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Apple sostiene da tempo di avere a cuore la privacy dei suoi utenti. In parte questo accade per il modello di business (che prevede la vendita di prodotti e servizi e non la monetizzazione degli utenti trattandone i dati con soggetti terzi, come fanno ad esempio Facebook e Google) e in parte per scelta consapevole del suo fondatore Steve Jobs ma soprattutto del Ceo Tim Cook, che guida l'azienda dall'agosto del 2011 e che ha più volte manifestato l'intenzione di proteggere le informazioni dei suoi clienti anche in situazioni complesse, come il caso dell'iPhone bloccato di uno degli attentatori di San Bernardino, che l'FBI aveva chiesto di modificare per poter essere sbloccato (Apple ha rifiutato più volte e poi la FBI ha proceduto con altri mezzi a raccogliere le informazioni ).

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La nuova mossa di Apple contro la pedopornografia è destinata a far discutere. Fermo restando il sostegno alla lotta contro gli abusi sui minori, i mezzi scelti dall'azienda di Cupertino hanno lasciato aperto più di un interrogativo sul fronte della privacy. Secondo quanto riferito da alcune fonti statunitensi, Apple starebbe per introdurre un sistema di scansione automatico dei dispositiv come iPhone e iPad, per la ricerca di immagini di abusi su minori. A preoccupare come sempre sono i possibili abusi a danno della privacy degli utenti, ai quali non sarà chiesta alcuna autorizzazione per procedere ai controlli.

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Tempi duri per gli investigatori digitali. L’evoluzione tecnologica che apparentemente affila le armi per chi deve svolgere indagini sofisticate, in realtà, allunga le distanze tra la macchina giudiziaria (magistratura e forze dell’ordine) e chi a diverso titolo si rende protagonista dei più vari misfatti. Il primo problema è certo quello della disponibilità di strumenti adeguati per procedere alla ricerca, all’acquisizione e all’analisi di quanto possa risultare di interesse nell’ambito di un procedimento penale. Ma le vere difficoltà sono altre due: la mancata disponibilità di personale specializzato costantemente aggiornato e la crescente impenetrabilità dei sistemi operativi che animano i dispositivi mobili di comunicazione di uso comune.

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A 16 anni è riuscito a hackerare Apple, rubare un sacco di file sicuri e accedere agli account dei clienti. Lo riferisce sulle sue pagine The “Age”. Il quotidiano australiano lo ha riferito giovedì e ha spinto Apple a rilasciare una dichiarazione rassicurante sul fatto che i loro dati siano al sicuro.

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Nonostante la privacy sia uno dei punti di forza, più volte sottolineato durante i vari eventi pubblici, Apple questa volta ha avuto il suo bel da fare per rassicurare gli utenti. Recentemente, infatti, Brian Krebs, un esperto di sicurezza ha rivelato che i nuovi iPhone 11 condividono la posizione degli utenti in modo intermittente, anche se l’impostazione è disabilitata.

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Apple accelera sulla privacy. Lo dice esplicitamente l’azienda, ma in realtà è solo la punta dell’iceberg: dagli incontri della conferenza per gli sviluppatori di Cupertino sono emerse centinaia di nuove funzionalità per aumentare il rispetto dei dati degli utenti. Apple sta rafforzando il vantaggio della sua piattaforma rispetto alla concorrenza sulla privacy. Negli ultimi quindici anni, nelle intenzioni dichiarate più volte prima da Steve Jobs e poi da Tim Cook, Cupertino ha riconosciuto la privacy come un “diritto umano fondamentale“.

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Gli Stati Uniti e il resto del mondo devono seguire la guida dell'Europa sul tema della privacy» ha detto Tim Cook, ceo della Apple nel corso della International Conference of Data Protection and Privacy Commissioners 2018, a Bruxelles. «Alla Apple non smettiamo di cercare di produrre nuove tecnologie sperando di migliorare il mondo. Ma sappiamo che le tecnologie non possono migliorare il mondo se non cerchiamo di rispondere alla domanda: “In che tipo di mondo vogliamo vivere?”».

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Se avete un iPhone e usate FaceTime per effettuare gratuitamente videochiamate con altri utenti Apple, fate attenzione perchè se qualcuno che usa la stessa applicazione vi chiama potrebbe ascoltarvi anche se non rispondete. E’ stato infatti scoperto un bug che in pratica trasforma il telefono del destinatario di una chiamata FaceTime in un microfono ambientale mentre la chiamata sta ancora squillando.

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Apple ha sospeso su scala globale il programma di controllo qualità per Siri, la sua assistente vocale, perché tale programma rischia di violare le norme sulla privacy. Stessa decisione per Google, che ha messo in stand-by in Unione europea i controlli sul funzionamento di Assistant.

Gli hacker di Sodinokibi REvil, specializzati nelle attività criminali tramite il ransomware REvil, hanno annunciato di essersi infiltrati nella rete di Quanta Computer, società con sede a Taiwan che è un fornitore chiave di Apple nella produzione di Macbook e Apple Watch, riuscendo a carpire una quantità imprecisata di dati che conterrebbero documenti e progetti del colosso tecnologico di Cupertino, e chiedendo alla stessa Apple di pagare un riscatto di 50 milioni di dollari per evitare che i pirati diffondano i segreti industriali nel dark web.

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