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Privacy, se un tribunale condanna il Garante ciò che prevale è l'incertezza del diritto
La P.A. deve essere una casa di vetro, non certo per esporre il cittadino nudo, ma per garantire il controllo sul potere. Il bilanciamento tra riservatezza individuale e trasparenza dell’esercizio della amministrazione pubblica è un’operazione di per sé precaria, ma non si devono sacrificare oltre misura i diritti dei singoli. Il problema è che il sistema del bilanciamento diffuso sta originando risposte “caso per caso” senza additare orientamenti consolidati.
Pubblica su Facebook mille foto con l'ex partner, ma lui non gradisce: condannata una donna
Una donna barese posta sul proprio profilo Facebook un numero considerevole di immagini (trentasei album fotografici e circa un migliaio di foto) che li vedevano ripresi tutti insieme in ricordo dei “bei tempi andati”. L’ex partner la diffidava a cancellare tali immagini, ma la signora faceva orecchie da mercante ed ignorava la richiesta: non sono, dopotutto, immagini da lei riprese e che vedono anche lei presente? Viene così adito il tribunale pugliese di prime cure.
Quando è lecito controllare la posta elettronica aziendale di un dipendente senza violare la sua privacy?
Una recente sentenza del Tribunale di Genova, relativa a una dipendente licenziata dopo che il datore di lavoro controllando la sua email aveva scoperto che aveva inviato verso terzi dati riservati, permette di approfondire il tema della liceità delle verifiche sull’email di un lavoratore dipendente anche per scopi difensivi.
Quando Facebook può cancellare i post no vax e sospendere l'account dell'utente
I social network possono sospendere gli account degli utenti no vax e rimuovere i contenuti che veicolano disinformazione sanitaria. Lo ha stabilito il Tribunale di Varese con l’ordinanza 1181/2022, che fa il punto sulla complessa questione del controllo delle piattaforme sui contenuti pubblicati dagli utenti.
Quando procedure e linee guida sono disallineate dalle prassi reali aumentano i rischi organizzativi e privacy
Il GDPR ha trasformato la protezione dei dati personali in una disciplina di governo dei processi informativi, come emerge dalla logica combinata degli artt. 5, 24, 25 e 32 del Regolamento UE. Tuttavia, accountability, privacy by design e misure organizzative adeguate non richiedono soltanto procedure formalmente corrette, ma assetti concretamente capaci di governare i flussi informativi reali.
Quando quello che fa il dipendente nella sua vita privata può costargli il posto di lavoro: la sentenza della Cassazione
In una recente pronuncia la Cassazione ha affrontato il rapporto tra vita privata del lavoratore, reati e licenziamento per giusta causa. In particolare, i giudici della Suprema Corte hanno stabilito in quali casi pratici una condotta non lavorativa, ovvero avvenuta fuori dall’ufficio e dall’esercizio delle mansioni, può giustificare il licenziamento.
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Rating reputazionale su internet: l'algoritmo deve essere conosciuto e serve un consenso specifico dell'utente
Stretta della Cassazione in materia di privacy sulle piattaforme web per la creazione di profili reputazionali. L'algoritmo di funzionamento deve essere conosciuto ed oggetto di un consenso specifico da parte del cliente. Lo ha stabilito la Prima sezione civile, sentenza n. 14381 depositata oggi, accogliendo il ricorso del Garante privacy nei confronti di Mevaluate Onlus. Un'Associazione che si propone di contrastare "fenomeni basati sulla creazione di profili artefatti o inveritieri e di calcolare in maniera imparziale il cd. rating reputazione, in modo da consentire a terzi una verifica di reale credibilità".
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Rating reputazionale sul web, necessario il consenso sul funzionamento dell’algoritmo
La Cassazione torna sulle modalità di manifestazione del consenso per l’adesione alle piattaforme online di rating reputazionale. In particolare, quando si ha a che fare con un sistema di valutazione automatico basato su algoritmi il soggetto deve conoscere il procedimento che conduce al risultato e su questo deve fornire il proprio consenso.
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Reato di truffa aggravata per chi raggira gli anziani con la tecnica del “nipote in difficoltà economiche”
Il deprecabile comportamento ai danni di persone anziane contattate da un soggetto che, chiede una somma per liberare un parente da presunti debiti, integra il reato di truffa aggravata (articolo 640, comma 2 n. 2 del cp). Lo chiarisce la Cassazione penale con la sentenza n. 41027/25.
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Rendere noto che un dipendente è assente per malattia costituisce diffusione illecita di dati sensibili anche se non si specifica la patologia
Adita in materia di trattamento dei dati personali e tutela dei dati nominativi osserva in sentenza la Corte d’Appello di Palermo come i dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute possano essere trattati soltanto mediante modalità organizzative, quali tecniche di cifratura o criptatura che rendano non identificabile l’interessato.
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Tavola rotonda su privacy e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro
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