Autovelox sempre più intelligenti, ma amministrazioni locali poco rispettose della privacy degli automobilisti
Specialmente con la diffusione delle nuove tecnologie, le multe stradali sono ormai diventate una miniera d’oro per le casse di molti Comuni italiani, che sono sempre pronti a sanzionare automobilisti e motociclisti che infrangono le regole del Codice della Strada, ma a quanto pare le stesse amministrazioni locali non sono altrettanto ligie nel rispettare le normative vigenti, comprese quelle in materia di privacy.

Le elaborazioni sui dati Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) relative allo scorso anno evidenziano infatti che gli incassi delle sanzioni per violazioni del Codice della Strada hanno raggiunto un vero e proprio tesoretto di circa 1,9 miliardi di euro, ma d’altro canto i dati diffusi nel marzo 2026 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rivelano che dei circa 11.000 dispositivi di controllo delle infrazioni stradali che risultano individuati sul territorio nazionale, sono solo 3.900 quelli regolarmente registrati nella piattaforma telematica gestita dal Mit per il censimento dei dispositivi di rilevamento della velocità, e solo il 29% delle apparecchiature risulta compatibile con i requisiti di omologazione richiesti dalla normativa. Secondo il Codacons, il 59,4% degli autovelox fissi e il 67,2% di quelli mobili presenti nelle principali città italiane risulterebbero infatti privi di una omologazione pienamente conforme ai requisiti indicati dalla giurisprudenza.
Eppure, la marea di multe che inonda il Belpaese non concede tregua agli automobilisti, nonostante diverse pronunce della Corte di Cassazione abbiano ribadito che, ai fini della validità delle sanzioni, il Codice della Strada richiede espressamente che le infrazioni possano essere accertate solo attraverso dispositivi regolarmente omologati, e non solo “approvati” dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
E se in passato dispositivi automatici come gli autovelox si limitavano a rilevare il superamento dei limiti di velocità, adesso le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale sono molto più pervasive e consentono alle forze dell’ordine di scrutare ogni dettaglio all’interno dell’abitacolo, verificando in tempo reale se il conducente parla al telefono senza vivavoce o sbircia i messaggi sul display dello smartphone, se ha le cinture allacciate, se accede a una Ztl senza autorizzazione, ma anche se il veicolo ha la copertura assicurativa, se è rubato o sottoposto a fermi amministrativi, se ha la revisione scaduta, la sua classe inquinante, e perfino se risulta in qualche black list o white List.
È vero che è giusto che chi trasgredisce debba pagarne le conseguenze, e che è doveroso preservare il controllo della legalità sul territorio, ma se in uno Stato di diritto la legge è davvero uguale per tutti, anche le istituzioni che infliggono le multe dovrebbero rispettare le regole, specialmente se gli occhi elettronici arrivano a fare praticamente i “raggi x” a conducenti e veicoli in modo massivo e talmente accurato da non concedere il minimo sgarro.
A dimostrare come molte amministrazioni locali non diano il buon esempio nel rispettare le leggi, è l’ennesimo intervento in cui il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato un comune per violazione del Gdpr. Nel paradossale caso in questione, a violare la privacy dei cittadini era infatti la polizia municipale, che si avvaleva di un sistema di videosorveglianza per incrociare i dati della Motorizzazione Civile con quelli delle targhe dei veicoli che transitavano per la strada con lo scopo di scovare quelli con la revisione scaduta.
Peccato che, oltre a non essere regolarmente omologato, lo strumento non rispettasse neanche le basilari regole prescritte dalla normativa per informare in modo trasparente gli automobilisti con appositi cartelli su quali fossero le modalità e le basi giuridiche utilizzate per effettuare le video rilevazioni, senza neppure specificare quali fossero i loro diritti e a chi rivolgersi per esercitarli.
Per una trasformazione digitale della pubblica amministrazione efficiente e sostenibile non basta quindi investire in tecnologia per fare cassa o aumentare i controlli in modo indiscriminato. Occorre invece una virtuosa governance per presidiare la legalità e tutelare anche la privacy dei cittadini per scongiurare il rischio di creare una oppressiva società del controllo in cui nessuno vorrebbe vivere. E gli enti che esercitano il proprio potere per far rispettare le regole, hanno anche il dovere di essere i primi a rispettarle.
di Nicola Bernardi (Fonte: Economy)
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