La Corte dei Conti apre un procedimento per danno erariale nei confronti dei membri del collegio del Garante Privacy
Undicimila euro. È la cifra che la Corte dei Conti contesta ai quattro componenti del collegio del Garante per la protezione dei dati personali per presunte spese non dovute sostenute con fondi pubblici. Tra queste ci sono anche i rimborsi chiesti dal presidente Pasquale Stanzione per acquisti effettuati alla macelleria Feroci di Roma, il caso più noto dell’inchiesta sulle cosiddette «spese pazze» dell’Autorità, emerso dopo le inchieste di Report e le rivelazioni pubblicate da Repubblica.

La contestazione riguarda il solo 2021, l’anno ancora utile per evitare la prescrizione. I magistrati contabili hanno infatti notificato gli atti poco prima della scadenza dei termini, aprendo formalmente un procedimento per danno erariale nei confronti dei quattro membri del collegio dell’Autorità garante. Le verifiche sugli anni successivi, invece, sono ancora in corso e potrebbero portare a ulteriori contestazioni.
Secondo quanto emerge dagli atti, sotto esame sono finite diverse voci di spesa rimborsate dall’Autorità. Tra queste ci sono gli acquisti effettuati presso la storica macelleria Feroci, nel centro di Roma, che il presidente Stanzione avrebbe inserito tra le spese da rimborsare. Una vicenda che aveva suscitato polemiche già nei mesi scorsi dopo le ricostruzioni giornalistiche e che ora approda davanti ai giudici contabili.
Nel mirino della Corte dei Conti ci sono anche numerosi rimborsi taxi presentati dai componenti del collegio. In diversi casi, secondo le contestazioni, le ricevute non avrebbero consentito di ricostruire i percorsi effettuati né di verificare la reale riconducibilità delle corse all’attività istituzionale. Elementi che hanno portato i magistrati a ipotizzare un utilizzo improprio di risorse pubbliche.
La parte danneggiata individuata dalla Corte è la stessa Autorità garante. Ai quattro componenti del collegio è stato contestato un danno complessivo di circa 11 mila euro. Adesso hanno un mese di tempo per versare la somma richiesta o presentare le proprie osservazioni. In caso contrario potrebbe scattare la procedura di recupero forzoso delle somme, attraverso trattenute sugli stipendi o, nei casi estremi, mediante pignoramento dei conti correnti.
L’iniziativa della magistratura contabile rappresenta il primo approdo concreto dell’inchiesta sulle spese dell’Autorità. Ma potrebbe non essere l’ultimo. Perché mentre il capitolo relativo al 2021 è stato formalizzato per evitare la prescrizione, sugli anni successivi le verifiche sono ancora aperte. E gli accertamenti della Corte dei Conti, così come quelli già avviati dalla Procura, non risultano conclusi.
Fonte: La Repubblica – di Giuliano Foschini






