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Lunedì, 14 Ottobre 2019 00:00

Allarme dagli Usa: attenti alle app “spione”

Quella con la quale la Federal Trade Commission USA, nei giorni scorsi, ha imposto una serie di regole rigorosissime a Retina X, società produttrice di app di successo per il monitoraggio e il tracking di smartphone e persone è una decisione che non basterà a risolvere il problema ma che ha il merito di imporlo all’attenzione mediatica e politica globale.

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Ha suscitato scalpore il caso di Cambridge Analytica, come se non sapessimo che Facebook non è proprio il miglior amico della nostra privacy. Assorbiti dai suoi aspetti ludici a suon di condivisioni e “like”, avevamo forse dimenticato che se un’azienda fattura 40 miliardi di dollari l’anno fornendo servizi gratuiti ai propri utenti, c'è la concreta possibilità che il reale prodotto siamo noi con le informazioni personali che ci riguardano.

Sette associazioni di consumatori in Europa sono pronte a denunciare Google ai rispettivi garanti nazionali perché con il suo sistema di geolocalizzazione degli utenti non rispetterebbe le nuove regole Ue sulla privacy. Lo rende noto l'associazione ombrello europea dei consumatori Beuc, di cui fanno parte la Forbrukerradet (Norvegia), Consumentenbond (Olanda), Ekpizo (Grecia), dTest (Repubblica ceca), Zveza Potrosnikov Slovenije (Slovenia), Federacja Konsumentow (Polonia) e Sveriges Konsumenter (Svezia).

La geolocalizzazione, quale misura di prevenzione del contagio da Covid-19, è possibile, ma solo a tre condizioni: deve avere una base giuridica normativa; deve rispettare i principi di proporzionalità; deve essere garantito il diritto di difesa in via giudiziale. Questa la sintesi della dichiarazione ufficiale del Comitato Europeo per la protezione dei dati (Edpb), che è intervenuto il 16 marzo 2020 con una dichiarazione ufficiale del presidente Andrea Jelinek, il quale ha indicato i parametri generali per bilancio l’interesse alla salute pubblica e il diritto alla protezione dei dati personali.

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A poco più di due settimane dalla tragedia del turista francese morto in Cilento e dalle polemiche seguite al mancato tempestivo arrivo dei soccorsi a causa dell’impossibilità di identificare la posizione del ragazzo attraverso la sua chiamata al 112, rimbalza dal Lussemburgo una Sentenza della Corte di Giustizia con la quale i Giudici del Lussemburgo ricordano che tutti i Paesi membri dovrebbero aver implementato già da tempo un sistema che consente l’identificazione della posizione di chi chiede soccorso attraverso gli smartphone e che gli operatori telefonici sono obbligati dalla Direttiva sul servizio universale a porre a disposizione del servizio di pronto soccorso, gratuitamente, i dati relativi alla posizione di chi chiama il 112.

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L'industria della telefonia mobile ha esplorato la possibilità di creare un sistema globale di condivisione dei dati in grado di tracciare le persone in tutto il mondo, come parte di uno sforzo per frenare la diffusione del Covid-19.

Il mistero dell’articolo 167 codice della privacy sul trattamento di dati senza consenso: è ancora reato? Ciò che sembrava estinto ha mostrato la sua vitalità in una sentenza depositata nel 2020. Ma non pare proprio che ciò basti a dimostrare la reviviscenza di una sanzione penale, assorbita dal sistema sanzionatorio amministrativo del Gdpr. In ogni caso, l’interprete si muova con molta cautela e consapevolezza del diritto transitorio (articolo 24 del d.lgs. 101/2018). Ma spieghiamoci meglio, partendo dalla vicenda concreta al centro della sentenza evocata.

La stagione dell’emergenza consente, anzi impone, giustificate e proporzionali limitazioni anche alle libertà fondamentali, come tutti gli italiani stanno sperimentando a proposito della libertà di circolazione. Ma questa è anche la stagione della paura. Quella che i contagi aumentino in modo esponenziale e quella conseguente relativa al mancato rispetto delle disposizioni adottate.

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Ok alla geolocalizzazione anonima anti pandemia. Le norme in materia di protezione dei dati personali non si applicano ai dati che sono stati adeguatamente anonimizzati. È quanto affermato dal Comitato europeo per la protezione dei dati, Edpb (che riunisce i garanti europei), che ha diffuso una dichiarazione sul trattamento dei dati personali nel contesto dell'epidemia di Covid-19.

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Google è di nuovo nel mirino delle autorità di controllo in Europa. Questa volta è la Data Protection Commission irlandese (Dpc) ad aver avviato un’indagine sul colosso di Mountain View per valutare se la sua attività di raccolta e uso dei dati personali violi le norme previste dal Gdpr. In particolare, la commissione ha puntato il faro sul trattamento e la condivisione dei dati relativi alla geolocalizzazione, usati dalla compagnia anche nella profilazione dei suoi utenti anche per fini commerciali.

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Federprivacy, Gdpr per far decollare economia digitale

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