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Il 49% degli italiani è disposto a condividere i propri dati personali in cambio di sconti e offerte, ma chiede più trasparenza sulla privacy

La nuova ricerca "The State of Shopping 2026" realizzata da Shopfully offre uno spaccato interessante sull'evoluzione delle abitudini di acquisto degli europei, e anche se il report è principalmente orientato ad analizzare i comportamenti dei consumatori e le strategie del retail, evidenzia anche numerosi spunti che riguardano direttamente la privacy e l'utilizzo crescente delle informazioni degli utenti lungo tutto il percorso di acquisto.

L'indagine, condotta su 6.605 consumatori di otto Paesi europei, tra cui l'Italia, conferma infatti come il processo decisionale sia ormai profondamente ibrido: il consumatore si informa prevalentemente attraverso strumenti digitali, confronta offerte, consulta volantini online, marketplace e app dedicate, ma conclude ancora molto spesso l'acquisto nel punto vendita fisico.

Ogni ricerca online lascia una traccia - Se fino a pochi anni fa i dati personali venivano raccolti prevalentemente durante l'acquisto, oggi il monitoraggio inizia molto prima. Ogni ricerca effettuata su un'app di comparazione prezzi, ogni consultazione di un volantino digitale, ogni click su una promozione e perfino il tempo trascorso a visualizzare un determinato prodotto rappresentano informazioni che possono essere utilizzate per costruire profili sempre più accurati dei consumatori.

Il report evidenzia come oltre quattro consumatori su cinque utilizzino strumenti digitali prima di acquistare, mentre il negozio fisico rimane il luogo preferito per finalizzare l'acquisto. Questo significa che una parte consistente del valore economico generato nel commercio deriva ormai dalla fase preliminare di raccolta e analisi dei dati comportamentali.

La personalizzazione cresce, ma richiede trasparenza - Un altro dato significativo riguarda il ruolo della profilazione che comporta pubblicità personalizzata. I consumatori non disdegnano le comunicazioni commerciali realmente utili, offerte pertinenti e promozioni in linea con le proprie esigenze.

Per il 55% degli italiani, la pubblicità è infatti utile quando permette di scoprire offerte o promozioni che altrimenti passerebbero inosservate. Una quota più contenuta apprezza invece i messaggi personalizzati sulla base delle proprie esigenze (22%) oppure quelli che aiutano a pianificare gli acquisti (19%).

Tuttavia, perché questa personalizzazione sia compatibile con le loro aspettative e con il GDPR è necessario che il trattamento dei dati personali avvenga nel rispetto dei principi di liceità, trasparenza, minimizzazione e limitazione delle finalità.

Le aziende del settore retail sono quindi chiamate a trovare un equilibrio delicato: offrire esperienze d'acquisto sempre più personalizzate senza trasformare il consumatore in un soggetto costantemente profilato.

La fiducia diventa un vantaggio competitivo - Uno degli aspetti più interessanti che emerge indirettamente dalla ricerca riguarda il rapporto di fiducia tra consumatori e retailer.

Quando percepiscono un beneficio concreto, come sconti realmente rilevanti, offerte personalizzate o un'esperienza di acquisto più semplice, i clienti sono disponibili a condividere dati personali.

Secondo lo studio, quasi la metà degli italiani (49%) dichiara infatti di essere disposto a condividere i propri dati personali con retailer e brand se questo consente di ricevere promozioni più rilevanti o sconti concreti, tuttavia, questa disponibilità presuppone che il trattamento dei dati sia chiaro, comprensibile e facilmente controllabile

In altre parole, il consenso non può diventare il prezzo da pagare per accedere ai servizi, e negli ultimi anni molti utenti hanno imparato a loro spese come dark pattern e stratagemmi di “privacy fatigue” sono direttamente mirati a carpire i loro dati personali.

Infatti, la disponibilità a condividere i propri dati non è incondizionata: il 29% degli intervistati afferma di non voler condividere in alcun caso i propri dati, mentre altri subordinano il loro consenso a precise garanzie: il 17% vuole comprendere chiaramente come le informazioni verranno utilizzate, mentre un ulteriore 17% ritiene fondamentale poter gestire o revocare facilmente il consenso.

Fonte: Shopfully

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