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Federprivacy

Federprivacy è la principale associazione di riferimento in Italia dei professionisti della privacy e della protezione dei dati, iscritta presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MISE) ai sensi della Legge 4/2013. Email: [email protected] 

"Salve popolo, siamo qui oggi per comunicarvi con grande gioia, che circa 26.600 dati personali (email, password, cellulari, indirizzi) di maestre, insegnanti, referenti e dirigenti di molte scuole italiane sono entrate in nostro possesso!". È il tweet postato dall’account LulzSecIta (uno degli account utilizzati dagli attivisti di Anonymous). Allegato un link in cui gli hacker, rivolgendosi direttamente alla ministra Valeria Fedeli, spiegano che l’obiettivo della loro azione è l'alternanza scuola-lavoro.

L'Ue deve rivedere la proposta delle nuove norme sulla e-privacy attualmente sul tavolo perché rischiano di compromettere il legame degli editori con i lettori e il giornalismo di qualità, con il pericolo di mancare la rivoluzione dei dati. E' la denuncia delle associazioni europee degli editori di Emma ed Enpa, che si sono unite all'appello di altri settori dell'industria per un totale di più di 50 firmatari da oltre 19 Paesi.

Il Foia conosce deroghe legate alla necessità di tutelare i dati personali, in particolare se sensibili, dei soggetti cui si riferiscono gli atti o i documenti o le informazioni oggetto della richiesta. Il rigetto va applicato se c’è un danno possibile alla tutela dei dati personali. Dopo aver precisato che le istanze non sono accettabili se creano un disservizio, si stanno ponendo – nella giurisprudenza e nelle indicazioni del Garante della privacy - alcuni punti fermi che danno alle amministrazioni utili indicazioni operative nell’applicazione del diritto di accesso generalizzato.

L'Italia rischia di essere in ritardo per l'applicazione delle nuove regole Ue sulla privacy che partono il 25 maggio. E, anche se ci sono le elezioni in vista, l'amministrazione deve lavorare per essere pronta in tempo. E' l'allarme lanciato dalla commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova a 100 giorni dall'avvio del 'General Data Protection Regulation'.

Tutte le p.a. ed altre migliaia di imprese che ricadono nelle previsioni dell'art. 37 del GDPR devono avere di un "Responsabile della Protezione dei Dati". Inoltre, per adeguarsi alla normativa sulla privacy sono sempre più ricercati anche consulenti esperti della materia. L'ultimo rapporto annuale dell'Osservatorio di Fedeprivacy ha evidenziato che lo scorso anno i professionisti della privacy hanno registrato un aumento del 57,5%. Da sette anni TÜV Italia certifica i professionisti che dimostrano oggettivamente di avere specifiche competenze in materia di protezione dei dati personali. Le ultime due sessioni d'esami del 2019 si svolgeranno il 13 dicembre a Pisa e il 17 dicembre Milano.

La protezione dei dati mette nei guai Google. Una class action, intentata da un gruppo denominato “Google You Owe Us” (guidato dall' ex regista Richard Lloyd), sta portando Big G in tribunale nel Regno Unito. E se l'azione legale avrà successo, il gigante di Mountain View potrebbe vedersi costretto a pagare un indennizzo a circa di 5,4 milioni di cittadini britannici, con cifre stimate in diverse centinaia di sterline per ogni utente coinvolto.

Maxi sanzioni fino a 150mila euro in caso di irregolarità nella gestione dei dati personali da parti dei soggetti delegati al trattamento «a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzioni di sanzioni penali».

C'è un potenziale allarme privacy per il riconoscimento del volto del nuovo iPhone X di Apple: lo solleva un report del Washington Post secondo il quale le misure di sicurezza garantite dalla compagnia di Cupertino rischiano di non essere sufficienti per gli sviluppatori di applicazioni terze. Questi, scrive il quotidiano, potrebbero usare e conservare sui propri server le informazioni del volto degli utenti raccolte con l'iPhone X per scopi non sempre noti.

Molti smartwatch per bambini sono un colabrodo dal punto di vista della sicurezza e della privacy. Inefficienti, inaffidabili, privi di elementari protezioni, irrispettosi dei dati degli utenti e per di più pure a rischio di essere facilmente violati da un attaccante. È la demoralizzante fotografia scattata dal rapporto di una organizzazione no-profit norvegese per i diritti dei consumatori, il Norwegian Consumer Council, da tempo in prima fila nell’analizzare le falle informatiche e legali dei dispositivi connessi, come avevamo raccontato nel caso della bambola interattiva Cayla.

I dati di 57 milioni di clienti di Uber sono stati piratati, ma la multinazionale per il trasporto privato lo ha tenuto nascosto per un anno preferendo pagari un riscatto, ben 100 mila dollari, agli hacker che avevano piratato nomi, email, numeri di telefono di 50 milioni di clienti e 7 milioni di autisti. Il furto, riferisce l'agenzia Bloomberg, è stato compiuto ai danni di clienti in tutto il mondo a ottobre del 2016. Oltre ai dati sensibili dei clienti, sono stati piratati anche i numeri di patente di 600.000 americani.

Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3

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