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Whistleblowing, obbligo di trattamento dei dati in ossequio al principio di accountability

Whistleblowing, obbligo di trattamento dei dati in ossequio al principio di accountability

La recente introduzione nel nostro ordinamento degli obblighi in materia di whistleblowing per i soggetti privati darà certamente un contributo importante all'emersione degli illeciti in ambito aziendale. Ma le procedure interne di segnalazione ora richieste generano trattamenti di dati personali, anche particolari, che comportano l'adozione di cautele e misure di sicurezza da parte del titolare del trattamento.

Privacy e rischio operativo: disamina dei ruoli di RPD, RSPP e RPCT

Privacy e rischio operativo: disamina dei ruoli di RPD, RSPP e RPCT

Si può definire il rischio operativo l’insieme dei rischi che una organizzazione, pubblica o privata che sia, può trovarsi ad affrontare nei suoi processi operativi volti a realizzare, tramite la produzione di beni e servizi, i propri obiettivi. I rischi, possono derivare da diverse cause - come l’inadeguatezza dal design dei processi all’assetto dei sistemi operativi, alle connotazioni della compagine e eventi di origine esterna – dando luogo a impatti negativi sul patrimonio, sulla reputazione o sull'assolvimento dei compiti.

Digital Markets Act, gli obblighi in materia di trattamento di dati personali

Digital Markets Act, gli obblighi in materia di trattamento di dati personali

Il Digital Markets Act (DMA) si propone di affrontare i rischi derivanti dalla posizione dominante assunta dalle più grandi imprese di servizi digitali. Nei considerando del regolamento, il legislatore europeo evidenzia che i fornitori di servizi di piattaforma di base hanno caratteristiche tali da poter compromettere la contendibilità del mercato. Inoltre, tali imprese possono acquistare la posizione cosiddetta di gatekeeper (controllore dell'accesso), che può determinare squilibri gravi in termini di potere contrattuale, con conseguenti pratiche sleali e condizioni inique tanto per gli utenti commerciali quanto per gli utenti finali.

Videosorveglianza: non basta l'ok dei dipendenti per installare le telecamere in azienda

Videosorveglianza: non basta l'ok dei dipendenti per installare le telecamere in azienda

Sul controllo a distanza, i lavoratori non possono sostituirsi al sindacato. Anche se fossero tutti d'accordo a far installare, ad esempio, le telecamere nell'azienda, in mancanza del placet della rappresentanza sindacale (Rsa o Rsu) l'installazione sarebbe illegittima e il datore di lavoro penalmente responsabile. Lo precisa l'Inl nella nota 2572/2023 in cui fornisce indicazioni sul rilascio del provvedimento di autorizzazione all'installazione di strumenti di controllo diretto o indiretto dei lavoratori, in considerazione anche degli orientamenti del Garante Privacy. L'Inl precisa, inoltre, che la disciplina vale anche per rider e co.co.co. di terza generazione, ma non per i volontari.

Il rito abbreviato non sana di per sé la prova raccolta in violazione della normativa sulla privacy

Il rito abbreviato non sana di per sé la prova raccolta in violazione della normativa sulla privacy

Il rito alternativo non sana di per sé la prova raccolta in trasgressione della normativa a tutela della privacy del traffico telefonico. La Sesta sezione penale della Cassazione, sentenza n. 15836, ha affermato che non sono utilizzabili nel giudizio abbreviato i dati di geolocalizzazione relativi a utenze telefoniche o telematiche, contenuti in tabulati telefonici acquisiti dalla polizia giudiziaria in assenza del decreto di autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Si tratta infatti di prove lesive del diritto alla segretezza delle comunicazioni costituzionalmente tutelato e, pertanto, colpite da inutilizzabilità patologica, non sanata dalla richiesta di definizione del giudizio con le forme del rito alternativo.

Whistleblowing: il licenziamento ritorsivo o discriminatorio è sempre nullo

Whistleblowing: il licenziamento ritorsivo o discriminatorio è sempre nullo

La tutela per il licenziamento del whistleblower è stata di recente oggetto di modifiche da parte del Dlgs 24/2023, attuativo della direttiva Ue 2019/1937. In precedenza, questa protezione era riconducibile alla previsione di un generico «divieto di atti di ritorsione o discriminatori» nei confronti del segnalante per motivi collegati alla segnalazione (articolo 6, comma 2-bis, del Dlgs 231/2001, introdotto dalla legge 179/2017).

Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3

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