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Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer. @Nicola_Bernardi

Da rapporti autorevoli emerge che solo il 23% dei consumatori si fida delle aziende che utilizzano l’IA per gestire i propri dati, e solo il 16% afferma di comprendere chiaramente come le aziende raccolgono e utilizzano le loro informazioni personali. E l’82% degli utenti ha abbandonato almeno un brand nell’ultimo anno.

Le multe stradali sono ormai diventate una miniera d’oro per le casse di molti Comuni italiani, che adottano sempre più diffusamente nuove tecnologie e AI per sanzionare automobilisti e motociclisti che infrangono le regole del Codice della Strada, ma a quanto pare le stesse amministrazioni locali non sono altrettanto ligie nel rispettare le normative vigenti, comprese quelle in materia di hashtag#privacy

Qualora un’azienda pretenda che il dipendente utilizzi il proprio dispositivo personale per svolgere attività lavorative, entra nel cosiddetto modello BYOD (“Bring Your Own Device”), che però comporta diverse criticità che richiedono di rispettare i limiti posti dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori e le regole del GDPR. Società di NCC sanzionata per 200.000 euro.

Negli Usa molti consumatori sono preoccupati per la diffusione delle tecnologie di surveillance pricing, e per contrastare gli abusi lo stato del Maryland ha appena approvato il “Protection From Predatory Pricing Act”, una legge che vieta ai supermercati e ai servizi di consegna alimentare di utilizzare dati personali per determinare prezzi individualizzati. 

I mercati digitali stanno intrecciando sempre di più i ruoli delle varie autorità di vigilanza, ridefinendo anche quello dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), oggi chiamata a intervenire in ambiti che fino a pochi anni fa sembravano riservati al Garante per la protezione dei dati personali.

Le aziende continuano a fare informative privacy complesse e poco chiare, nonostante l'art. 12 del GDPR richieda che una policy debba essere “concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro”. Spesso i motivi sono legati a un gap culturale, che però viola il principio di trasparenza ed espone a rischio di sanzioni e contenziosi.

Ad inizio agosto dello scorso anno oltre 70.000 documenti tra carte d’identità e passaporti scansionati o fotocopiati erano stati trafugati da almeno dieci hotel italiani, e poi finiti nei circuiti di forum underground e Dark Web. Ma da allora non è nota alcuna comunicazione su eventuali sanzioni, prescrizioni o misure correttive imposte agli operatori coinvolti.

Negli ultimi tempi le app per la salute mentale stanno riscontrando una diffusione impressionante. Non si tratta più soltanto di meditazione guidata o esercizi di respirazione: oggi molte di queste applicazioni funzionano come veri e propri diari emotivi, sistemi di monitoraggio dell’umore o addirittura chatbot conversazionali basati su intelligenza artificiale che simulano una relazione terapeutica.

Il rispetto della privacy nel settore bancario è spesso considerato una questione di mera compliance normativa per evitare le sanzioni previste dal GDPR. I top management del settore bancario sono però chiamati ad assumere una visione più strategica e meno burocratica della privacy per guadagnare la fiducia dei clienti.

Secondo i dati pubblicati da Deloitte nel report “State of AI in the Enterprise 2026” l’82% delle aziende italiane prevede di incrementare gli investimenti sull’intelligenza artificiale entro il prossimo anno. Eppure, nonostante entusiasmo e investimenti, c’è un problema di non poco conto: mancano le competenze necessarie per governare questi complessi strumenti.

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Il furto d'identità con l'intelligenza artificiale

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