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Invalidazione Privacy Shield, cosa fare adesso?
Come noto la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) si è pronunciata lo scorso 16 luglio (c.d. “Sentenza Schrems II”) in merito al regime di trasferimento dei dati tra l'Unione europea e gli Stati Uniti invalidando la decisione di adeguatezza del "Privacy Shield, adottata nel 2016 dalla Commissione europea in seguito alla decadenza dell'accordo "Safe Harbor".
Invalidazione Privacy Shield, il Garante UE incoraggia ad evitare trasferimenti di dati personali negli Usa
Il Garante europeo della protezione dei dati (Edps) ha pubblicato un documento strategico volto a monitorare la conformità delle istituzioni, degli organi e degli organismi europei (IUE) alla sentenza "Schrems II" che lo scorso luglio ha invalidato il Privacy Shield in relazione ai trasferimenti di dati personali verso paesi terzi, e in particolare negli Stati Uniti.
Irlanda, nuovo “no” a Facebook: la questione privacy va alla Corte Ue
Non finiscono i problemi di Facebook con l’Ue in seguito agli scandali sulla condivisione non autorizzata dei dati degli utenti europei che si sono susseguiti nelle ultime settimane. Con una sentenza, che potrebbe mettere fuori gioco gli strumenti giuridici utilizzati dalle società tecnologiche statunitensi per trasferire i dati degli utenti dell’Ue negli Stati Uniti, l’Alta Corte irlandese ha rifiutato il 2 maggio la richiesta del gigante californiano di non inviare al più alto tribunale europeo di un caso “decisivo” in materia di privacy.
L'UE riconosce come adeguata al GDPR la legge svizzera sulla protezione dei dati
In data 15 gennaio 2024 la Commissione europea ha stabilito che la nuova legge federale sulla protezione dei dati (nLPD) è equivalente al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) in vigore nell'UE. Medesimo trattamento è stato accordato dalle autorità comunitarie al diritto di dieci altri Stati terzi.
La app “IO” della Pubblica Amministrazione spedisce i tuoi dati personali all’estero
Era stata definita come la “applicazione mobile gratuita italiana, realizzata dal Dipartimento per la trasformazione digitale, in collaborazione con PagoPA S.p.A. e diversi volontari che hanno collaborato allo sviluppo, con l’obiettivo di rendere i servizi delle pubbliche amministrazioni accessibili ai cittadini su un’unica piattaforma”. Oggi si scopre che la app “IO” spedisce i dati degli utenti a diverse piattaforme straniere (Google, Mixpanel e Instabug) alla faccia della privacy e soprattutto approfittando del naturale rapporto di fiducia che lega il buon cittadino alle iniziative che portano il cappello dello Stato.
La Corea del Sud ora è considerata un paese sicuro per il trasferimento dei dati personali
Via libera al trasferimento di dati liberi e sicuri tra l'Unione europea e Repubblica di Corea del sud, con uno standard elevato di protezione. La Commissione europea rende noto di aver adottato una "decisione di adeguatezza", il meccanismo previsto dalla legislazione sulla privacy per il trasferimento di dati personali dall'Ue a paesi terzi, a patto che questi garantiscano un livello di protezione paragonabile a quello europeo.
La Corte di Giustizia dell'Ue invalida il 'Privacy shield'
Con la sentenza nella causa C-311/18 del 16 luglio 2020, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha invalidato il "Privacy Shield", ovvero l’accordo largamente difuso con cui grandi organizzazioni e multinazionali potevano fino ad ora legittimare il trasferimento di dati personali tra Europa e Stati Uniti.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea conferma la validità del Data Privacy Framework
Con sentenza nella causa T-553/23, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha respinto il ricorso presentato dall’eurodeputato Philippe Latombe, confermando la legittimità del Data Privacy Framework (DPF), lo strumento giuridico che dal 2023 disciplina i trasferimenti di dati personali dall’Unione europea verso gli Stati Uniti.
La funzione di 'anonimizzazione' dell’indirizzo IP non risolve i problemi di privacy di Google Analytics
Il caso “Google Analytics” affrontato dall’Autorità Garante con il provvedimento del 09 giugno 2022 prende spunto dalla pronuncia C-311/18, del 16 luglio 2020 (c.d. Schrems II), con la quale la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nel dichiarare l’invalidità della decisione della Commissione UE n. 2016/1250 del 12 luglio 2016, sull’adeguatezza della protezione offerta dal regime dello scudo UE-USA per la privacy (c.d. Privacy Shield), ha constatato che il diritto interno degli Stati Uniti (in particolare l’Executive Order 12333 e l’art. 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act - di seguito “FISA 702”) comporti deroghe alla normativa in materia di protezione di dati che eccedono le restrizioni ritenute necessarie in una società democratica.
La localizzazione fisica dei data center nel territorio UE non basta a garantire la riservatezza dei dati
L’ottanta per cento dell’infrastruttura digitale europea dipende da fornitori extraeuropei, eppure il dibattito sulla sovranità dei dati è stato finora prevalentemente normativo. Un recente caso giudiziario pone la questione in termini brutalmente concreti: che valore ha conservare i dati nel territorio europeo se un tribunale straniero può ordinarne la consegna?
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Il presidente di Federprivacy al TG1 Rai
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