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Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer. @Nicola_Bernardi

Tra le misure che sono state varate nel periodo dell’emergenza sanitaria del Coronavirus, sono stati previsti anche degli aiuti per le famiglie che si trovano in difficoltà economiche. Come se già non fosse abbastanza umiliante superare il senso di disagio che si può provare rivolgendosi al proprio comune di residenza per chiedere il denaro per procurarsi i generi di prima necessità per sopravvivere alla crisi, il Comune di Gragnano ha aggiunto anche la gogna mediatica per le persone meno abbienti che hanno fatto richiesta dei buoni spesa.

Quando si riceve un'email apparentemente proveniente dalla banca, in cui viene fatto credere al malcapitato destinatario che il proprio conto corrente sarebbe stato bloccato con la richiesta di effettuare l'accesso al web banking digitando le proprie password o di cliccare su un link, la maggior parte delle volte si tratta in realtà di tentativi di frode ad opera di hacker che cercano di carpire le credenziali degli utenti mediante campagne di phishing.

Mentre in tempi di isolamento sociale da Covid-19 la piattaforma Zoom è diventata velocemente una delle app di videoconferenze più popolari al mondo, Elon Musk ha deciso invece di vietarne l'uso ai suoi dipendenti, e non solo per potenziali carenze riguardanti il rispetto delle leggi sulla privacy.

In questo periodo di emergenza da Covid-19, Zoom è diventata in pochissimo tempo una delle app per videochiamate più usate al mondo, ed è utilizzata anche da molti insegnanti per tenere videolezioni in diretta, e da enti ed aziende per fare riunioni di lavoro o d’altro genere. Parallelamente alla sua grande diffusione, è emerso però il cosiddetto fenomeno dello “Zoom-bombing”, ovvero la pratica di certi disturbatori che interrompono videolezioni e riunioni con messaggi volgari o anche video pornografici, razzisti e offensivi.

Si chiama "Watering Hole", ed è una nuova strategia di attacco informatico mirato che ha l'obiettivo di compromettere i siti web religiosi. Una volta introdotto il malware all’interno del sito web preso di mira, i criminali aspettano che venga installato su computer e dispostitivi elettronici delle ignare vittime.Basta che un utente visiti un sito web compromesso per essere esposto al malware, una tattica che rende l’attacco tanto semplice da diffondere quanto molto pericoloso per frodi e furto di dati personali.

Le informazioni personali di quasi 5 milioni di cittadini georgiani sono state pubblicate online su un forum di hacking durante lo scorso fine settimana. Gli interessati coinvolti sono addirittura più della attuale popolazione della Georgia di 3,7 milioni di abitanti perché il database trafugato risulta non aggiornato da tempo e contiene perciò anche i dati dei defunti.

Dopo che era andato in pensione, l'istituto ha pensato di inscatolare e spedire all'ex dipendente quelli che avrebbero dovuto essere gli effetti personali dimenticati sul luogo di lavoro. Chissà con quale sorpresa, l'uomo aveva però ricevuto pacchi molto più voluminosi di quello che poteva ragionevolmente aspettarsi rispetto all'ingombro di oggetti come la foto di famiglia o il souvenir dell'ultima vacanza lasciati sulla scrivania dell'ufficio.

L'Information Commissioner's Office (ICO) ha irrogato una sanzione di 500.000 sterline (pari a circa 577mila euro) alla compagnia aerea Cathay Pacific Airways per non aver protetto adeguatamente i dati personali dei propri clienti tra ottobre 2014 e maggio 2018.

A distanza di quasi due anni dall’introduzione del Gdpr, sono ormai praticamente svanite tutte le più rosee prospettive riguardo alla figura del Data Protection Officer, come quella di vedere un “custode della privacy” nelle organizzazioni pubbliche e private che riportasse direttamente ai vertici aziendali, che avesse autonomia e indipendenza, e che avrebbe dovuto percepire un compenso o uno stipendio adeguato a un ruolo dirigenziale.

Negli ultimi due anni diversi dipartimenti governativi in Canada hanno compromesso le informazioni personali di ben 144.000 persone nell'ambito di 7.992 violazioni. A renderlo noto è un rapporto della Canadian Broadcasting Corporation (CBC) fornendo risposta a un'interrogazione scritta del deputato conservatore Dean Allison.

Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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