Il 73% dei dirigenti aziendali inserisce dati sensibili negli strumenti di intelligenza artificiale
Un nuovo rapporto sulla diffusione dell’intelligenza artificiale (IA) nel contesto lavorativo mette in luce una tendenza tanto sorprendente quanto preoccupante: una larga maggioranza dei dirigenti di livello C-Suite afferma di aver inserito dati aziendali riservati in strumenti di IA generativa e simili.

Secondo il report della società di recruiting La Fosse, il 73 % dei manager dichiara di aver caricato informazioni sensibili all’interno di tool IA, una quota quasi doppia rispetto ai livelli più bassi dell’organizzazione come i dipendenti entry-level (42 %).
L’indagine, basata sulle risposte di oltre 2.000 lavoratori del settore tecnologico nel Regno Unito, evidenzia che:
- Più della metà dei partecipanti (52 %) segnala che decisioni basate sull’IA vengono prese senza adeguata competenza o supervisione tecnica.
- I dirigenti non solo usano l’IA frequentemente, ma l’78 % di loro ricorre a strumenti di IA per compiti che non sa realmente come svolgere.
- Incredibilmente, il 93 % dei dirigenti ammette di aver preso decisioni influenzate da dati inaccurati forniti all’IA.
Questi numeri rivelano una disconnessione tra il livello di fiducia che i leader ripongono nelle tecnologie di IA e la loro reale preparazione e competenza nella gestione dei rischi connessi.
Rischi concreti per business e compliance - Le conseguenze non sono teoriche. Secondo il report, il 40 % dei dirigenti ha riportato impatti aziendali seri — inclusi problemi operativi o di reputazione — legati a errori dovuti all’uso improprio dell’IA.
Questa situazione trova riscontri anche in altri studi sul fenomeno globale dell’uso incontrollato dell’IA. Per esempio:
- In molte organizzazioni, l’assenza di politiche formali e la mancanza di formazione spingono i dipendenti — non solo i dirigenti — a inserire informazioni riservate come nomi di clienti, documenti interni e credenziali di accesso nei prompt di IA, spesso senza comprenderne i rischi reali.
- Le lacune nelle misure di sicurezza e visibilità dei dati in ambito IA consentono che informazioni sensibili fluiscano nei modelli per motivi non previsti, amplificando potenziali violazioni di privacy e responsabilità normative.
Una governance che non tiene il passo - Una delle conclusioni chiave del report di La Fosse è la presenza di un “corto circuito” in tema di compliance: più autonomia e responsabilità hanno i dirigenti nell’adozione di tecnologie IA, maggiore è l’esposizione ai rischi associati.
Nonostante questo, gli stessi leader riconoscono le lacune: l’80 % concorda sulla necessità di un esperto dedicato all’IA a livello di consiglio di amministrazione per garantire competenze adeguate nella supervisione strategica della tecnologia.
Implicazioni per privacy e compliance - In un’epoca in cui la protezione dei dati personali e aziendali è regolata da normative severe come il GDPR, l’inserimento non controllato di dati riservati in strumenti di IA può comportare rischi normativi notevoli.
I dati sensibili caricati nei prompt, specialmente se trattati o memorizzati da provider di IA esterni, possono sfuggire al controllo delle organizzazioni, con potenziali violazioni della privacy, esfiltrazioni non autorizzate e conseguenti sanzioni. Le autorità di vigilanza europee e internazionali prestano sempre più attenzione a come i dati vengono utilizzati nei processi di IA, soprattutto quando questi includono informazioni identificative.
Verso un uso più consapevole e regolato dell’IA - Il quadro emerso dall’indagine suggerisce l’urgenza di:
- Integrare competenze specifiche di IA e gestione del rischio ai vertici aziendali;
- Formare tutti i livelli dell’organizzazione su policy di utilizzo e sicurezza dell’IA;
- Implementare controlli tecnici e procedure di governance dei dati prima di adottare strumenti di IA nell’operatività quotidiana.
Solo con un approccio olistico alla governance dell’IA le aziende potranno sfruttare i benefici di queste tecnologie senza esporsi a rischi eccessivi per la sicurezza, la compliance e la reputazione.






