Visualizza articoli per tag: sentenze
Amicizia e foto su Facebook non provano la commensalità abituale
Il fatto che due persone siano “amiche” su Facebook e abbiano pubblicato sullo stesso social delle fotografie che le ritraggono insieme non costituisce prova di una commensalità abituale. Così si è espresso il Consiglio di Stato (sentenza 2849/2022 della settima sezione) recependo integralmente il ragionamento svolto dal Tar Sardegna.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Ammissibile l’utilizzo del sistema di videosorveglianza per comprovare l'inadempimento disciplinare del lavoratore
Anche il sistema di videosorveglianza può essere utilizzato per comprovare l'inadempimento disciplinare del dipendente: non ha dubbi in proposito la Corte di Cassazione (Sentenza 8375/2023), che ne ha ritenuto ammissibile l'uso nonostante tale sistema rientri nell'ambito di applicazione dell'articolo 4, comma 2, dello statuto dei lavoratori, nella specie relativa a vicende ricadenti nel testo della norma anteriore alle modifiche apportate dal Jobs act.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Anche al privato è inibita l'arbitraria diffusione dei dati personali di terzi
La recente sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione (la 13102 del 14 marzo 2023), di cui oggi scriviamo, consentirà di ribadire criteri certo non nuovi ma ancora abbondantemente sottovalutati o ignorati.
Anche il deputato rischia una condanna per diffamazione se pubblica affermazioni offensive della reputazione altrui su Facebook
Rischia una condanna per diffamazione il deputato che pubblichi su Facebook affermazioni offensive della reputazione altrui in assenza di un "nesso funzionale" con l'attività parlamentare posta in essere. La ha stabilito la Corte costituzionale, sentenza n. 241/2022, annullando la deliberazione di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati ne 24 marzo 2021.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Anche le inchieste parlamentari devono rispettare il GDPR e il controllo dell’authority sulla privacy
In via di principio l’attività di una commissione d’inchiesta parlamentare sull’operato di esponenti del potere esecutivo deve rispettare i criteri di protezione dei dati personali come dettati dal regolamento europeo GDPR e sottostare alle indicazioni dell’autorità di controllo nazionale sul rispetto della privacy.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Anche sms e messaggi WhatsApp di istituzioni governative e pubbliche amministrazioni rientrano nel diritto di accesso sulla trasparenza amministrativa
Con la sentenza del 14 maggio 2025 (causa T-36/23), il Tribunale dell’Unione europea ha affermato un principio destinato a incidere significativamente sull’organizzazione documentale delle istituzioni pubbliche, stabilendo che anche gli SMS, al pari degli altri documenti digitali, possono costituire atti soggetti al diritto di accesso secondo le normative sulla trasparenza amministrativa.
Anche un terzo può impugnare il sequestro dello smartphone contenente dati sensibili
Anche chi non è proprietario dello smartphone può presentare opposizione al sequestro dell’autorità giudiziaria. Tuttavia il luogo comune che del telefono cellulare fa il deposito di segmenti importanti della vita del proprietario non legittima di per sè stesso l’impugnazione. Con due distinte sentenze, la Cassazione fa chiarezza sulla legittimazione a impugnare il provvedimento di sequestro del telefonino.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Anche una sola mail ingiuriosa ad un condomino può far scattare la diffamazione ai danni dell'amministratore
Scatta la condanna per diffamazione per il condomino che con una e-mail indirizzata ad un altro proprietario insinua la non correttezza dell'operato dell'amministratore dello stabile. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza n. 12186/2022, respingendo il ricorso di un uomo condannato dal Tribunale di Torino a 700 euro di multa per aver inviato tre e-mail ad un altro condomino in cui sollevava sospetti sui conti presentati dall'amministratore definendoli "fasulli".
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Anonimizzazione delle sentenze solo per motivi legittimi, anzi 'opportuni'
La procedura di anonimizzazione dei provvedimenti giurisdizionali prevede che fermo restando quanto deciso dalle disposizioni concernenti la redazione e il contenuto di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali dell'autorità giudiziaria, l'interessato può chiedere per "motivi legittimi", che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull'originale della sentenza o del provvedimento, un'annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'indicazione delle generalità e di altri dati identificativi del medesimo interessato riportati sulla sentenza o provvedimento.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Applicazione delle sanzioni per violazioni della privacy: Garanti e giudici devono tenere conto degli elementi positivi
L'applicazione delle ammende è subordinata a rigorose condizioni: devono essere dissuasive e appropriate. Garanti e giudici, nelle ingiunzioni e nelle sentenze, devono dare conto della presenza dei requisiti richiesti dal Gdpr. È questo l'orientamento della Corte di Giustizia Ue sentenza del 26/9/2024, resa nella causa C768/21.
Per leggere l'articolo integrale devi effettuare il login!
Galleria Video
Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento
Cerca Delegato

