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Il regolamento europeo sulla protezione dei dati dedica numerosi articoli alla “trasparenza”, e ciò testimonia il carattere multiforme di questo istituto, non limitabile alle sole “informative”. Così, se in prima battuta, si riflette sulle finalità della trasparenza, si arriverà a concludere che la trasparenza ha uno scopo di agevolazione del controllo da parte di soggetti terzi.  Questi soggetti terzi potrebbero essere le autorità amministrative di controllo oppure le istituzioni legislative oppure le autorità giudiziaria e, non ultimo, l’interessato stesso. Quest’ultimo dispone di strumenti di verifica e di controllo in ordine alle circostanze che lo riguardano personalmente.

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Le aziende continuano a fare informative privacy complesse e poco chiare, nonostante l'art. 12 del GDPR richieda che una policy debba essere “concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro”. Spesso i motivi sono legati a un gap culturale, che però viola il principio di trasparenza ed espone a rischio di sanzioni e contenziosi.

Nei concorsi nella vi è la necessità di un equilibrio e coordinamento fra le esigenze di trasparenza e quelle di privacy con riguardo alla pubblicazione delle graduatorie.

La regolamentazione della privacy è un tema cruciale nell’era digitale, dove i dati personali costituiscono il carburante essenziale per l’utilizzo di algoritmi di machine learning e di intelligenza artificiale, specialmente in contesti commerciali.

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Porta aperta alle class action e alle richieste danni contro il social network che esagera sulla gratuità dei servizi offerti agli utenti digitali. I dati personali sono inseriti in un circuito di sfruttamento commerciale e tutto questo va chiarito fin da subito. Se, invece, si pone l'accento magnificando la gratuità del servizio, allora si commette pubblicità ingannevole. E l'Antitrust applica la relativa sanzione pecuniaria e può obbligare a diffondere un comunicato che metta in evidenza la scorrettezza. Così come è capitato a Facebook, cui l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha applicato una sanzione di 5 milioni di euro, obbligando a pubblicare un avviso in cui dichiara di avere violato il codice del consumo, per mancata adeguata informazione agli utenti. Le sanzioni sono state confermate dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2631 del 29/3/2021.

Chi apre un account non deve essere costretto a vagare tra varie schermate per sapere se i suoi dati saranno usati per fini di marketing, ma deve poterlo capire subito. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con sentenza n. 9614 del 2/12/2024, inquadrando la trasparenza sul trattamento dei dati nell’ambito della correttezza commerciale.

L'ente di una confessione religiosa può accedere agli atti amministrativi delle altre confessioni per verificare se il comune opera in modo discriminatorio. Il Consiglio di stato (Cds) ha recentemente chiarito che l'ente di una confessione religiosa a cui non viene riconosciuta l'esenzione dal pagamento di imposte e tasse, prevista a beneficio degli immobili destinati al culto, può accedere agli atti amministrativi e visionare i documenti tributari riguardanti altre confessioni religiose al fine di accertare l'eventuale sussistenza di disparità di trattamento, ed essere così in grado di dimostrare che la pubblica amministrazione abbia effettivamente operato nei suoi confronti in modo arbitrario e discriminatorio. Dopo una prima pronuncia in tal senso da parte del Tar Lazio, a confermarlo è stato il Cds con sentenza n. 6964/2021.

Dopo aver presentato una denuncia alla Commissione europea e alla rete europea delle autorità per i consumatori contro WhatsApp per aver esercitato pressioni sugli utenti ad accettare i nuovi termini sulla privacy, adesso l’organizzazione europea dei consumatori che raggruppa 46 associazioni dei consumatori europee di 32 paesi (Altroconsumo per l’Italia), si è scagliata contro Google.

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I consumatori italiani chiedono maggiore trasparenza sull'utilizzo e sulla protezione dei dati personali da parte delle imprese. Inoltre, sempre più utenti sono favorevoli all'uso dell'intelligenza artificiale nel trattamento dei dati ma sono preoccupati per l'uso che le aziende ne fanno nella gestione delle informazioni in loro possesso. Ad attestarlo sono i contenuti del Cisco Consumer Privacy report 2022, l'annuale analisi globale relativa alla percezione e ai comportamenti dei consumatori in materia di privacy, secondo cui gli utenti di tutto il mondo si stanno attivando sempre più per incrementare la protezione dei propri dati.

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A fine luglio 2025, si è verificato un evento che ha riportato con forza al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza e della riservatezza nelle interazioni con strumenti di intelligenza artificiale generativa. Migliaia di conversazioni avvenute tra utenti e ChatGPT sono diventate accessibili pubblicamente tramite i motori di ricerca, in particolare Google.

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Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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