NEWS

Violazioni privacy nei luoghi di lavoro: causate non solo da errore umano ma anche da curiosità e pettegolezzi

Violazioni privacy nei luoghi di lavoro: causate non solo da errore umano ma anche da curiosità e pettegolezzi

Le organizzazioni di grandi o piccole dimensioni sono composte da persone che prestano la loro opera a tutti i livelli e delle quali vengono trattati numerosissimi dati personali e talvolta anche dati appartenenti alle categorie particolari del lavoratore e dei suoi parenti. Tali trattamenti sono necessari per l’applicazione delle norme fiscali, giuridiche, per la gestione delle procedure necessarie al fine di garantire il godimento dei diritti e il riconoscimento delle agevolazioni per i lavoratori. Proprio tali dati personali, contenenti talvolta informazioni particolarmente intime e relative alla sfera personale e/o di un familiare del lavoratore, potrebbero essere considerati “appetibili” per finalità, purtroppo, differenti da quelle istituzionali.

Dal Parlamento Ue no alla sorveglianza di massa per evitare discriminazioni e garantire la privacy

Dal Parlamento Ue no alla sorveglianza di massa per evitare discriminazioni e garantire la privacy

Per combattere la discriminazione e garantire la privacy, i deputati europei in una risoluzione adottata da 377 a favore, 248 contro e 62 astenuti, chiedono forti salvaguardie quando gli strumenti di intelligenza artificiale sono utilizzati dalle forze dell'ordine. I deputati sottolineano il rischio di pregiudizi algoritmici nelle applicazioni che usano l’Intelligenza Artificiale (IA) e affermano che la supervisione umana e un chiaro quadro giuridico sono necessari per prevenire tali discriminazioni, soprattutto se utilizzate dalle forze dell’ordine e di controllo delle frontiere.

Esami con il riconoscimento facciale per gli studenti, sanzione da 200mila euro per l'Università Bocconi

Esami con il riconoscimento facciale per gli studenti, sanzione da 200mila euro per l'Università Bocconi

Un consenso in realtà praticamente inutile. Un'incertezza sui tempi inammissibile. E un rischio per il trasferimento dei dati all'estero evidentemente sottovalutato. L'università Bocconi di Milano è stata multata dal garante per la protezione dei dati personali con una sanzione di 200mila euro per l'utilizzo, poco trasparente e non corretto, di un sistema di "controllo" per gli esami a distanza durante i mesi più duri dell'emergenza coronavirus, quando gli Atenei erano stati chiusi e gli studenti erano stati costretti a partecipare agli appelli da casa.

Così la tua smart tv ti traccia e viola la tua privacy

Così la tua smart tv ti traccia e viola la tua privacy

Una ricerca svolta sui canali delle principali emittenti ha evidenziato violazioni, anche gravi, della privacy degli utenti, spesso profilati senza aver esplicitamente fornito il consenso. La maggior parte dei canali televisivi non rispetta la privacy degli utenti, in alcuni casi violando in maniera palese il Regolamento Generale per la Protezione dei Dati Personali (il GDPR) europeo, ha evidenziato una ricerca condotta dall’azienda di sicurezza informatica Sababa Security in collaborazione con l’Università di Twente e LP Avvocati.

Sparlare di superiori e colleghi nella chat aziendale non può essere motivo di licenziamento se il dipendente non è stato informato sui possibili controlli

Sparlare di superiori e colleghi nella chat aziendale non può essere motivo di licenziamento se il dipendente non è stato informato sui possibili controlli

L’azienda non può utilizzare, ai fini del licenziamento, la conversazione privata di una dipendente che, nella chat aziendale, sparla di un superiore e di alcune colleghe, se non ha comunicato ai dipendenti la possibilità di fare controlli. Una deroga, sarebbe stata possibile solo in caso di controlli difensivi, destinati a proteggere beni aziendali o finalizzati a contestazioni sulla prestazione lavorativa. Ma nulla di tutto questo era stato eccepito alla lavoratrice. Il suo sfogo dunque, destinato ad un solo interlocutore, rientra nella libera manifestazione del pensiero.

Madre condannata a rimuovere i video con la figlia su TikTok

Madre condannata a rimuovere i video con la figlia su TikTok

Anche i video pubblicati su TikTok finiscono nel mirino dei giudici. Per la prima volta il Tribunale di Trani, con l’ordinanza del 30 agosto 2021, si è occupato dei filmati condivisi sul social network dove vengono caricati contenuti di breve durata. Il caso riguarda una madre che aveva pubblicato diversi video della figlia di nove anni senza il consenso del padre, che li aveva visti ma non aveva mai accettato l’esposizione mediatica della figlia. Il consenso di entrambi i genitori - precisa il tribunale - deve essere espresso, a nulla rilevando che il ricorso venga proposto a distanza di mesi.

Privacy Day Forum 2025: il trailer della giornata

Mappa dell'Italia Puglia Molise Campania Abruzzo Marche Lazio Umbria Basilicata Toscana Emilia Romagna Calabria

Rimani aggiornato gratuitamente con la nostra newsletter settimanale
Ho letto l'Informativa Privacy