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"Mercato nero" di dati sensibili, misure cautelari per 29 persone
Un'organizzazione criminale corrompeva membri delle Forze dell'ordine e funzionari pubblici per ottenere dati riservati da banche dati strategiche (Sdi, Inps, Fisco). Ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 29 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Al via il nuovo reato di deepfake introdotto dalla Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale
La Legge n. 132/2025, recante la disciplina nazionale sull’intelligenza artificiale, è entrata in vigore il 10 ottobre 2025, introducendo un quadro normativo organico volto a regolare l’impiego dei sistemi di AI nei diversi settori dell’attività economica, amministrativa e sociale, incluso l’ambito lavorativo e le professioni intellettuali, con particolare attenzione ai profili di sicurezza, trasparenza e responsabilità.
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Alla difesa spetta la garanzia di accesso agli atti delle intercettazioni
La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari non esaurisce gli oneri a presupposto dell’esercizio dell’azione penale. E tra questi oneri una rilevanza particolare ha la effettiva possibilità di esame da parte della difesa degli atti depositati dal pubblico ministero con il materiale relativo a intercettazioni, come previsto dalla riforma entrata in vigore nel 2020. In caso contrario la richiesta di rinvio a giudizio deve essere dichiarata nulla.
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Alla polizia giudiziaria non basta il consenso dell’indagato per acquisire le chat del suo cellulare
No a scorciatoie sull’acquisizione di chat da parte della polizia giudiziaria. A tirare il freno è la Cassazione, intervenuta su un caso di un controllo effettuato dalle forze di polizia sull’auto di una persona indagata. Durante il controllo gli agenti avevano ottenuto il consenso ad accedere al suo smartphone attraverso il suo stesso consenso espresso.
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Anche al privato è inibita l'arbitraria diffusione dei dati personali di terzi
La recente sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione (la 13102 del 14 marzo 2023), di cui oggi scriviamo, consentirà di ribadire criteri certo non nuovi ma ancora abbondantemente sottovalutati o ignorati.
Anche il semplice cittadino commmette reato se viola la privacy
Anche il semplice cittadino compie reato se viola la privacy. L'illecito penale perseguito dall'articolo 167 del decreto legislativo 196/03, infatti, non è limitato all'operatore qualificato ma esteso al semplice cittadino che diffonde dati sensibili senza consenso del titolare, anche se ne è entrato in possesso per caso: chiaro l'incipit della norma incriminatrice che punisce «chiunque» ponga in essere le condotte vietate. È quanto emerge dalla sentenza 13102/23, pubblicata il 29 marzo dalla terza sezione penale della Cassazione.
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Anche un terzo può impugnare il sequestro dello smartphone contenente dati sensibili
Anche chi non è proprietario dello smartphone può presentare opposizione al sequestro dell’autorità giudiziaria. Tuttavia il luogo comune che del telefono cellulare fa il deposito di segmenti importanti della vita del proprietario non legittima di per sè stesso l’impugnazione. Con due distinte sentenze, la Cassazione fa chiarezza sulla legittimazione a impugnare il provvedimento di sequestro del telefonino.
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Appropriazione indebita per il dipendente che si impossessa dei file con i dati dell'azienda
Scatta l'appropriazione indebita per il dipendente che sottrae dal computer aziendale i files contenenti dati informatici, provvedendo alla successiva cancellazione e alla restituzione del Pc formattato.La Corte di cassazione, con la sentenza 11959, respinge il ricorso contro la condanna per il reato, previsto dall'articolo 646 del Codice penale, a carico dell'imputato. Il ricorrente, dipendente di una società, aveva dato le sue dimissioni ed era stato assunto da una compagine, costituita di recente, che operava nello stesso settore del precedente datore di lavoro.
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Arrestato installatore di sistemi di videosorveglianza che filmava di nascosto le figlie della convivente e scaricava i video dalle case dei suoi clienti
Filmava le figlie della convivente di nascosto e acquisiva anche filmati dalle videocamere di case altrui. Con queste accuse un uomo elettricista e installatore di sistemi di videosorveglianza, residente in provincia di Udine — è stato arrestato al termine di un’indagine da parte dei Carabinieri della Sezione “Cyber” del Nucleo Investigativo di Trieste.
Aveva messo in vendita online un catalogo di 1.218 ignare donne single tratto da Facebook, condannato dal Tribunale di Lecco
Trattamento illecito di dati personali e diffamazione aggravata per aver messo in vendita online un catalogo di (ignare) donne single di quel ramo del lago di Como. Il Tribunale di Lecco ha depositato le motivazioni della condanna - 1 anno e sei mesi, oltre ai risarcimenti civilistici in separata sede -al fantasioso “editore” che quattro anni fa aveva creato fama non cercata e problemi relazionali a 1218 donne di ogni età, finite loro malgrado in un catalogo tratto da Facebook «che costa meno di un aperitivo».
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Il Presidente di Federprivacy a Settegiorni su Rai Uno
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