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Garante Privacy: pubblicate le Faq per l’accesso ai dati personali della cartella clinica
Pubblicate le Faq del Garante Privacy in materia di accesso ai dati personali della cartella clinica, il documento che contiene l’insieme di informazioni sanitarie e anagrafiche sul singolo ricovero.
Il cittadino ha diritto a ottenere le immagini della videosorveglianza comunale per tutelare i suoi interessi, ma nel rispetto della privacy
Una recente pronuncia del TAR della Puglia (TAR Puglia, sez. II, 2 novembre 2021, n. 1579) ha affrontato il caso di un automobilista coinvolto in un sinistro stradale che ha richiesto i filmati delle telecamere comunali ai sensi della Legge 241/90. Come noto si tratta della normativa sull’accesso ai documenti amministrativi che consente di richiedere documenti, dati e informazioni detenuti da una Pubblica Amministrazione riguardanti attività di pubblico interesse, purché il soggetto richiedente abbia un interesse diretto, concreto e attuale rispetto al documento stesso.
Il cliente ha sempre diritto di conoscere la data e le ragioni per cui i suoi dati sono stati consultati dal personale della banca
La banca ha pochi segreti per il suo cliente. L'utente ha sempre diritto di conoscere la data e le ragioni per cui i suoi dati personali sono stati consultati dal personale dell'istituto di credito. Ciò in applicazione del diritto all'accesso previsto dall'art. 15 del Gdpr (regolamento Ue sulla privacy 2016/679). Peraltro questo diritto non permette di sapere i nomi delle singole persone che hanno consultato i dati, a meno che ciò non sia indispensabile per l'esercizio dei propri diritti. Così la Corte di Giustizia Ue, sentenza 22/6/2023 resa nella causa C-579/21.
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Il comune non può ignorare l’istanza di accesso al filmato inerente il danneggiamento di un veicolo, ma deve rispettare la riservatezza dei terzi
Ancora una volta emerge un equivoco molto diffuso nei comuni italiani. Pensare che la presenza di una telecamera pubblica equivalga automaticamente alla disponibilità del filmato per chiunque lo richieda, o all’opposto ritenere che basti invocare la privacy per non rispondere affatto. Lo evidenzia il Tar Lombardia con la sentenza n. 1206 del 12 marzo 2026.
Il dipendente ha diritto di accedere al proprio fascicolo per conoscere le informazioni da cui è scaturita una sanzione disciplinare del datore di lavoro
Il lavoratore ha sempre diritto di accedere ai propri dati conservati dal datore di lavoro. È quanto ha ribadito il Garante privacy accogliendo il reclamo presentato da una donna che aveva chiesto, alla banca di cui era stata dipendente, di accedere al suo fascicolo personale per conoscere quali informazioni potevano aver dato origine ad una sanzione disciplinare.
Inail, niente diritto d'accesso a esposti e denunce
Tutela delle fonti confidenziali (esposti e denunce); privacy superabile solo con una dettagliata motivazione sulle prevalenti esigenze difensive e istituzione di un registro degli accessi. Sono gli aspetti di maggiore rilievo del nuovo regolamento sull'accesso e sulla trasparenza varato dall'Inail, Istituto nazionale assicurazioni infortuni sul lavoro, con determina del presidente n. 149 del 22 marzo 2018.
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L'avvocato interessato ha diritto di visionare i compensi dei membri del Consiglio Nazionale Forense
Il contenzioso formato da procedimenti riguardanti l'annullamento dell'elezione di alcuni consiglieri supporta l'interesse dell'avvocato ad ottenere dal Cnf: i documenti relativi ai compensi percepiti, di qualsiasi natura, connessi all'assunzione della carica di componente del Consiglio Nazionale Forense; gli importi di viaggio di servizio e missioni pagati con fondi del Cnf o delle Fondazioni ad esso collegate; i dati relativi alla assunzione di altre cariche, all'interno del Cnf, delle Fondazioni ad esso collegate o presso altri enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti dal Cnf.
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La Corte di Giustizia UE pone un freno a strumentalizzazioni e abusi del diritto di accesso ai dati personali previsto dal GDPR
C’è un equilibrio sottile, e sempre più difficile da mantenere, tra tutela dei diritti e loro possibile strumentalizzazione. Con la sentenza nella causa C-526/24, la Corte di giustizia dell’Unione europea interviene proprio su questo crinale, chiarendo fino a che punto il diritto di accesso ai dati personali possa essere esercitato — e quando invece rischi di trasformarsi in un’arma impropria.
La gestione del tempo nei riscontri agli interessati esprime l’accountability
Con il provvedimento n. 250 del 29 aprile 2025, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ricorda l’importanza di svolgere una continua attività di controllo e riesame delle procedure adottate dal titolare per la gestione delle richieste di esercizio dei diritti degli interessati.
La privacy non è di ostacolo per gli eredi che chiedono di accedere ai dati personali del terzo beneficiario della polizza vita
La Corte di Cassazione ha statuito che gli eredi a cui sia negato il diritto di accesso ai dati personali riferibili al terzo beneficiario di una polizza vita possano adire le vie legali ottenendone l’ostensione. In parole povere, la riservatezza dei dati personali deve cedere il passo rispetto all’esercizio di difesa in giudizio. In linea di principio, non si può che convenire con quanto statuito dalla Corte di Cassazione nella sentenza 13 dicembre 2021 n. 39531.Osservazioni di natura critica, però, riguardano lo strumento che secondo la Corte sarebbe disponibile agli eredi per tutelare i propri diritti in giudizio.
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Siamo tutti spiati? il presidente di Federprivacy a Cremona 1 Tv
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