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Se Facebook cancella il profilo senza motivo deve risarcire il danno

Se Facebook cancella il profilo senza motivo deve risarcire il danno

Facebook non è solo una occasione ludica, di intrattenimento, ma anche un luogo, seppure virtuale, di proiezione della propria identità, di intessitura di rapporti personali, di espressione e comunicazione del proprio pensiero. e allora, la cancellazione del proprio profilo senza alcuna motivazione da parte della società deve essere risarcita. Lo mette nero su bianco il tribunale di Bologna con ordinanza del 10 marzo con la quale Facebook Ireland Limited viene condannata a riparare i danni subiti da un professionista, titolare di pagina che recava come account il proprio nome e cognome, al quale erano collegate 2 pagine di collezionismo e storia militare.

Oltre il 70% dei dipendenti utilizza WhatsApp per condividere dati sensibili e informazioni critiche dell'azienda

Oltre il 70% dei dipendenti utilizza WhatsApp per condividere dati sensibili e informazioni critiche dell'azienda

Il 75% dei dipendenti utilizza WhatsApp o altre app di messaggistica istantanea e software di videoconferenza online come Teams e Zoom per condividere dati sensibili, e il 71% di essi ammette di usare queste applicazioni per inviare informazioni critiche riguardanti l’azienda per cui lavora. Per questo, quasi un terzo (30%) degli impiegati è stato già ammonito dai propri responsabili dopo aver inviato tali dati confidenziali tramite canali non consentiti dalle procedure interne.

Diffamazione aggravata per un post su Facebook anticipato dall'avviso a 'poveri ebeti'

Diffamazione aggravata per un post su Facebook anticipato dall'avviso a 'poveri ebeti'

Diffamazione aggravata per un post su Facebook anticipato dall'avviso a "poveri ebeti". La Cassazione con la sentenza 9790/2021 conferma la responsabilità penale a carico di un medico che sulla piattaforma ha utilizzato frasi offensive nei confronti di un avvocato durante una discussione via web. Il ricorrente nell'impugnare la sentenza dei giudici di merito in particolare aveva chiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto o al limite un trattamento sanzionatorio più mite.

Si può intercettare la conversazione tra avvocato e cliente?

Si può intercettare la conversazione tra avvocato e cliente?

L'articolo 103 del codice di procedura penale, al comma 5, sancisce che "Non è consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite". In via generale, quindi, il nostro ordinamento vieta le intercettazioni delle conversazioni tra avvocato e cliente. Tuttavia, nel tempo, la giurisprudenza di legittimità ha mitigato la rigidità di tale divieto, ritenendo, nei fatti, che lo stesso non debba ritenersi assoluto ma vada incontro a delle eccezioni.

Attacchi hacker + 12% rispetto allo scorso anno, uno su dieci sfrutta il tema Covid-19

Attacchi hacker + 12% rispetto allo scorso anno, uno su dieci sfrutta il tema Covid-19

Nell’anno della pandemia, il rapporto Clusit 2021 registra il record negativo degli attacchi informatici: a livello globale sono stati infatti 1.871 gli attacchi gravi di dominio pubblico rilevati nel corso del 2020, ovvero con un impatto sistemico in ogni aspetto della società, della politica, dell’economia e della geopolitica. In media, si tratta di 156 attacchi gravi al mese, il valore più elevato mai registrato ad oggi (erano 139 nel 2019), con il primato negativo che spetta al mese di dicembre, in cui sono stati rilevati ben 200 attacchi gravi.

Tutela della reputazione on line, risponde il blogger che non cancella

Tutela della reputazione on line, risponde il blogger che non cancella

Tutela della reputazione on line: risponde il blogger che non si attivi per rimuovere il contenuto diffamatorio, e ciò a prescindere dal fatto se il commento sia del titolare del sito o di terzi. E’ quanto ha affermato la V Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione in una sentenza degli ultimi giorni di febbraio del 20201. La vicenda riguardava la penale responsabilità della titolare di un sito per il reato di diffamazione. La Corte, diversamente da quanto previsto in tema di omesso controllo da parte del direttore responsabile di una testata, ritiene che il titolare di un sito risponda a titolo concorsuale di un delitto commissivo, se ad esempio non provveda a cancellare immediatamente lo scritto presuntivamente diffamatorio.

Il Gdpr per far decollare economia digitale

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