Parere favorevole del Garante Privacy al progetto della Provincia autonoma di Trento per il rilevamento dei flussi statistici del traffico veicolare
Prima di accendere dispositivi in grado di classificare i veicoli occorre dimostrare che il trattamento è stato progettato, limitato e governato anche lato privacy. È questo il messaggio che emerge dal provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 268 del 17 aprile 2026, con cui l'Autorità ha espresso parere favorevole al progetto della Provincia autonoma di Trento per il rilevamento dei flussi e degli indicatori statistici del traffico veicolare provinciale.

La vicenda appare particolarmente interessante perché inizialmente il Garante aveva espresso numerose perplessità. Sul tavolo erano finite criticità importanti. Proporzionalità del trattamento, rischio di re-identificazione degli interessati, minimizzazione dei dati e adeguate garanzie tecniche.
In sostanza l'Autorità temeva che dietro una finalità apparentemente statistica si potesse creare un sistema di raccolta e conservazione di informazioni molto più invasivo rispetto agli obiettivi dichiarati. Il progetto prevede infatti l'installazione di circa 130 varchi di monitoraggio distribuiti sulla rete stradale provinciale, dotati di telecamere intelligenti e sistemi di rilevazione in grado di acquisire dati sui veicoli in transito, comprese informazioni relative a data e ora del passaggio, categoria del mezzo, nazionalità e targa.
Lo scopo dichiarato non è però quello di effettuare attività di controllo o sanzionamento, ma di raccogliere informazioni statistiche utili per la pianificazione della viabilità e delle opere pubbliche.
Per superare i rilievi dell'Autorità la Provincia ha rivisto significativamente il progetto. Sono stati introdotti meccanismi di pseudonimizzazione delle targhe, sistemi di generalizzazione e randomizzazione dei dati e persino un modello di campionamento del traffico basato sulla rilevazione alternata dei veicoli. È stato inoltre previsto un periodo estremamente limitato di conservazione di alcuni dati e un'articolata strategia informativa rivolta agli utenti della strada.
(Nella foto: Stefano Manzelli, Direttore di sicurezzaurbanaintegrata.it)
Particolarmente significativa appare poi la soluzione individuata sul piano della trasparenza. Il Garante ha infatti accolto positivamente la scelta di utilizzare informative stratificate. Una segnaletica sintetica direttamente sulla strada e un'informativa estesa disponibile attraverso piattaforme web dedicate e altri canali informativi. Una soluzione che cerca di evitare l'effetto opposto spesso denunciato nella pratica, cioè quello di trasformare le città in una sorta di foresta di cartelli diversi, incomprensibili o sovrapposti. Il messaggio operativo che emerge dal provvedimento va probabilmente oltre il caso concreto.
Il tema non è più stabilire se una tecnologia possa o meno essere utilizzata. Il vero tema è comprendere se il titolare del trattamento abbia dimostrato concretamente di averne governato il funzionamento. Anche quando si parla di semplici finalità statistiche e non di sicurezza urbana o di attività sanzionatoria, il GDPR continua a pretendere accountability reale e documentata.
Ed è proprio questo, probabilmente, il punto più interessante della decisione. La privacy sembra smettere di apparire come un freno all'innovazione e torna ad assumere il ruolo che il legislatore europeo aveva immaginato fin dall'origine, cioè quello di una disciplina che chiede prima di tutto ordine, metodo e capacità progettuale.







