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Le richieste di accesso ai dati possono essere messe in lista d’attesa. È uno degli effetti della situazione emergenziale dovuta al contagio Covid-19. Anche se per arrivare a questo risultato interpretativo la strada è, come al solito, tortuosa. Si prenda il caso, purtroppo, comune di una organizzazione in cui i dipendenti sono in cassa integrazione per un lungo periodo o istituti simili. Per quanto la tecnologia di appoggio allo smart working dovrebbe sopperire, non è detto che gli archivi siano facilmente ed integralmente raggiungibili.

I tempi sono cambiati, anche per l'amministrazione dello Stato, perfino per il fisco. Non si può più relegare la privacy a un perimetro marginale, formalistico, eventuale, perché tutto, ormai, è fatto di dati e regolato attraverso i dati. Ce lo ricorda il parere espresso dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, con un avvertimento – severo – su due provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle Entrate: uno contenente regole per predisporre, trasmettere, ricevere e conservare le fatture elettroniche, e l'altro sulle modalità di conferimento e revoca delle deleghe per l'utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica.

Purtroppo oggi come oggi nell’attuale società della comunicazione e non solo dell’informazione è frequente subire violazioni alla nostra privacy. L’avvento delle nuove tecnologie e del digitale, se da un lato consentono di ottenere tanti vantaggi in termini di semplificazione, efficienza ed economicità dall’altro implicano necessariamente il trattamento di molti dati personali in rete e spesso non si utilizzano le necessarie precauzioni richieste dalla normativa. Quante volte capita di ricevere chiamate commerciali su prodotti che non ci interessano? Quante volte riceviamo SMS o e-mail da società di cui non abbiamo mai acquistato prodotti? In effetti, ogni giorno capita di fornire dati personali: per scaricare una app, per ottenere una carta fedeltà o per acquistare prodotti online…e a volte il soggetto a cui forniamo i nostri dati li utilizza impropriamente e senza il nostro permesso!

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L’eterno dilemma che si pone l’amministratore di condominio: la richiesta del condòmino di visionare questo o quel documento può essere accontentata o si viola la riservatezza? Si rientra nell’esame sul “bilanciamento degli interessi” che per essere gestito necessita di una valutazione che non può prescindere dall’esame della norma ma anche dai principi di minimizzazione e di accountability.

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In seguito al decesso di un signore decisamente abbiente si apriva la successione testamentaria dalla quale risultava istituita quale erede la figlia di primo letto mentre la parte disponibile veniva attribuita alla moglie di seconde nozze. Successivamente la figlia veniva a conoscenza dell'esistenza di diverse polizze vita sottoscritte dal de cuius in favore di terzi beneficiari, e di altre ancora intestate a terzi, stimando il valore complessivo di tali investimenti in circa sei milioni di euro.

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La possibilità di esercitare i propri diritti è sempre stato un nodo centrale per il corretto svolgimento della vita sociale. L’impossibilità o la difficoltà di accedere a quello che l’ordinamento ci assicura come una nostra prerogativa, è invero causa di profonda frustrazione. La materia del trattamento dei dati personali non fa ovviamente eccezione e ce ne rendiamo conto ogni volta che un contact center illegale ci telefona e non riusciamo ad ottenere nulla dall’operatore con cui parliamo, né a rintracciare la fonte della telefonata. Ma, come diceva qualcuno, il telemarketing è solo la puntura di spillo in un campo sterminato di situazioni in cui l’orecchio di chi dovrebbe ascoltare la nostra istanza è lontano e spesso difficile da raggiungere.

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L’ordinanza ingiunzione nei confronti di Deutsche Bank S.p.A. del 16 giugno 2022 offre la possibilità di analizzare nuovamente una tema che Titolare e Responsabile del Trattamento non devono sottovalutare: il riscontro alle istanze di esercizio dei diritti.

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Che la privacy sia un diritto fondamentale è diventato ormai uno slogan che siamo abituati a sentire risuonare come un mantra, ma anche se l’art.8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea afferma che “ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano”, la realtà della società digitale attuale è purtroppo ben diversa.

La comunicazione dei dati al RIAP (Registro Italiano ArtroProtesi) è facoltativa da parte del paziente e per questo l’Istituto Superiore di Sanità che lo gestisce chiede correttamente agli interessati il consenso per il trattamento, ma d’altra parte in Sicilia un decreto ha stabilito che in caso di mancato conferimento dei dati le prestazioni sanitarie non vengono remunerate alle strutture sanitarie accreditate. Siamo di fronte a un altro passo falso sul diritto alla protezione dei dati personali da parte della Regione Siciliana dopo il recente avvertimento ricevuto dal Garante lo scorso 22 luglio?

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Il 2018, nell’universo digitale, è probabilmente destinato a essere ricordato come l’anno dello scandalo di Cambridge Analytica e della riforma – sin qui mancata – della disciplina europea sul diritto d’autore. Ma il 2018 è anche l’anno con il quale, più che in passato, il mondo ha preso coscienza della relazione complessa, le cui regole sono tutte da scrivere, tra uomini e intelligenza artificiale.

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Caffè Privacy: il privacy impact assessment

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