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Visualizza articoli per tag: minori

Se uno studio di Federprivacy su tremila siti dei comuni italiani ha evidenziato che il 47% di questi utilizza protocolli non sicuri e il 36% non rende noti i recapiti per contattare il Data Protection Officer, in Norvegia le inosservanze delle misure di sicurezza del Gdpr da parte dei comuni iniziano già ad essere sanzionate pesantemente, e questo costituisce un serio avvertimento per le p.a. di casa nostra, anche perché ormai siamo a poche settimane dalla scadenza del “periodo di grazia” di otto mesi previsto dal Dlgs 101/2018, in cui il Garante ha tenuto finora particolare considerazione nella fase di prima applicazione delle disposizioni sanzionatorie del Regolamento.

Molti smartwatch per bambini sono un colabrodo dal punto di vista della sicurezza e della privacy. Inefficienti, inaffidabili, privi di elementari protezioni, irrispettosi dei dati degli utenti e per di più pure a rischio di essere facilmente violati da un attaccante. È la demoralizzante fotografia scattata dal rapporto di una organizzazione no-profit norvegese per i diritti dei consumatori, il Norwegian Consumer Council, da tempo in prima fila nell’analizzare le falle informatiche e legali dei dispositivi connessi, come avevamo raccontato nel caso della bambola interattiva Cayla.

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La Commissione Europea ha ordinato il richiamo di uno smartwatch per bambini, che invece di tutelarne la sicurezza rischia di metterli in pericolo. L’orologio in questione è il Safe-KID-One, dell’azienda tedesca Enox, e sulla carta dovrebbe essere un dispositivo intelligente per la sorveglianza dei bambini. Tramite la SIM integrata e il GPS, serve ai genitori per sapere sempre dove si trovano i propri bambini, e ai minori per comunicare con mamma è papà in caso di necessità.

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Una norma specifica riguarda l’espressione del consenso nel caso di offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori: il trattamento di dati personali di minori al di sotto dei 16 anni - o, se previsto dal diritto degli Stati membri, di un’età inferiore ma non al di sotto di 13 anni - è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è espresso o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore.

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Agli adolescenti piace la nuova app Photo Roulette per la condivisione delle proprie fotografie private tra i giocatori di una partita dove «la vittima» è scelta a caso, ma c'è da sentire i brividi perché le immagini, insieme ai propri dati, finiscono chissà dove. E inoltre, Photo Roulette li immagazzina per un tempo fino a sei mesi. L'applicazione mette a rischio la protezione dei dati.

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Storica sentenza in Germania. Gli eredi hanno diritto a quanto si lascia sul web, a prendere visione di ogni email e del materiale rimasto sul sito. I responsabili di Facebook si erano opposti invece alla richiesta di una madre di vedere quanto aveva lasciato la figlia quindicenne, uccisa nel 2012 da un convoglio del metro a Berlino. Ma si avevano dubbi sull'incidente. Si trattava di un suicidio? La madre cercava una risposta sulla fine della giovane. I giudici le hanno dato ragione.

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Se scambiare dati per scaricare una app è un contratto, allora i minori non possono dare il consenso a trattare i propri dati ai social network e ai gestori di servizi della società dell'informazione. È questo uno degli effetti dell'applicazione del principio enunciato dalla sentenza del Tar Lazio n. 261/2020. Così ci vorrebbe il consenso dei genitori se un minorenne vuole scaricare una app dando in cambio i dati.

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Mentre asili nido e scuole dell'infanzia italiane sono sempre più spesso teatro di vicende raccapriccianti con bambini che vengono maltrattati e sottoposti a vessazioni fisiche e psicologiche, lo scorso 23 ottobre la Camera ha approvato una proposta di legge per introdurre la videosorveglianza a scopo preventivo nelle scuole, e ora si attende l'approvazione definitiva del Senato, anche se il provvedimento dovrà essere a prova di privacy.

Un bambino che nasce oggi avrà in media 1300 foto o video postati sui social prima di compiere 13 anni. Lo afferma un report del Children Commissioner inglese, che presenta un decalogo per limitare la quantità dei dati in rete. "In media all'età di 13 anni i genitori hanno postato 1300 foto e video dei propri figli sui social - scrive Anne Longfield nella prefazione al rapporto.

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YouTube starebbe raccogliendo "illegalmente dati da minori". Per questo 23 studi legali e associazioni di difesa dei consumatori hanno presentato un reclamo alla Federal Trade Commission, l'Antitrust statunitense, contro il social dei video in quanto violerebbe "la legge sulla privacy dei minori".

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Adnkronos, più tutele per i dati con il nuovo Regolamento UE

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