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Usa le foto del figlio adolescente per fare 'sexting' su Instagram: il tribunale lo condanna per sostituzione di persona

Usa le foto del figlio adolescente per fare 'sexting' su Instagram: il tribunale lo condanna per sostituzione di persona

Commette il reato di sostituzione di persona colui che, creando un falso profilo su Instagram e utilizzando nella sua immagine di profilo la foto di suo figlio adolescente, induce in errore la persona contattata via social, conducendo con la stessa una relazione a distanza, fatta di scambi di foto e richieste di compimento di atti sessuali. Questo è quanto emerge dalla sentenza del Tribunale di Trieste n. 681/2021.

Revenge porn: segnalazioni e reclami al Garante Privacy anche da parte dei minori

Revenge porn: segnalazioni e reclami al Garante Privacy anche da parte dei minori

Spazio per la tutela dei minori nel Decreto Legge "riaperture" approvato il 7 ottobre in Consiglio dei Ministri. L'articolo 9 del provvedimento (DL 139/21 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 241 dell'8 ottobre 2021) estende agli ultra 14enni la possibilità di segnalazioni al Garante della Privacy per il "revenge porn", ovvero la diffusione di immagini intime di qualcuno senza il suo consenso e con scopi vendicativi, estorsivi o ricattatori.

Il Governo cancella il filtro del Garante della Privacy sui trattamenti più rischiosi svolti dalle pubbliche amministrazioni

Il Governo cancella il filtro del Garante della Privacy sui trattamenti più rischiosi svolti dalle pubbliche amministrazioni

Cancellato il filtro del Garante della privacy sui trattamenti più rischiosi svolti dalle pubbliche amministrazioni. Eliminato, anche, il passaggio dal Garante per le p.a. che intendono comunicarsi dati per scopi istituzionali. È quanto prevede il decreto legge, approvato dal consiglio dei ministri il 7 ottobre scorso (cosiddetto «decreto capienze»), che rivoluziona la disciplina privacy per p.a., società controllate pubbliche e organismi di diritto pubblico. La manovra è completata con l'aggiunta del principio per cui le pubbliche amministrazioni e gli altri enti dell'orbita pubblica di per sé, senza bisogno di una legge o regolamento che descriva esattamente i trattamenti, possono trattare i dati necessari per i compiti di interesse pubblico e per l'esercizio di pubblici poteri.

Violazioni privacy nei luoghi di lavoro: causate non solo da errore umano ma anche da curiosità e pettegolezzi

Violazioni privacy nei luoghi di lavoro: causate non solo da errore umano ma anche da curiosità e pettegolezzi

Le organizzazioni di grandi o piccole dimensioni sono composte da persone che prestano la loro opera a tutti i livelli e delle quali vengono trattati numerosissimi dati personali e talvolta anche dati appartenenti alle categorie particolari del lavoratore e dei suoi parenti. Tali trattamenti sono necessari per l’applicazione delle norme fiscali, giuridiche, per la gestione delle procedure necessarie al fine di garantire il godimento dei diritti e il riconoscimento delle agevolazioni per i lavoratori. Proprio tali dati personali, contenenti talvolta informazioni particolarmente intime e relative alla sfera personale e/o di un familiare del lavoratore, potrebbero essere considerati “appetibili” per finalità, purtroppo, differenti da quelle istituzionali.

Dal Parlamento Ue no alla sorveglianza di massa per evitare discriminazioni e garantire la privacy

Dal Parlamento Ue no alla sorveglianza di massa per evitare discriminazioni e garantire la privacy

Per combattere la discriminazione e garantire la privacy, i deputati europei in una risoluzione adottata da 377 a favore, 248 contro e 62 astenuti, chiedono forti salvaguardie quando gli strumenti di intelligenza artificiale sono utilizzati dalle forze dell'ordine. I deputati sottolineano il rischio di pregiudizi algoritmici nelle applicazioni che usano l’Intelligenza Artificiale (IA) e affermano che la supervisione umana e un chiaro quadro giuridico sono necessari per prevenire tali discriminazioni, soprattutto se utilizzate dalle forze dell’ordine e di controllo delle frontiere.

Esami con il riconoscimento facciale per gli studenti, sanzione da 200mila euro per l'Università Bocconi

Esami con il riconoscimento facciale per gli studenti, sanzione da 200mila euro per l'Università Bocconi

Un consenso in realtà praticamente inutile. Un'incertezza sui tempi inammissibile. E un rischio per il trasferimento dei dati all'estero evidentemente sottovalutato. L'università Bocconi di Milano è stata multata dal garante per la protezione dei dati personali con una sanzione di 200mila euro per l'utilizzo, poco trasparente e non corretto, di un sistema di "controllo" per gli esami a distanza durante i mesi più duri dell'emergenza coronavirus, quando gli Atenei erano stati chiusi e gli studenti erano stati costretti a partecipare agli appelli da casa.

Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3

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