Il 55% dei dipendenti comunali che usa strumenti di intelligenza artificiale non ha ricevuto alcuna formazione
L’intelligenza artificiale ha già varcato la soglia dei municipi italiani, ma lo ha fatto sotto traccia, esponendo le amministrazioni a rischi su privacy e sicurezza. E il vero nodo resta la formazione, con oltre il 55% del personale che non ne ha ricevuta, o si è limitato a qualche webinar informativo spesso solo teorico.

Se l’interesse dei dipendenti pubblici verso le nuove innovazioni tecnologiche è alto, la preparazione resta il vero collo di bottiglia. E quasi la metà dei dipendenti comunali usa strumenti di IA generativa senza un inquadramento ufficiale, contro il 14,5% di enti che hanno già adottato strategie strutturate.
Sono questi i risultati emersi dall'indagine condotta dal progetto Aipact (promosso da Ifel con l'Università Bocconi) che restituiscono l’immagine di una Pubblica Amministrazione italiana dove l’approccio tecnologico dei singoli dipendenti deve fare i conti con l'immobilismo delle istituzioni.
Il dato più eclatante emerso dalla ricerca, che ha coinvolto un campione di oltre 600 funzionari, riguarda la cosiddetta «Shadow AI», ovvero l'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale (come Chatgpt, Claude, Gemini, Copilot, etc.) da parte dei dipendenti senza l'autorizzazione o la supervisione del reparto It aziendale:
Il 41,9% dei dipendenti comunali utilizza già strumenti di IA generativa per supportare le proprie mansioni quotidiane, come la sintesi di documenti o la redazione di bozze. Esiste dunque una spinta dal basso che corre molto più velocemente della governance pubblica, esponendo le amministrazioni a rischi su privacy e sicurezza dei dati che non possono più essere ignorati.
Se dai risultati dell’indagine emerge che solo il 12% delle pubbliche amministrazioni raggiunge attualmente un elevato livello di maturità AI, la sfida però non è tanto comprare tecnologia, quanto piuttosto investire in una formazione che permetta ai funzionari di essere messi in grado di sfruttare al meglio quegli strumenti che non devono sostituire l'uomo, ma affiancarlo nei compiti più meccanici e ripetitivi.
Tuttavia, il percorso verso la digitalizzazione si scontra con alcuni ostacoli concreti: pesano soprattutto l'incertezza delle norme, una cronica mancanza di tecnici specializzati e una qualità dei dati che, ad oggi, risulta ancora inadeguata.
Fonte: Fondazione Ifel - Università Bocconi






