mila euro di sanzione.

Cassazione: il lavoratore può registrare di nascosto le conversazioni con i colleghi per tutelare la propria posizione in azienda

Cassazione: il lavoratore può registrare di nascosto le conversazioni con i colleghi per tutelare la propria posizione in azienda

Diritto di difesa batte privacy. Il lavoratore può registrare di nascosto le conversazioni con i colleghi per tutelare la propria posizione all'interno dell'azienda: non serve il consenso dell'interessato quando il trattamento dei dati - come l'audio “rubato” all'ignaro interlocutore - serve a precostituirsi un mezzo di prova, magari contro il datore. Ad esempio per il dipendente che vuole dimostrare la natura ritorsiva del licenziamento adottato dalla società. A patto, tuttavia, che l'utilizzo del file non vada oltre le finalità della tesi difensiva e, dunque, le necessità del legittimo esercizio di un diritto. È quanto emerge dalla sentenza 28398/22, pubblicata il 29 settembre dalla sezione lavoro della Cassazione.

Adnkronos, più tutele per i dati con il Gdpr

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