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Il Garante ha adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, come Grok, ChatGPT e Clothoff, e altri servizi analoghi disponibili online, che consentono di generare e condividere contenuti a partire da immagini o voci reali, arrivando anche a “spogliare” persone senza il loro consenso.

Il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto, il 7 maggio 2026, un accordo provvisorio sulle modifiche al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), nell’ambito del pacchetto “Omnibus VII”.

Il Comitato europeo per la protezione dei dati e il Garante europeo della protezione dei dati, in data 21 gennaio 2026 hanno adottato un parere congiunto sulla proposta della Commissione UE relativa al Digital Omnibus, che mira a semplificare l’attuazione di alcune norme armonizzate in materia di intelligenza artificiale per garantirne l’effettiva applicazione.

Il 29 giugno 2026 il Consiglio UE ha approvato la proposta di regolamento che razionalizza e semplifica alcune norme relative all’intelligenza artificiale, modificando l’AI Act (cosiddetto pacchetto "Digital Omnibus").

Le aziende che decidono di investire nell’intelligenza artificiale assaporano la prospettiva di massimizzare i propri processi produttivi e al contempo risparmiare risorse, ma devono anche fare i conti con numerose sfide che non possono essere trascurate, tra cui quella della necessità di guadagnare la fiducia degli utenti.

Gestione degli esposti con l'intelligenza artificiale, arriva l'ok del Garante Privacy. L'aggregazione dei dati avverrà per cluster. Del tutto esclusa invece la profilazione dei soggetti citati negli esposti. Nel parere reso il 24 febbraio scorso alla Banca d'Italia, l'authority presieduta da Pasquale Stanzione si sarebbe infatti mostrata favorevole allo schema di regolamento concernente il trattamento dei dati personali effettuato nell'ambito della gestione degli esposti.

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Dopo il Garante per la protezione dei dati italiano, anche diverse altre autorità europee e d’oltreoceano hanno annunciato l’intenzione di voler correre ai ripari o quantomeno aprire un’istruttoria su ChatGPT, il software di intelligenza artificiale relazionale capace di emulare il linguaggio naturale e di “colloquiare” con esseri umani.

Non abbiamo fatto in tempo a scrollarci dietro le spalle due anni di pandemia da Covid-19, che a peggiorare la situazione è arrivata pure la guerra in Ucraina. Quanto è vero che viviamo in tempi difficili e che la ricerca di una vita serena si fa sempre più complicata, spesso le ripercussioni della situazione generale si avvertono anche nelle attività lavorative, comprese quelle dei data protection officer e degli altri addetti ai lavori che operano nel campo della privacy.

Le tecnologie che usano il riconoscimento facciale sono sempre più diffuse, e se in certi casi si rivelano utili, spesso finiscono invece per diventare un umiliante strumento di discriminazione. Aumentano infatti le vicende di cronaca che raccontano di sistemi “intelligenti” che utilizzano i dati biometrici del volto umano per individuare determinate persone e colpirle con provvedimenti punitivi come negare loro l’accesso a supermercati per fare acquisti, oppure identificarle come ospiti sgraditi cacciandole da eventi pubblici, e in certi casi privarle di loro diritti come quello di manifestare pacificamente, arrivando talvolta perfino ad arrestarle ingiustamente.

L'Europa vuole essere leader nella rivoluzione dell'intelligenza artificiale (IA). Un'ambizione che contrasta con la volonta' dell'Ue di proteggere il diritto alla privacy, perche' l'IA si basa proprio sulla disponibilita' dei dati. Un nuovo regolamento europeo punta a rendere compatibili i due obiettivi, ma non risolve la questione, secondo un'esperta dell'argomento.

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Siamo tutti spiati? il presidente di Federprivacy a Cremona 1 Tv

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