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Privacy nel pubblico impiego: un equilibrio delicato tra trasparenza e riservatezza
Nel contesto del pubblico impiego occorre bilanciare l'importanza di garantire la privacy dei dipendenti pubblici e l’esigenza di assicurare la trasparenza e l'efficienza delle amministrazioni.
Pubblica Amministrazione: serve valutare un rimodellamento dei processi organizzativi e delle prassi finalizzato a realizzare la compliance al GDPR
Da oltre 30 anni il Legislatore ha vincolato l’agire amministrativo ai princìpi che da sempre guidano le attività produttive delle imprese private. Infatti l’art.1 della legge 241/1990, sul procedimento amministrativo, stabilisce che l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta – tra altri – da criteri di economicità e di efficacia. i quali, in linea con il principio costituzionale di buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.), obbligano le pubbliche amministrazioni a perseguire i propri fini con il minor dispendio di risorse e attraverso lo snellimento e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi.
Pubblicati online documenti di riconoscimento e curriculum integrali, sanzionato il Ministero dei trasporti per violazione della privacy
Meglio fare un passo indietro sulla trasparenza dei procedimenti amministrativi. Evitando di pubblicare documenti di riconoscimento e curriculum integrali per non incorrere in sanzioni privacy.
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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dlgs 103/2024: tutelate dal Gdpr le imprese messe sotto torchio dai controlli delle PA sulle attività economiche
Super Gdpr: i principi del regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 tutelano anche le imprese messe sotto torchio dai controlli delle PA sulle attività economiche. È quanto risulta dalle disposizioni del d.lgs. 103/2024, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 167 del 18/7/2024, in vigore dal 2/8/2024.
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Quando il DPO scrive la DPIA: il Garante Privacy dice no
Non basta avere un Responsabile della protezione dei dati. Bisogna anche saperne rispettare il ruolo ed i compiti a lui assegnati dall’art.39 del GDPR.
Quando una distrazione con Excel può causare una violazione della privacy di migliaia di persone e costare una sanzione da quasi 1 milione di euro
Chi usa programmi come Excel per redigere statistiche e report sa bene quanto siano utili le applicazioni per la gestione di fogli elettronici. Tuttavia, come in tutti i casi in cui si trattano dati personali, una distrazione può causare una violazione della privacy con conseguenze disastrose.
Raccolta di montagne di informazioni sensibili con il ticket d'accesso alla città: faro del Garante Privacy sul Comune di Venezia
Appena il 16 gennaio 2023 entrerà in vigore il contributo d’accesso, il Comune di Venezia si troverà a maneggiare una montagna di dati sensibili. E il Garante per la Privacy ha acceso un faro. Prima ancora dell’approvazione del regolamento, ha scritto a Ca’ Farsetti per chiedere le norme in base alle quali si chiederanno ai visitatori e ai residenti fatti delicati, quali tecnologie informatiche saranno utilizzate e come sarà gestita la mole di informazioni.
Sanzionabile l’ente che pubblica i dati dei premi sulle performance con nomi e cognomi
Configura illiceità del trattamento la diffusione da parte del Comune sul proprio sito web delle determinazioni dirigenziali riferite alla liquidazione del fondo incentivante recanti gli elenchi dei nominativi dei dipendenti, la posizione economica di ciascuno nonché l’ammontare del compenso individualmente percepito in relazione alla performance individuale.
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Sanzionato comune che aveva lasciato in chiaro i dati di altre persone nel riscontro all'interessato e non aveva neanche il DPO
Quando un cittadino esercita i propri diritti privacy è opportuno che il comune si attivi per fornire risconti pertinenti e tempestivi. In caso di omessa risposta infatti l'interessato può sempre presentare un reclamo all'autorità centrale che avvierà un'istruttoria a largo raggio sanzionando l'ente pubblico se necessario. In particolare se il primo cittadino non ha neppure perfezionato la nomina obbligatoria del proprio Dpo (Data protection officer) ossia il responsabile della protezione dei dati che è una figura obbligatoria in tutti i comuni.
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Sanzionato il Comune che non aveva mai nominato il Responsabile della Protezione dei Dati
Scatta una sanzione salata per i comuni che non hanno ancora provveduto a nominare il proprio Responsabile per la Protezione dei Dati. Sono passati sette anni dall’entrata in vigore definitiva del Gdpr ma alcuni enti risultano ancora senza DPO/RPD. E quando l’Autorità di controllo se ne accorge sono guai grossi per il primo cittadino.
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Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3
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