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Risarcimento del danno in ambito privacy: se la violazione è minima deve prevalere il principio della tolleranza

Risarcimento del danno in ambito privacy: se la violazione è minima deve prevalere il principio della tolleranza

In materia di violazione della privacy occorre che il soggetto passivo denunci in maniera analitica i danni sofferti senza limitarsi a eccepire che l'illecito uso dei suoi dati gli avrebbe procurato una generica sofferenza. Un comportamento questo che - secondo la Cassazione (ordinanza n. 16402/21) - è completamente inadeguato per riconoscere il danno non patrimoniale.

Dalla Commissione Ue le clausole contrattuali tipo per titolari e responsabili del trattamento

Dalla Commissione Ue le clausole contrattuali tipo per titolari e responsabili del trattamento

Ispezioni privacy dei committenti sui fornitori esterni (responsabili del trattamento), ma con un ragionevole preavviso: è una delle previsioni delle clausole standard dei contratti di outsourcing di trattamenti, approvate il 4 giugno 2021 dalla Commissione Ue, in attuazione dell'articolo 28, paragrafo 7, del regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679 (Gdpr). Il testo delle clausole contrattuali tipo (in gran parte una dettagliata parafrasi dell'articolo 28 Gdpr) prevede anche una serie di allegati, in cui bisogna descrivere analiticamente finalità e modalità dei trattamenti.

Cause di separazione, la chat è prova del tradimento salvo un disconoscimento «chiaro, circostanziato ed esplicito»

Cause di separazione, la chat è prova del tradimento salvo un disconoscimento «chiaro, circostanziato ed esplicito»

Per far perdere in un processo la qualità di prova alle riproduzioni informatiche di una chat occorre un disconoscimento «chiaro, circostanziato ed esplicito», che si deve concretizzare «nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta». Sono quindi inefficaci i semplici richiami, fatti dal ricorrente, ai propri scritti difensivi nei quali dichiarava che quanto rappresentato dalle riproduzioni informatiche non corrispondesse alla realtà dei fatti in essa descritta. Lo ha ribadito la Cassazione con l’ordinanza 12794 del 13 maggio 2021.

Condominio: sulle comunicazioni da oscurare l'indirizzo email personale del condòmino

Condominio: sulle comunicazioni da oscurare l'indirizzo email personale del condòmino

Riguarda l’uso della mail nelle comunicazioni condominiali il recente provvedimento del Garante DREP/SK162838-1/ facente seguito al reclamo proposto il 25 marzo 2021 da una condòmina, in base all’articolo 77 del Regolamento Ue 16/679. Secondo il Garante, anche laddove la mail possa avere un contenuto che «attiene a temi concernenti la gestione e l’amministrazione del condominio, che pertanto sono stati oggetto di condivisione in quanto di interesse per la compagine condominiale, «gli estremi identificativi delle utenze telefoniche intestate ai singoli condòmini o ai loro familiari, non possono essere annoverati tra quelli oggetto di necessaria e obbligatoria comunicazione all’interno del condominio.

L'hosting provider non ha nessuna responsabilità se non c'è stata rielaborazione delle informazioni degli utenti

L'hosting provider non ha nessuna responsabilità se non c'è stata rielaborazione delle informazioni degli utenti

Ha chiarito il Consiglio di Stato con la recente sentenza 3851/2021 che va esclusa la responsabilità dell'hosting provider in caso di mancata manipolazione dei dati memorizzati. Tale ottica valorizza la varietà di elementi idonei a delineare la peculiare figura dell'hosting attivo, comprendente attività di filtro, selezione, indicizzazione, organizzazione, catalogazione, aggregazione, valutazione, uso, modifica, estrazione e promozione dei contenuti pubblicati dagli utenti, operati mediante una gestione imprenditoriale del servizio, come pure l'adozione di una tecnica di valutazione comportamentale degli utenti per aumentarne la "fidelizzazione".

Violazioni del Gdpr, sono oltre 600 le sanzioni inflitte nell'Ue da inizio anno

Violazioni del Gdpr, sono oltre 600 le sanzioni inflitte nell'Ue da inizio anno

Superano i 292 milioni di euro le sanzioni per violazioni della privacy applicate in Europa. Sono state, secondo Privacy Affairs, 661 in tutta l'Unione, di cui 73 in Italia, che è al secondo posto per provvedimenti sanzionatori emanati, preceduta solo dalla Spagna (222). Leggermente diverse sono le cifre fornite da Enforcement Tracker, che fino a maggio 2021 conta un totale di 283 milioni di euro spalmati in 638 sanzioni. Per questa seconda fonte viene confermata la graduatoria per nazioni per numero di sanzioni e si mette in evidenza però che l'Italia è prima per importi delle sanzioni irrogate (oltre 76 milioni).

Il furto d'identità con l'intelligenza artificiale

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