NEWS

Visualizza articoli per tag: social network

Il Garante per la privacy ha concluso l’istruttoria avviata nei confronti di Facebook per il “caso Cambridge Analytica”. Al termine delle verifiche effettuate è risultato che i dati dei cittadini italiani acquisiti tramite l’App “Thisisyourdigitalife” (il test della personalità ideato per raccogliere le informazioni personali oggetto di profilazione), benché non siano stati trasmessi a Cambridge Analytica, sono stati comunque trattati in modo illecito, in assenza di idonea informativa e di uno specifico consenso.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha applicato a Facebook una sanzione di 1 milione di euro per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso “Cambridge Analytica”, la società che attraverso un app per test psicologici aveva avuto accesso ai dati di 87 milioni di utenti e li aveva usati per tentare di influenzare le presidenziali americane del 2016.

E’ di 9 milioni di dollari la sanzione che Facebook dovrà pagare per aver fatto "affermazioni false o fuorvianti sulla privacy delle informazioni personali dei canadesi". A renderlo noto è un comunicato dell’Agenzia per la concorrenza sul mercato del Canada. La decisione è stata adottata in seguito a un'indagine condotta sulle pratiche sulle privacy tenute dalla società d Mark Zuckerberg tra il 2012 e il 2018.

A quanto pare le principali piattaforme di social network stanno andando un po' in confusione, negli ultimi giorni. Si moltiplicano infatti le segnalazioni di profili WhatsApp, Instagram e soprattutto Twitterbloccati per l'ormai celebre divieto di disporre di questo genere di account sotto i 16 anni. Si tratta di una previsione indicata all'art. 8 del Gdpr, il nuovo regolamento generale europeo in materia di dati personali ormai in vigore dallo scorso 25 maggio e di cui abbiamo sintetizzato le istruzioni per l'uso.

Etichettato sotto

La decisione di Facebook benché poi revocata- di rendere inaccessibile la pagina del movimento "delle Sardine" ripropone, con l'urgenza delle grandi questioni, il tema della "democraticità della rete". Benché non sia chiaro sulla base di quali ragioni sia stato disposto l'oscuramento di questo profilo e se le segnalazioni ricevute fossero imputabili a invii robotizzati diretti da una regia con intenti precisi, certo è che la vicenda - come già altre in passato - tocca un punto nevralgico. E cioè: quella che asetticamente viene definita policy aziendale dei social - su cui si fonda, appunto, la rimozione di contenuti ritenuti "illeciti" - ha un impatto rilevantissimo sui diritti fondamentali e, come tale, costituisce esercizio di un vero e proprio potere, ancorché "privato".

Etichettato sotto

Sfuggire all’identificazione per un profilo fake potrebbe essere più difficile, almeno stando alle ultime sentenze. I giudici, infatti, aprono agli elementi indiziari che potrebbero portare a individuare l’autore del reato oltre ogni ragionevole dubbio. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza 20485 depositata il 9 maggio scorso, secondo la quale, oltre agli accertamenti tecnici sui dispositivi, pesano anche gli elementi indiziari che, se precisi, gravi e concordanti, possono portare alla condanna.

Etichettato sotto

Non costituisce condotta diffamatoria l'utilizzo di una chat riservata ai componenti di una organizzazione sindacale su Facebook per scambiare valutazioni e giudizi di contenuto anche pesantemente negativo relativi alla società a cui i lavoratori appartengono e al suo amministratore.

Per anni, Facebook ha dato ad alcune delle più grandi aziende tecnologiche al mondo un accesso privilegiato ai dati personali degli utenti. Una specie di pacchetto all inclusive, dove gli optional erano le informazioni riservate di milioni di persone. Una procedura che è andata ben al di là di quelle che sono le regole sulla privacy. A rivelarlo, con un'inchiestache al cospetto la storia di Cambridge Analytica sembra un romanzo estivo, è il New York Times.

Etichettato sotto

La “vanità” nella rete non perdona e può costare caro.Fingere di essere un’altra persona, spacciarsi per single quando si è invece sposati, usare come fotografia del proprio profilo sui social network quella di un’altra persona, magari nota. Sono alcuni esempi delle nuove falsificazioni digitali che negli ultimi anni sono finite sotto la lente dei giudici, dando vita a una giurisprudenza fatta di fake, finti status e identità inesistenti. L’obiettivo degli autori è quello di avere più visibilità, ingannare gli utenti o estorcere denaro. Il reato presupposto è sempre lo stesso: la sostituzione di persona, punita con la reclusione fino a un anno e procedibile d’ufficio.

Etichettato sotto

Facebook avrebbe tentato di esercitare pressioni su diversi politici in varie parti del mondo affinché facessero lobbying a favore dell'azienda contro le leggi sulla protezione dei dati. Lo scrive l'Observer, citando nuovi documenti che il settimanale insieme con la pubblicazione Computer Weekly ha preso in visione. Tra i politici citati l'ex cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, e l'ex premier irlandese, Enda Kenny.

Etichettato sotto
Pagina 2 di 10

Privacy Day Forum: intervista a Secondo Sabbioni, DPO del Parlamento UE

Mappa dell'Italia Puglia Molise Campania Abruzzo Marche Lazio Umbria Basilicata Toscana Emilia Romagna Calabria

Rimani aggiornato gratuitamente con la nostra newsletter settimanale
captcha 
Privacy e Termini di Utilizzo