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Spot pubblicitari diversi per due spettatori diversi che stanno guardando lo stesso programma televisivo nello stesso momento? Non solo è possibile, ma le statistiche indicano che solo quest'anno negli Stati Uniti le aziende hanno investito la bellezza di circa 2,25 miliardi di dollari in questo tipo di pubblicità denominata "addressable tv", con un incremento del 79% rispetto al 2017.

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«La libertà di espressione è sovrana, ma ci sono momenti in cui i contenuti possono essere in contrasto con autenticità, sicurezza, privacy e dignità. Alcune forme di libera parola possono mettere a rischio l'abilità di altre persone di esprimersi liberamente. Quindi bisogna trovare un bilanciamento». Con queste parole Facebook ha annunciato ieri il lancio di un non facilmente traducibile “Indipendent Oversight Board”, una sorta di “consiglio globale di supervisione” che si autodefinisce indipendente.

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Le richieste di accesso ai dati possono essere messe in lista d’attesa. È uno degli effetti della situazione emergenziale dovuta al contagio Covid-19. Anche se per arrivare a questo risultato interpretativo la strada è, come al solito, tortuosa. Si prenda il caso, purtroppo, comune di una organizzazione in cui i dipendenti sono in cassa integrazione per un lungo periodo o istituti simili. Per quanto la tecnologia di appoggio allo smart working dovrebbe sopperire, non è detto che gli archivi siano facilmente ed integralmente raggiungibili.

I tempi sono cambiati, anche per l'amministrazione dello Stato, perfino per il fisco. Non si può più relegare la privacy a un perimetro marginale, formalistico, eventuale, perché tutto, ormai, è fatto di dati e regolato attraverso i dati. Ce lo ricorda il parere espresso dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, con un avvertimento – severo – su due provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle Entrate: uno contenente regole per predisporre, trasmettere, ricevere e conservare le fatture elettroniche, e l'altro sulle modalità di conferimento e revoca delle deleghe per l'utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica.

In seguito al decesso di un signore decisamente abbiente si apriva la successione testamentaria dalla quale risultava istituita quale erede la figlia di primo letto mentre la parte disponibile veniva attribuita alla moglie di seconde nozze. Successivamente la figlia veniva a conoscenza dell'esistenza di diverse polizze vita sottoscritte dal de cuius in favore di terzi beneficiari, e di altre ancora intestate a terzi, stimando il valore complessivo di tali investimenti in circa sei milioni di euro.

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Il 2018, nell’universo digitale, è probabilmente destinato a essere ricordato come l’anno dello scandalo di Cambridge Analytica e della riforma – sin qui mancata – della disciplina europea sul diritto d’autore. Ma il 2018 è anche l’anno con il quale, più che in passato, il mondo ha preso coscienza della relazione complessa, le cui regole sono tutte da scrivere, tra uomini e intelligenza artificiale.

Ormai lo sanno tutti, le regole sulla privacy stanno cambiando. Nelle settimane scorse nessuno è scampato all'invio massivo di nuove informative o da richieste di consensi da parte di social network ed altri siti web a cui si è iscritti. Dopo due anni di tempo che aziende e pubbliche amministrazioni hanno avuto per adeguarsi, il conto alla rovescia è finito e dal 25 maggio 2018 il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali è operativo.

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La ragnatela dei data-base reputazionali e della rete internet è impegnata da anni in attività di rating e scoring. Al nome e cognome di una persona si abbinano report che formulano sintetiche espressioni valutative, da cui dipende la possibilità di avere un finanziamento o un mutuo. Il profilo virtuale rintracciabile on line è sfornato da siti che offrono risposte immediate e gratuite. La quantità delle informazioni è enorme, non sempre la loro qualità. E bisogna aggiungere che la capacità delle leggi e delle tutele per l'interessato non sempre raggiunge gradi apprezzabili di effettività.

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Quando riceviamo mail pubblicitarie o veniamo contattati nell'ambito di campagne di marketing e domandiamo agli operatori come abbiano ottenuto i nostri dati personali, spesso ci troviamo di fronte ad un muro di gomma, e la risposta che riceviamo è che "abbiamo dato il consenso", come se per il fatto che se in una certa occasione di cui neanche abbiamo ricordo abbiamo dato un consenso più o meno consapevole avessimo firmato una condanna ad essere perseguitati vita natural durante da spam e promozioni aggressive.

A seguito di un'istanza di esercizio dei diritti ai sensi del Gdpr da parte di un interessato che intendeva accedere ai propri dati personali, piuttosto che fornire le informazioni richieste, una società di recruiting ha invece deciso di cancellare le informazioni dai propri archivi. Ma la mossa non è piaciuta affatto all'autorità per la privacy della Danimarca, dove ha sede l'agenzia di ricerca e selezione del personale.

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Presentazione libro Privacy, protezione e trattamento dei dati personali

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