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Visualizza articoli per tag: minori

Il 7 novembre il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato la presentazione di una legge per vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni, e un giro di vite nei confronti delle grandi aziende tecnologiche, che secondo lui non proteggono adeguatamente gli utenti vulnerabili.

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Se volevano mangiare alla mensa dovevano passare dal rilevatore biometrico e lasciare le loro impronte digitali per ottenere il nulla osta ad accedere al servizio ristoro. Non erano però le misure di sicurezza adottate nei confronti dei detenuti di un carcere, ma quello che fin dal 2015 avveniva ai 680 giovanissimi alunni di una scuola elementare, ai quali era richiesto di fornire l'impronta del loro dito indice per verificare che i genitori avessero regolarmente pagato la retta mensile dei pasti.

Per iscriverti devi inviare una foto al gestore del canale. Deve essere un nudo. Accettiamo solo utenti tra i 12 e i 17 anni”. E, ancora, “Accettiamo solo bambine tra i 5 e i 17 anni. Inizia a avere sesso in chat con il gestore del canale”. Sono solo alcuni dei titoli di gruppi – server in gergo – attivi su Discord, una delle più popolari app di comunicazione online al mondo identificati in un’inchiesta tanto bella quanto raccapricciante della NBC News.

Il Garante della privacy aprirà un’istruttoria sul caso della bimba di 9 anni, di origine africana, finita con nome e cognome sul sito del Campidoglio perché la mamma non aveva pagato le rette della mensa scolastica. L’Autorità per la protezione dei dati personali, presieduta da Antonello Soro, vuole vederci chiaro sulla vicenda denunciata ieri dal Messaggero: l’Ufficio recupero crediti del Comune chiede 730 euro non pagati alla scuola. Ma, essendo la madre irreperibile - la donna non ha fissa dimora e la residenza annotata all’anagrafe è un indirizzo fittizio, via Modesta Valenti 81A - l’ingiunzione è stata pubblicata sull’Albo pretorio di Roma Capitale (e 

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«Noi diamo il consenso ai cookie perché vogliamo tutto subito»: questa la risposta di un giovane studente nel corso di una conferenza sulla privacy in un liceo scientifico organizzata da Campus Orienta. L’affermazione nella sua spontaneità mette in evidenza l’urgenza di iniziative formative che la scuola deve promuovere a proposito di argomenti che, a vario titolo, trattano della protezione dei dati.

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Ieri il podcast di Governare il Futuro non è uscito perché l’altro ieri sono diventato papà. Mentirei se dicessi che nelle ultime ore non sono stato tentato di condividere via social la prima foto di mia figlia, il suo primo bagnetto, la sua prima poppata, la sua prima vera dormita tra le braccia della mamma. Ho scattato decine di foto, naturalmente, e decine di volte sono stato a un tap di distanza dal condividerla via social. A tentarmi, ogni volta, la felicità, l’entusiasmo, l’orgoglio di papà e soprattutto il fatto che quella social è, ormai – giusto o sbagliato, bello o brutto che sia – la dimensione naturale della nostra vita, specie in tempo di pandemia. Ma, almeno sin qui, ho sempre scelto di non pubblicare quelle foto e di limitarmi a inviarle a amici e parenti che il Covid tiene lontano dall’ospedale.

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Ricomparirà la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulla carta d'identità dei minori (con meno di 14 anni), in virtù della «necessità» di adeguarsi «al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo in materia di trattamento dei dati personali». È la conferma arrivata ieri pomeriggio, durante il question time alla Camera, dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che ha risposto all'interrogazione del deputato di FdI Giovanni Donzelli, che l'aveva interpellata in merito alle informazioni «circolate in queste ore» sull'intenzione del governo di «modificare il decreto del 31 gennaio 2019, che aveva reinserito» le espressioni «padre» e «madre».

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L’esposizione in luogo antistante l’istituto delle graduatorie per l’ammissione a un privilegio scolastico, legato allo stato di salute del minore, danneggia anche la privacy dei propri familiari, che hanno diritto a pretendere dall’amministrazione il risarcimento dei danni non patrimoniali. La Corte di cassazione con la sentenza n. 16186 depositata ieri ha respinto il ricorso principale proposto dal ministero dell’Istruzione contro la legittimazione dei genitori ad agire in giudizio in conto proprio e per l’altra propria figlia minore. Il ministero negava anche il carattere lesivo della privacy attribuito alla pubblicazione tramite affissione di una graduatoria sull’ammissione a corsi scolastici.

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Un regolamento sulla protezione delle informazioni personali dei bambini in rete è stato pubblicato ieri dalla Cyberspace Administration of China. Nel regolamento si legge che nessuna organizzazione o individuo è autorizzato a produrre, rilasciare o diffondere informazioni che danneggino la privacy dei bambini.

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L’ascolto e la registrazione da parte della madre di conversazioni telefoniche in vivavoce tra il figlio minore e il padre separato è reato, che è però scriminato dall’esercizio legittimo del potere che discende al genitore dal diritto/dovere di vigilanza sulla prole.

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Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3

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