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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE), con la sentenza del 4 ottobre 2024 nella causa C-21/23, ha stabilito che anche l'acquisto online di farmaci da banco può generare "dati relativi alla salute" ai sensi del GDPR. Questa interpretazione estensiva amplia significativamente la portata della protezione dei dati personali nel settore dell'e-commerce farmaceutico.

I pareri delle autorità per la protezione dei dati non sono vincolanti per i giudci e non possono essere usati per essere automaticamente esonerati dalla responsabilità per i danni causati da violazioni della privacy. Secondo la Corte di Giustizia dell'UE non basta invocare un parere del Garante per sottrarsi a qualsiasi responsabilità e obblighi di risarcimento a seguito di una violazione.

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Il 26 aprile 2023 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ("CGUE" o "Corte") con la sentenza T-557/20 è tornata ad esprimersi su un tema molto importante quale quello dei requisiti per ritenere un dato anonimizzato. In particolare, la CGUE ha stabilito che i dati pseudonimizzati trasmessi a un destinatario (in questo caso ad una società di consulenza) non possono essere considerati dati personali se il destinatario non dispone di mezzi legali concretamente realizzabili che gli consentano di accedere alle informazioni aggiuntive, necessarie per poter reidentificare gli interessati.

La normativa europea sulla protezione dei dati personali può avere una rilevanza esterna, vale a dire al di fuori del suo originario ambito di applicazione, la tutela dei dati personali, e intersecare altre esigenze, interessi e finanche altre materie del diritto.

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Con la sentenza del 19 marzo 2026 nella causa C-371/24 (Comdribus), la Corte di giustizia dell'Unione europea torna a tracciare il delicato equilibrio tra esigenze di sicurezza pubblica e tutela dei diritti fondamentali, ribadendo un principio chiave: i dati biometrici sono dati particolarmente sensibili e, come tali, soggetti a un regime di protezione rafforzato.

La Corte di Giustizia UE ha risolto alcune questioni in materia di interpretazione del Gdpr, tra cui se la firma autografa sia o meno un dato personale, se i documenti forniti al Registro delle imprese possano essere pubblicati senza un consenso esplicito, i casi in cui i danni morali derivanti dalla pubblicazione di dati personali siano risarcibili, e sul valore dei pareri emessi da un’autorità garante.

Con la sentenza del 14 luglio 2026, pronunciata nella causa C-474/24, la Corte di giustizia UE ha chiarito che la pubblicazione online dei nominativi degli atleti professionisti destinatari di sanzioni per violazioni delle norme antidoping può risultare compatibile con il GDPR, purché siano rispettati i principi di necessità, proporzionalità e bilanciamento degli interessi.

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Ogni persona ha il diritto di sapere a chi vengono comunicati i propri dati personali. Lo ha affermato il 12 gennaio 2023 la Corte di giustizia dell'Ue con la sentenza nella Causa C-154/21, aggiungendo che il titolare del trattamento può tuttavia limitarsi a indicare le categorie di destinatari qualora sia impossibile identificare questi ultimi, o nel caso la richiesta sia manifestamente infondata o eccessiva.

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La privacy batte i contratti collettivi. Quando i datori di lavoro (pubblici o privati) e le associazioni sindacali sottoscrivono contratti nazionali o aziendali devono preoccuparsi del fatto che le disposizioni contrattuali rispettino il Gdpr. Nel caso di violazione delle norme sulla protezione dei dati, il contratto collettivo deve essere disapplicato.

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Furto di dati personali risarcito sempre: sia quando i dati sono usati per usurpare l’identità, sia quando sono stati sottratti, ma non (ancora) usati. Tenuti al risarcimento sono, dunque, sia l’impresa o la p.a., detentrice dei dati esfiltrati, sia chi usa i dati spacciandosi per l’interessato. La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea resa nelle cause riunite C-182/22 e C-189/22.

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Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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