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Con la recente sentenza pubblicata il 13 maggio 2024 n. 12967, la prima sezione civile della Cassazione si è espressa su un interessante caso, relativo all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale da parte di una importante università italiana. La suprema corte conferma il provvedimento del Garante con cui l'autorità aveva sanzionato l'ateneo per 200.000 euro.

Con sentenza 28365/2025 la Corte di cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare irrogato da una società a un dipendente che aveva abusivamente effettuato accessi al sistema informatico aziendale e diffuso dati riservati della clientela a soggetti esterni.

Diritto di difesa batte privacy. Il lavoratore può registrare di nascosto le conversazioni con i colleghi per tutelare la propria posizione all'interno dell'azienda: non serve il consenso dell'interessato quando il trattamento dei dati - come l'audio “rubato” all'ignaro interlocutore - serve a precostituirsi un mezzo di prova, magari contro il datore. Ad esempio per il dipendente che vuole dimostrare la natura ritorsiva del licenziamento adottato dalla società. A patto, tuttavia, che l'utilizzo del file non vada oltre le finalità della tesi difensiva e, dunque, le necessità del legittimo esercizio di un diritto. È quanto emerge dalla sentenza 28398/22, pubblicata il 29 settembre dalla sezione lavoro della Cassazione.

La fisionomia del sistema di acquisto di bitcoin «si presta ad agevolare condotte illecite», visto che è in grado di assicurare un grado elevato di anonimato. Via libera quindi alla custodia cautelare per truffa e autoriciclaggio. Lo afferma la Cassazione con la sentenza 27023 della Seconda sezione penale depositata il 13 luglio 2022. 

Sono legittime le clausole della contrattazione collettiva che, recependo specifiche prescrizioni amministrative, escludono l’impiego di videoriprese sul luogo di lavoro per contestazioni disciplinari.

Legittima la pubblicazione in un libro delle intercettazioni, e di altri atti, facenti parte di un provvedimento archiviato. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 22503/2024, segnalata per il “Massimario”, che ha respinto il ricorso del Procuratore della Repubblica di Bolzano contro l’assoluzione dei due autori disposta dal Gip per “insussistenza del fatto”.

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Non è da considerarsi rilevante in sé ai fini del corretto esercizio del diritto di difesa la conoscenza puntuale di tutte le procedure di logging. Per tale ragione la Cassazione penale ha respinto il ricorso dell’’indagato che si era visto applicare una misura cautelare personale sulla base del quadro indiziario emerso attraverso l’uso del mezzo delle intercettazioni.

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Con due sentenze la Cassazione conferma le sanzioni emesse nei confronti di due società per violazioni della privacy, la prima per iscrizione illecita degli utenti a una newsletter, mentre la seconda per la non corretta gestione del passaggio di una maxi banca dati dal vecchio al nuovo gestionale.

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Reato in concorso per l’impiegato di banca che chiede al collega l’invio di dati a cui non ha accesso per policy aziendale. La Quinta penale della Cassazione (sentenza 565/19) ha confermato la condanna alle sole statuizioni civilistiche (il reato era nel frattempo prescritto) per il dipendente di un grande gruppo bancario che si era fatto spedire da un collega “titolato” il file excel relativo alla posizione di un cliente importante. Il ricorrente, accusato di accesso abusivo a sistema informatico, aveva impugnato la decisione della Corte d’appello di Milano sostenendo che il semplice invio di una mail tra colleghi non può integrare il profilo oggettivo del reato contestato.

La trasparenza pubblica si realizza attraverso la pubblicità di atti, documenti e dati da parte di Enti ed Amministrazioni. Tale attività è posta oggi soprattutto sulla rete internet ed in particolare sui siti web istituzionali delle pubbliche amministrazioni. L'ordinanza n.26267/2023 della Corte di Cassazione.

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Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3

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