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Videosorveglianza: niente reato se il datore la usa per prevenire il comportamento infedele del lavoratore

Videosorveglianza: niente reato se il datore la usa per prevenire il comportamento infedele del lavoratore

Non commette reato il datore che installi impianti di videosorveglianza, senza accordo sindacale, se il tutto è funzionale a prevenire possibili comportamenti infedeli dei lavoratori. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza n. 3255/21.

Cybersecurity, adempimenti a doppio binario per correre ai ripari in caso di data breach

Cybersecurity, adempimenti a doppio binario per correre ai ripari in caso di data breach

Attacchi hacker, ricatti online e mail a destinatari sbagliati: è ricco di casi il catalogo delle violazioni della sicurezza che obbligano ad autodenunciarsi al Garante della privacy e ad avvisare le persone coinvolte e potenzialmente danneggiate. Il 100% della sicurezza informatica, dicono gli esperti, non esiste e quando capita un incidente bisogna avvisare il Garante e, nei casi più gravi anche gli interessati, altrimenti si rischia una pesante sanzione amministrativa. Ogni volta che capita un sinistro informatico bisogna correre a fare due ordini di cose: il primo gruppo di adempimenti è mettere ripari, impedire danni ulteriori e rafforzare le difese; il secondo gruppo di adempimenti è di tipo amministrativo.

Scambio di dati a fini fiscali con gli Stati Uniti sotto la lente dei garanti privacy europei

Scambio di dati a fini fiscali con gli Stati Uniti sotto la lente dei garanti privacy europei

Fatca, lo scambio dati viola la privacy Ue. Il commissario Ue alla giustizia Didier Reynders ha dichiarato che è stato aperto un dossier sull'eventuale violazione del regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) in merito allo scambio di dati a fini fiscali con gli Stati Uniti. In una lettera inviata all'europarlamentare olandese Sophie in't Veld, la commissione conferma che il comitato europeo per la protezione dei dati, l'autorità europa preposta al controllo del Gdpr, «sta esaminando la questione». «Le autorità che hanno il compito di monitorare e far rispettare l'applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati sono le autorità nazionali per la protezione dei dati», si legge nella lettera.

Uso improprio dei social network, i genitori hanno il dovere di vigilanza sui figli minorenni

Uso improprio dei social network, i genitori hanno il dovere di vigilanza sui figli minorenni

La tragica morte di una bambina di dieci anni - parrebbe, dalle cronache, a seguito di un c.d. challenge su un popolare social network per giovanissimi - ha riacceso nuovamente i riflettori sulle delicatissime dinamiche della rete, quando sono interessati i minori: oggi è sempre più frequente, anche per loro, l'utilizzo di internet e, in generale, degli strumenti di comunicazione telematica, al fine di acquisire notizie e di esprimere le proprie opinioni. La prima generazione digitale ("digital natives") si è sviluppata in un contesto in cui la tecnologia pare essere diventata non solo un supporto ma addirittura una necessità, attraverso cui si manifesta il bisogno di esprimerci, comunicare, intrattenerci e, in definitiva, di evitare la solitudine.

Con il Gdpr a rischio il diritto di difesa

Con il Gdpr a rischio il diritto di difesa

Da zero a 20 milioni di euro e oltre, senza graduazione predefinita. La forbice delle sanzioni per violazioni della privacy, prevista dal Regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679 (Gdpr), azzera le garanzie e mette in serio pericolo il diritto di difesa. Per come sono costruite le sanzioni «privacy» hanno evidenti profili di iniquità. Vediamo quali. Innanzi tutto si tratta di sanzioni determinate solo nel massimo (ci sono due gruppi: uno da 10 milioni e l'altro da 20 milioni).

Dai falsi profili ai post illeciti, Google cancella 2 milioni di url

Dai falsi profili ai post illeciti, Google cancella 2 milioni di url

In rete crescono le discariche virtuali di rifiuti digitali. Quantità enormi di informazioni-spazzatura, che vanno ad aggiungersi all'ammasso del darkweb e del deep web, in cui è possibile trovare corpi virtuali di reati informatici e ricettazioni digitali di reati del mondo reale. Dal 2014 a oggi a Google sono arrivate dall'Europa, in virtù delle leggi sulla privacy vigenti nel Vecchio continente, oltre 990 mila richieste di cancellare quasi 4 milioni di URL (per la precisione 3.894.886) e quasi la metà è stata effettivamente rimossa.

Tavola rotonda su privacy e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

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