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Il TAR del Lazio (sentenza n. 10284 del 9.10.2020) ha riconosciuto il diritto del fratello della minore all'accesso agli atti anche per la verifica del corretto esercizio delle funzioni svolte dal tutore.

 

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App per i minori pericolose e molto spesso illegittime. Sono pericolose perché spiano i bambini, li tracciano e, prendendo il controllo dei dispositivi utilizzati, diffondono i loro dati anche in paesi in cui la tutela della riservatezza non è adeguata. Sono a rischio di illegittimità se non c'è stato il consenso dei genitori, perché secondo la legge italiana il minore di età non può concludere un contratto e, di conseguenza, scaricare una app (che per la disciplina italiana è assimilabile in molti casi a un contratto).

 

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Una ricerca di Federprivacy evidenzia che su 500 tra le più diffuse app di giochi rivolte ai minori il 93,8% contiene tracker che spiano i comportamenti online dei giovanissimi utenti, e quasi la metà delle app trattano dati in paesi non sicuri per la privacy. Nell’87% dei casi non risulta nominato un Data Protection Officer. Bernardi: “Vengono presentate come innocui giochi per i soggetti più vulnerabili ma raccolgono massivamente informazioni profilando su larga scala i loro comportamenti online”.

 

Se volevano mangiare alla mensa dovevano passare dal rilevatore biometrico e lasciare le loro impronte digitali per ottenere il nulla osta ad accedere al servizio ristoro. Non erano però le misure di sicurezza adottate nei confronti dei detenuti di un carcere, ma quello che fin dal 2015 avveniva ai 680 giovanissimi alunni di una scuola elementare, ai quali era richiesto di fornire l'impronta del loro dito indice per verificare che i genitori avessero regolarmente pagato la retta mensile dei pasti.

Il Garante della privacy aprirà un’istruttoria sul caso della bimba di 9 anni, di origine africana, finita con nome e cognome sul sito del Campidoglio perché la mamma non aveva pagato le rette della mensa scolastica. L’Autorità per la protezione dei dati personali, presieduta da Antonello Soro, vuole vederci chiaro sulla vicenda denunciata ieri dal Messaggero: l’Ufficio recupero crediti del Comune chiede 730 euro non pagati alla scuola. Ma, essendo la madre irreperibile - la donna non ha fissa dimora e la residenza annotata all’anagrafe è un indirizzo fittizio, via Modesta Valenti 81A - l’ingiunzione è stata pubblicata sull’Albo pretorio di Roma Capitale (e 

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Ricomparirà la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulla carta d'identità dei minori (con meno di 14 anni), in virtù della «necessità» di adeguarsi «al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo in materia di trattamento dei dati personali». È la conferma arrivata ieri pomeriggio, durante il question time alla Camera, dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che ha risposto all'interrogazione del deputato di FdI Giovanni Donzelli, che l'aveva interpellata in merito alle informazioni «circolate in queste ore» sull'intenzione del governo di «modificare il decreto del 31 gennaio 2019, che aveva reinserito» le espressioni «padre» e «madre».

 

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L’esposizione in luogo antistante l’istituto delle graduatorie per l’ammissione a un privilegio scolastico, legato allo stato di salute del minore, danneggia anche la privacy dei propri familiari, che hanno diritto a pretendere dall’amministrazione il risarcimento dei danni non patrimoniali. La Corte di cassazione con la sentenza n. 16186 depositata ieri ha respinto il ricorso principale proposto dal ministero dell’Istruzione contro la legittimazione dei genitori ad agire in giudizio in conto proprio e per l’altra propria figlia minore. Il ministero negava anche il carattere lesivo della privacy attribuito alla pubblicazione tramite affissione di una graduatoria sull’ammissione a corsi scolastici.

 

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Un regolamento sulla protezione delle informazioni personali dei bambini in rete è stato pubblicato ieri dalla Cyberspace Administration of China. Nel regolamento si legge che nessuna organizzazione o individuo è autorizzato a produrre, rilasciare o diffondere informazioni che danneggino la privacy dei bambini.

 

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Rivela un fenomeno preoccupante una ricerca dell’Osservatorio di Federprivacy che ha esaminato 500 app rivolte ai giovanissimi che hanno registrato milioni di download sul Playstore di Google:

 

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Nelle linee guida dei garanti europei (WP29) si danno queste indicazioni operative. Il titolare del trattamento potrebbe seguire questi passaggi. In primo luogo chiede all'utente di dichiarare se sono minori di 16 anni (o età inferiore a quella prevista dai singoli stati per il consenso digitale; se l'utente dichiara al sua minore età la piattaforma informa che è necessario il consenso del genitore.

 

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