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Modalità semplificata di attivazione dello smart working, senza accordi individuali a rischio privacy dei lavoratori e sicurezza dati aziendali

Modalità semplificata di attivazione dello smart working, senza accordi individuali a rischio privacy dei lavoratori e sicurezza dati aziendali

A causa della situazione pandemica, che dallo scorso anno ha investito anche il nostro paese modificando la fisionomia del mercato del lavoro, il Governo - con il DPCM del 1 marzo 2020 - ha previsto la possibilità per i datori di lavoro di attivare, in deroga all’art. 18 della L. 81/2017, lo smart working in modalità semplificata, ovvero senza la stipula di un previo accordo individuale con il lavoratore. Tale modalità scadrà, salvo proroghe, il 30 aprile 2021. L’art. 19 del D.L. 31 dicembre 2020, n. 183 (c.d. Decreto Mille Proroghe) convertito con modificazioni in Legge 26 febbraio 2021, n. 21 ha, infatti, confermato nuovamente la procedura semplificata già adottata a marzo 2020 sino a tale data.

La privacy nelle case 4.0: il caso Amazon Ring e le criticità delle abitazioni 'intelligenti'

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Fino a qualche tempo fa, il semplice chiudere a chiave la porta di casa poteva bastare come misura di sicurezza per evitare intrusioni all’interno delle proprie mura. Con l’avvento di Internet e degli assistenti virtuali come Alexa o Cortana, però, le misure di sicurezza cd. fisiche non sono più sufficienti. Dal televisore al frigorifero, dal campanello al microonde, quasi tutti gli oggetti di uso quotidiano possono venire connessi ad internet aprendo nuovi orizzonti e criticità. Ma, come sempre, il passaggio dall’analogico al digitale ci pone davanti a problematiche legate alla privacy e alla sicurezza informatica.

La tutela dei diritti dell’interessato: il progetto NOMYD

La tutela dei diritti dell’interessato: il progetto NOMYD

Purtroppo oggi come oggi nell’attuale società della comunicazione e non solo dell’informazione è frequente subire violazioni alla nostra privacy. L’avvento delle nuove tecnologie e del digitale, se da un lato consentono di ottenere tanti vantaggi in termini di semplificazione, efficienza ed economicità dall’altro implicano necessariamente il trattamento di molti dati personali in rete e spesso non si utilizzano le necessarie precauzioni richieste dalla normativa. Quante volte capita di ricevere chiamate commerciali su prodotti che non ci interessano? Quante volte riceviamo SMS o e-mail da società di cui non abbiamo mai acquistato prodotti? In effetti, ogni giorno capita di fornire dati personali: per scaricare una app, per ottenere una carta fedeltà o per acquistare prodotti online…e a volte il soggetto a cui forniamo i nostri dati li utilizza impropriamente e senza il nostro permesso!

Ora i dipendenti preferiscono WhatsApp alla mail: dati aziendali fuori controllo

Ora i dipendenti preferiscono WhatsApp alla mail: dati aziendali fuori controllo

Oltre il 70% degli impiegati utilizza app di messaggistica per condividere dati sensibili e informazioni critiche dell'azienda, e il 52% di professionisti e manager d’impresa fotografa documenti di lavoro riservati e li spedisce tramite WhatsApp, ma uno su quattro di essi (24%) sbaglia destinatario. Rapetto: “Si consegnano inconsapevolmente le chiavi dell’ufficio e in particolare quelle dei cassetti più riservati”. Bernardi:” Molte aziende hanno perso il controllo dei propri dati personali a causa delle app”. Decalogo di Federprivacy per aiutare le imprese a disciplinare l’uso di servizi aziendali di chat e messaggistica elettronica in conformità al Gdpr.

Chat e messaggistica in ambito di lavoro, ecco il decalogo per la conformità al Gdpr

Chat e messaggistica in ambito di lavoro, ecco il decalogo per la conformità al Gdpr

L’apparente facilità, ormai improprio sinonimo di velocità, di utilizzo degli apparecchi e dei servizi elettronici è un insidioso trabocchetto. Ci vuole un consapevole controllo dei mezzi e non un acritico e ingenuo affidamento a tutto ciò che la tecnica produce. L’avviso, di valenza trasversale e poco incline ad accodarsi al compiacimento generale ed aprioristico per ogni novità digital-informatica, è il buon senso della predica inutile ed è il monito che sarà ricordato solo a incidente subito.

Ruoli privacy negli appalti pubblici: alcune soluzioni per i raggruppamenti temporanei di imprese

Ruoli privacy negli appalti pubblici: alcune soluzioni per i raggruppamenti temporanei di imprese

Con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2016/679, comunemente noto con l’acronimo inglese GDPR (General Data Protection Regulation), gli enti pubblici hanno iniziato a porre maggiore attenzione alla materia della privacy nell’indizione delle gare di appalto pubblico e nella redazione dei contratti pubblici, imponendo gli obblighi relativi al trattamento dei dati personali in capo alle imprese appaltatrici.

Siamo tutti spiati? il presidente di Federprivacy a Cremona 1 Tv

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