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Bodycam e illusioni digitali, la soluzione sembra facile finchè non arriva la sanzione del Garante Privacy

Comprare una bodycam è facile. Governarla molto meno. Bastano pochi clic su una piattaforma elettronica, una determina di acquisto e qualche brochure commerciale ben confezionata per convincersi di avere trovato la soluzione definitiva, anche se sperimentale, contro aggressioni, minacce e contestazioni agli operatori di polizia locale. Poi però arriva il Garante e, improvvisamente, la tecnologia miracolosa si trasforma in un problema giuridico, organizzativo ed economico.

È quello che emerge dal recente provvedimento n. 271 del 17 aprile 2026 con cui il Comune di Cogoleto è stato sanzionato per avere introdotto delle bodycam a titolo sperimentale senza accordo sindacale specifico, senza adeguate informative privacy e senza una preventiva valutazione di impatto.

Una vicenda che va ben oltre i quattromila euro di sanzione amministrativa irrogati dall'Autorità. Perché il problema non è questa ennesima sanzione. Il vero problema è il desolante livello di maturità digitale che ancora caratterizza una parte significativa del panorama degli enti locali italiani. Da anni assistiamo a una sorta di "fai da te tecnologico" dove telecamere, bodycam, droni, fototrappole, lettori targhe e sistemi di intelligenza artificiale vengono acquistati con una velocità inversamente proporzionale alla capacità di governarne le implicazioni giuridiche.

Da una parte troviamo venditori creativi che presentano prodotti complessi come se fossero semplici elettrodomestici. Dall'altra amministrazioni convinte che basti firmare un regolamento scaricato da internet per risolvere qualsiasi problema. In mezzo sopravvive una categoria di Responsabili della Protezione dei Dati (Data Protection Officer) spesso selezionati esclusivamente sulla base del massimo ribasso e costretti a seguire decine di enti contemporaneamente per compensare compensi che in alcuni casi sfiorano il ridicolo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quando il progetto parte, la privacy viene considerata un dettaglio burocratico da sistemare successivamente. Quando arriva il controllo, invece, ci si accorge che quel dettaglio era il cuore dell'intera operazione.

Nel caso esaminato dal Garante emerge con chiarezza un equivoco culturale che continua a ripetersi. Gli operatori chiedono le bodycam. L'amministrazione le acquista. Tutti sono convinti di avere agito correttamente perché la finalità è condivisibile: proteggere gli agenti dalle aggressioni. Fine del ragionamento. Peccato che il diritto funzioni diversamente.

Il consenso dei lavoratori non basta. Le buone intenzioni non bastano. La finalità di sicurezza non basta. Servono procedure, accordi sindacali, valutazioni preventive, informative e soprattutto una progettazione giuridica dell'intero sistema. Ma qui emerge un'altra criticità che nessuno ama affrontare apertamente. Chi accompagna realmente gli enti locali in questi percorsi?

Troppo spesso i Comuni vengono lasciati soli a navigare in una materia sempre più complessa. Da un lato si moltiplicano consulenti che oggi parlano di privacy, domani di cybersicurezza, dopodomani di intelligenza artificiale e il giorno successivo di appalti pubblici. Dall'altro proliferano modelli standardizzati, copie conformi e documenti preassemblati che vengono adattati frettolosamente a realtà completamente diverse tra loro.

La conseguenza è che l'accountability finisce per trasformarsi in una gigantesca illusione documentale. Fascicoli perfetti. Regolamenti impeccabili.

Nomine ineccepibili. Eppure il sistema continua a non funzionare. Perché la vera compliance non nasce dai documenti ma dalla capacità di comprendere il significato delle regole e di tradurlo in procedure operative concrete. Ed è qui che arriva la domanda più scomoda. Quando il Garante irroga una sanzione, chi paga davvero?

Formalmente paga il Comune. In concreto pagano i cittadini. Ma sul piano delle responsabilità il tema diventa molto più delicato.

(Nella foto: Stefano Manzelli, Direttore di sicurezzaurbanaintegrata.it)

Le recenti pronunce della Corte dei conti stanno progressivamente demolendo l'idea secondo cui le sanzioni privacy rappresentino una fatalità amministrativa inevitabile. Quando emergono omissioni macroscopiche, valutazioni superficiali o evidenti carenze organizzative, il rischio di un accertamento della colpa grave per dirigenti e responsabili diventa sempre più concreto.

E allora la domanda finale dovrebbe essere posta prima dell'acquisto della tecnologia e non dopo la visita ispettiva del Garante. Siamo davvero pronti a governare questo sistema?

Perché una bodycam costa poche centinaia di euro. Una cultura della compliance, invece, richiede studio, competenze, organizzazione e investimenti. Ed è proprio questo il problema.

La prima si compra. La seconda no. E fino a quando continueremo a confondere le due cose, la frittata resterà sempre dietro l'angolo.

Note sull'Autore

Stefano Manzelli Stefano Manzelli

Consulente privacy, divulgatore e il data protection officer. Direttore di sicurezzaurbanaintegrata.it.

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