Visualizza articoli per tag: penale
Decreto di sequestro dispositivi informatici valido anche se privo di un termine
È legittimo il decreto di sequestro probatorio di dispositivi informatici privo dell’indicazione del termine di durata, o dei tempi di estrazione dei contenuti, considerato che sovente il Pm non è in grado di conoscerli preventivamente. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 543/2025.
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Diffamazione del militare, va alla Consulta l’obbligo di disporre la pena detentiva
Va alla Corte costituzionale l’obbligo di disporre la pena detentiva per la diffamazione commessa dal militare. La Corte di cassazione, ordinanza n. 34344/2025, ha infatti ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 227 che sanziona la diffamazione militare.
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Diffamazione via social con più imputati, il rebus della competenza
Per il reato di diffamazione a mezzo social network, commesso da più imputati con residenza in luoghi diversi e collocati in circondari diversi, la competenza per territorio appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato. Ad affermare questo principio è la sentenza 7377/2023 della quinta sezione della Cassazione.
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Diritto all'oblio: il tempo per essere dimenticati dalla rete non è uguale per tutti
Il tempo per essere dimenticati dalla Rete non è uguale per tutti. A pesare sul diritto all’oblio di chi è coinvolto in un procedimento penale o è sottoposto a indagini, una serie di variabili che vanno dalla gravità del fatto alla notorietà del soggetto coinvolto. Maggiore è l’interesse pubblico della notizia, più dilatato sarà il tempo necessario per ottenerne la deindicizzazione.
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Dropbox, quando scatta il reato di accesso abusivo a un sistema informatico
Chi è l'effettivo titolare dello spazio "Dropbox", il servizio cloud che permette la condivisione dei file, all'interno di un rapporto di lavoro o commerciale? A questa domanda cerca di dare risposta la Corte di cassazione, con la sentenza n. 27900/2023, accogliendo, con rinvio, il ricorso di due persone condannate per accesso abusivo a un sistema informatico per aver modificato l'indirizzo e-mail collegato all'accountmesso da loro a disposizione dell'azienda per cui lavoravano.
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È reato coprire la targa dell'auto con il nastro adesivo per mettere 'fuorigioco' l’autovelox
Reato di falso materiale per l’automobilista che appone nastro adesivo sulla targa auto per mettere “fuorigioco” l’autovelox. Lo precisa la Cassazione con la sentenza n. 5255/25.
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Files informatici e dati Gps provenienti da un'autovettura sono acquisibili come 'prova documentale'
I dati di tracciamento GPS ricevuti dalla polizia giudiziaria tramite mail (in formato excel) e provenienti da una autovettura che si trovava sul luogo di commissione del reato, seguono le consuete regole di acquisizione dei documenti previste dall’articolo 234 Cpp (Prova documentale). Lo ha chiarito una sentenza della Cassazione.
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Garante Privacy: ok alla riforma del processo penale. Suggerite tutele per la maggiore riservatezza degli atti giudiziari e nuove forme di diritto all'oblio
Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto legislativo per la riforma del processo penale (riforma “Cartabia”). Sono però state suggerite maggiori garanzie per i dati degli imputati, degli indagati e di tutte le altre persone coinvolte nei procedimenti penali.
I messaggi WhatsApp mantengono le stesse garanzie costituzionali della corrispondenza tradizionale
La Corte di Cassazione (sentenza n. 25549/2024) ha enunciato il principio di diritto secondo cui in tema di mezzi di prova, i messaggi WhatsApp e gli SMS conservati nella memoria di un telefono cellulare conservano la natura di “corrispondenza” anche dopo la ricezione da parte del destinatario.
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I tabulati delle chat sono documenti e non intercettazioni
Un’interessante sentenza per gli esperti di informatica è la n. 6363/2023 della Corte di Cassazione, emessa a seguito del ricorso presentato contro un provvedimento con cui il Tribunale del riesame ha confermato la decisione del Gip che ha applicato la sanzione cautelare della custodia in carcere nei confronti di un soggetto nei cui confronti sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in relazione all'omicidio di un soggetto grazie alla messaggistica o Chat ricondotta all'ID dell'indagato.
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Siamo tutti spiati? il presidente di Federprivacy a Cremona 1 Tv
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