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Dopo la FaceApp challenge, la nuova sfida estiva che è esplosa sui social si chiama #numberneighbor. È nata negli Stati Uniti, dove negli ultimi giorni moltissime persone si sono messe in contatto con il proprio vicino di numero. Nello specifico, si cambia l’ultima cifra del proprio cellulare sostituendola in un caso con l’unità superiore e nell’altro con quella inferiore. Una volta aggiunto il nuovo contatto telefonico si passa alla fase successiva, scrivendo all’ignaro utente tramite WhatsApp: le conseguenze sono del tutto inaspettate.

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Preoccupa il fenomeno che si sta verificando in Abruzzo su dettagliate liste di nomi, cognomi, date di nascita e indirizzo di residenza di persone perlopiù di etnia rom contagiate dal Coronavirus che sono state diffuse e che continuano a circolare su gruppi WhatsApp ed altre chat su internet.

I genitori sono chiamati a educare i loro figli a un corretto utilizzo dei mezzi tecnologici e a porre in essere una vigilanza attiva per evitare che usandoli danneggino se stessi o altri. Lo ha stabilito il Tribunale di Caltanissetta, nella sua sentenza dell’8 ottobre 2019.

Lavorava in modo fin troppo "smart' un impiegato della Banca Comercială Română (BCR) che per cercare di facilitate i clienti nella gestione delle pratiche usava il proprio telefonino personale per farsi inviare tramite WhatsApp le copie di documenti e carte d’identità, anche di minorenni e dei loro rappresentanti legali, contravvenendo però così alle procedure di lavoro interne, motivo per cui l’istituto è stato adesso sanzionato per violazione della normativa sulla privacy.

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L’utilizzo di una chat su whatsapp tra colleghi di lavoro per veicolare messaggi vocali di contenuto offensivo, minatorio e razzista nei confronti di un superiore gerarchico e di altri dipendenti non ha contenuto diffamatorio, non costituisce violazione dell’obbligo di fedeltà e non ha, in definitiva, portata rilevante sul piano disciplinare.

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Il Garante per la privacy rumeno (Autoritatea Naţională de Supraveghere a Prelucrării Datelor cu Caracter Personal) ha sanzionato la Raiffeisen Bank e la piattaforma di credito online "Vreau Credit" per un importo totale di 170.000 euro, di cui 150.000 euro a carico di Raiffeisen, per una serie di violazioni della riservatezza dei dati.

Un gruppo su WhatsApp può esistere senza che nessuno sia a conoscenza della sua esistenza, di chi siano i suoi membri o di ciò che viene condiviso. Per cominciare a comprendere meglio il ruolo che ha assunto durante la pandemia il servizio di messaggistica più popolare del mondo si deve partire proprio dalla percezione di segretezza che hanno i suoi utenti. A differenza di Twitter, Facebook e delle altre piattaforma di social media, WhatsApp è progettato per proteggere la privacy. E non è una differenza da poco.

Anstel Telecomunicazioni pubblica il report sulle App insospettabili che rivelano i tradimenti. E’ noto che in circa il 40% delle cause di separazione in Italia, WhatsApp è presente come prova, ma ciò che emerge dal report, è che le App che nascondono più segreti sono quelle insospettabili.

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Cari bambini e genitori, benvenuti nell’ Europa della tutela dei dati personali online. Cosa cambia? Praticamente niente. Se in questi anni i piccoli utenti hanno mentito sull’ età per iscriversi a Facebook e per usare WhatsApp o per navigare su YouTube probabilmente continueranno a farlo.

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Venerdì, 17 Agosto 2018 00:51

Whatsapp può far perdere il lavoro

Sfogarsi su Whatsapp può far bene al cuore ma rischia di essere anche estremamente pericoloso, soprattutto quando le confidenze riguardano questioni lavorative o si svolgono durante l’orario di lavoro. I giudici stanno infatti allargando le maglie dell’utilizzo in giudizio delle conversazioni fra privati. E ad entrare sempre più nei processi sono proprio gli scambi di messaggi su Whatsapp, tra gruppi o con singoli destinatari: tutti possono dar luogo a licenziamenti o sanzioni disciplinari. Ma i messaggi possono essere utilizzati anche dal lavoratore per dimostrare l’esistenza di un’attività di tipo subordinato o la comunicazione dell’assenza per malattia.

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