Visualizza articoli per tag: intelligenza artificiale
Il 32% dei dipendenti che usa l’AI in ufficio lo fa di nascosto al proprio datore di lavoro esponendo l’azienda a rischi sui dati
Uno studio condotto da Ivanti su oltre 6.000 impiegati e 1.200 professionisti IT, ha rivelato una tendenza preoccupante. Se l'utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale generativa è sempre più diffuso in ambito lavorativo, il 32% degli dipendenti che se ne avvale lo fa senza informare il proprio datore di lavoro.
Il 51% delle organizzazioni impone ai propri dipendenti restrizioni sull’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa a causa dei timori sulla privacy
Secondo il rapporto dello studio “Data Privacy Benchmark” di Cisco, quasi un terzo delle organizzazioni (27%) stanno limitando ai propri dipendenti l’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa (come ad esempio ChatGPT) a causa delle preoccupazioni legate alla privacy e alla sicurezza dei dati.
Il 55% dei dipendenti comunali che usa strumenti di intelligenza artificiale non ha ricevuto alcuna formazione
L’intelligenza artificiale ha già varcato la soglia dei municipi italiani, ma lo ha fatto sotto traccia, esponendo le amministrazioni a rischi su privacy e sicurezza. E il vero nodo resta la formazione, con oltre il 55% del personale che non ne ha ricevuta, o si è limitato a qualche webinar informativo spesso solo teorico.
Il 57% dei dati aziendali a cui accede Microsoft Copilot sono informazioni riservate
Una ricerca evidenzia che Copilot, assistente digitale basato sull'intelligenza artificiale di Microsoft, sta interagendo con più dati sensibili di quanto molte organizzazioni si rendano effettivamente conto.
Il 73% dei dirigenti aziendali inserisce dati sensibili negli strumenti di intelligenza artificiale
Un nuovo rapporto sulla diffusione dell’intelligenza artificiale (IA) nel contesto lavorativo mette in luce una tendenza tanto sorprendente quanto preoccupante: una larga maggioranza dei dirigenti di livello C-Suite afferma di aver inserito dati aziendali riservati in strumenti di IA generativa e simili.
Il 73,9% dei professionisti della privacy chiede maggior rispetto delle regole e il 43,2% più attività ispettive dell’Autorità
Un sondaggio rileva che gli addetti ai lavori della protezione dei dati ritengono opportuno promuovere l’uso etico dell’AI (63%), ma il 73,9% di essi chiede maggior rispetto delle regole e più attività ispettive dell’Autorità (43,2%). Il 56,9% dei professionisti riconosce che il GDPR ha introdotto regole uguali per tutti, ma lamenta la necessità di agevolare le micro, piccole e medie imprese.
Il caso DeepSeek e le lettere del Garante ai provider: quando la privacy chiama in causa la rete
Nel gennaio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso il Provvedimento n. 33/2025, dichiarando illecito il trattamento dei dati personali effettuato da DeepSeek, un servizio basato su intelligenza artificiale messo a disposizione da due società cinesi, Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence Co. Ltd. e Beijing DeepSeek Artificial Intelligence Co. Ltd., attraverso il sito di Deepseek.
Il Consiglio dell'Ue ha approvato definitivamente il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale: l’Artificial Intelligence Act è legge
Il Consiglio dell'Unione europea ha approvato definitivamente il Regolamento Ue sull’intelligenza artificiale (Artificial Intelligence Act). La legislazione segue un approccio basato sul rischio: maggiore è il rischio di causare danni alla società, più severe saranno le regole. È il primo del suo genere al mondo ed ambisce a stabilire uno standard globale per la regolamentazione dell’IA.
Il datore di lavoro deve informare dipendenti e sindacati sugli strumenti di AI che utilizza
Le aziende che impiegano sistemi di intelligenza artificiale nei processi di gestione del personale devono informare in modo chiaro e completo lavoratori e sindacali sul funzionamento degli algoritmi. È questo il principale effetto dell’art.11 della Legge 132/2025 che ha introdotto per la prima volta nel diritto del lavoro italiano un quadro organico sull’uso dell’AI.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Il deepfake adesso è low cost: con 50 dollari chiunque può clonare la vostra voce
Il costo per creare video e audio deepfake è crollato a poche decine di dollari. Una soglia che apre scenari inquietanti: dalle frodi finanziarie alla manipolazione dell’opinione pubblica, fino alla perdita di fiducia nelle prove digitali. Per i professionisti della privacy e del diritto, si tratta di un terreno di sfida che non può più essere rimandato.
Galleria Video
Ansa: presentato alla Camera il libro 'Smetti di farti spiare difendi la tua privacy'
Cerca Delegato

