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Il responsabile paga l’insubordinazione con la titolarità del trattamento dei dati personali
Da un’indagine della Guardia di finanza emergeva che undici schede telefoniche fossero state intestate a cinque ignari cittadini in spregio della normativa che ne richiede l'obbligo di identificazione dell'assegnatario dell'utenza e l'obbligo di rendere agli interessati le informazioni relativamente al trattamento dei dati personali.
Il risarcimento a seguito di una violazione della privacy non è automatico, ma basta una lesione effettiva della riservatezza
La Corte d’Appello di Catanzaro (sezione I, sentenza 3 giugno 2026 n. 805) osserva in sentenza (tra altro) come, in tema di illecito trattamento dei dati personali, l’esclusione del principio del danno in re ipsa presupponga la prova della lesione conseguente al trattamento.
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Il risarcimento del danno non deve lievitare solo perchè a ledere la privacy è un professionista tenuto a rispettare il segreto professionale
Il risarcimento del danno alla privacy non deve lievitare per il solo fatto che a ledere la privacy sia un professionista tenuto a rispettare le norme sull'obbligo di segreto professionale sui dati dei clienti (come un commercialista). È quanto affermato dalla terza sezione della Corte di giustizia dell'Unione Europea (Cgue) con la sentenza del 20/6/2024 resa nella causa n. C-590/22.
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Il rito abbreviato non sana di per sé la prova raccolta in violazione della normativa sulla privacy
Il rito alternativo non sana di per sé la prova raccolta in trasgressione della normativa a tutela della privacy del traffico telefonico. La Sesta sezione penale della Cassazione, sentenza n. 15836, ha affermato che non sono utilizzabili nel giudizio abbreviato i dati di geolocalizzazione relativi a utenze telefoniche o telematiche, contenuti in tabulati telefonici acquisiti dalla polizia giudiziaria in assenza del decreto di autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Si tratta infatti di prove lesive del diritto alla segretezza delle comunicazioni costituzionalmente tutelato e, pertanto, colpite da inutilizzabilità patologica, non sanata dalla richiesta di definizione del giudizio con le forme del rito alternativo.
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Il selfie con l’amante non basta all’addebito della separazione
Non basta un selfie per dimostrare l’adulterio. Nemmeno se il presunto amante viene ritratto a dorso nudo sul letto della moglie. Lo ha stabilito la Corte d’appello dell’Aquila con la sentenza 2060 del 16 dicembre scorso(presidente Buzzelli, relatore Del Bono), che ha precisato che le fotografie compromettenti si presterebbero a spiegazioni alternative. Per i giudici, infatti, se le fotografie non mostrano alcun atteggiamento intimo e di particolare vicinanza tra le parti non possono provare la relazione extraconiugale.
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Il Tar del Lazio boccia il foglio di servizio elettronico degli NCC: viola la privacy dei fruitori dei servizi di noleggio auto con conducente
La piattaforma del foglio di servizio elettronico (FDSE) per il noleggio con conducente, che era diventata obbligatoria a gennaio di quest’ anno per garantire maggiore trasparenza, tracciabilità e controllo sulle attività degli operatori NCC, è stato dichiarato illegittimo dal TAR Lazio.
Il Telepass usato dal dipendente non è uno strumento da usare per i controlli difensivi
Il Telepass non è uno strumento di controllo difensivo in senso stretto e non è nemmeno “neutro” per quanto riguarda le informazioni che può fornire sugli spostamenti effettuati da un dipendente. Di conseguenza l’utilizzabilità di queste ultime, da parte del datore di lavoro, è soggetta agli obblighi di adeguata informazione preventiva al dipendente prevista dall’articolo 4, comma 3, dello statuto dei lavoratori.
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Il titolare del trattamento decide i tempi di conservazione della videosorveglianza, ma i filmati non devono sparire per colpa di regolamenti obsoleti
I tempi di conservazione dei filmati di videosorveglianza non sono scolpiti nella pietra. È il titolare a doverli determinare in base alla finalità effettiva del trattamento. Su questo tema si innesta la sentenza n. 8472/2025 del Consiglio di Stato, che offre un interessante spunto di riflessione sul confine tra compliance formale e effettività della tutela giuridica del dato.
Il Tribunale di Milano blocca la diffusione dei contenuti intimi di Alfonso Signorini su “Falsissimo”. Gli avvocati: “una pietra miliare nella tutela della privacy”
Il Tribunale civile di Milano ha disposto un provvedimento cautelare urgente di inibitoria a carico di Fabrizio Corona, come richiesto dagli avvocati che assistono Alfonso Signorini. All’ex re dei paparazzi è stato vietato di trasmettere online la puntata del suo format Falsissimo prevista per lunedì 26 gennaio 2026 che avrebbe dovuto nuovamente prendere di mira Signorini.
Il Tribunale di Roma annulla la sanzione che il Garante Privacy aveva inflitto a Report per il caso Sangiuliano
Il Tribunale di Roma ha annullato la multa da 150mila euro che l'Autorità aveva comminato il 23 ottobre scorso alla Rai per la divulgazione dell'audio - nella puntata dell'8 dicembre 2024 - tra l'ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini sul contratto di Maria Rosaria Boccia, aspirante consulente del dicastero della Cultura.
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Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3
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