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Videosorveglianza: la conservazione lunga delle immagini va giustificata

Videosorveglianza: la conservazione lunga delle immagini va giustificata

Salvo specifiche disposizioni, spetta all’azienda individuare i tempi di conservazione delle immagini in caso di videosorveglianza, anche nei luoghi di lavoro. È uno dei chiarimenti forniti dal Garante della privacy nelle Faq pubblicate il 5 dicembre 2020. Il Garante ha chiarito alcuni adempimenti legati alla tutela della privacy, che si aggiungono a quelli previsti, sul fronte giuslavoristico, dallo Statuto dei lavoratori.

Viola la privacy l'amministratore che evidenzia in bacheca i dati del condomino moroso

Viola la privacy l'amministratore che evidenzia in bacheca i dati del condomino moroso

L'affissione nella bacheca dell'androne condominiale delle informazioni concernenti le posizioni di debito del singolo condomino integra una inammissibile diffusione di dati personali in favore di una serie indeterminata di persone estranee. Tale condotta è illecita e dà luogo alla responsabilità prevista dall'articolo 15 del Codice della privacy (D.lgs. 196/2003). La responsabilità è, inoltre, riconducibile al solo amministratore e non anche ai componenti del consiglio di condominio, essendo costoro titolari di funzioni meramente consultive. Questo è quanto emerge dalla sentenza della Corte d'appello di Potenza n. 355/2021.

L'inganno sentimentale della 'truffa romantica' va apprezzato in concreto

L'inganno sentimentale della 'truffa romantica' va apprezzato in concreto

Si fa sempre più ricorrente la possibilità su internet di imbattersi in una delle sofisticate fattispecie di "truffe romantiche". Trappole tese in rete da persone singole o gruppi criminali organizzati con l'obiettivo di sedurre naviganti "deboli" del web tramite i social-network, creando profili "attraenti" e generando false identità. Nella prassi gli adescatori scambiano con le vittime designate lunghi messaggi adulatori, dai tratti prima confidenziali e amicali; poi affettivi o persino sessualmente allusivi.

Tar del Friuli: i sindacati hanno diritto di conoscere i nominativi dei lavoratori retribuiti con il fondo dell'istituzione scolastica

Tar del Friuli: i sindacati hanno diritto di conoscere i nominativi dei lavoratori retribuiti con il fondo dell'istituzione scolastica

Le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro hanno diritto a conoscere dettagliatamente i nominativi dei lavoratori che sono stati retribuiti con il fondo dell'istituzione scolastica e gli importi dei compensi corrisposti. Lo ha stabilito il Tar del Friuli Venezia Giulia con una sentenza pubblicata il 3 febbraio scorso (42/2021). Si tratta della prima sentenza dopo che l'Aran, con la nota 6076/2020, aveva affermato che le disposizioni contenute nel contratto sottoscritto il 19/4/2018 non prevedono più l'obbligo per i dirigenti scolastici di fornire ai sindacati i nominativi del personale utilizzato nelle attività retribuite con il fondo.

Dagli organismi europei le clausole standard per i contratti con i responsabili del trattamento esterni

Dagli organismi europei le clausole standard per i contratti con i responsabili del trattamento esterni

Clausole privacy standard a tinte Ue per il contratto di outsourcing. Ogni volta che un'impresa o una pubblica amministrazione o un professionista si avvalgono di un fornitore esterno bisogna firmare un contratto (o atto simile). Il fornitore esterno, con le parole del Regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 (Rgpd), si chiama «responsabile esterno del trattamento» e si applica l'articolo 28 del Rgpd.

Informazioni commerciali, i dati provenienti da fonte pubblica non vanno presi per oro colato

Informazioni commerciali, i dati provenienti da fonte pubblica non vanno presi per oro colato

Non si può perdere la faccia per debiti altrui. Le società di informazioni commerciali, nell'elaborare la scheda di rischio su una singola persona, devono stare attente anche quando inseriscono le informazioni esatte provenienti da fonti pubbliche. Per come sono elaborate, infatti, potrebbero dare un risultato non corretto. È quanto deciso dalla corte di cassazione con la ordinanza 368 del 13 gennaio 2021, che pone a carico delle imprese di informazioni commerciali l'onere di costruire profili rispettosi della privacy.

Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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