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Videosorveglianza urbana: dal Trentino il nuovo modello unico nazionale di patto per la sicurezza tra comune e prefettura

Parte dal Trentino il nuovo modello unico nazionale di patto per la sicurezza tra comune e prefettura per regolarizzare il collegamento della polizia locale con le altre forze di polizia dello Stato. Telecamere comunali finalmente senza troppe ambiguità sul fronte interforze.

Il Ministero dell’interno mette nero su bianco un modello unico nazionale di accordo tra sindaco e prefetto e chiude una stagione in cui troppi enti locali hanno collegato impianti comunali a polizia di Stato e Arma dei carabinieri senza una vera architettura giuridica, spesso confidando in formule generiche o in prassi tecniche lasciate crescere senza adeguata ponderazione documentale. Il nuovo schema ministeriale, diramato il 22 aprile 2026 dal Consorzio dei comuni trentini, ha invece il pregio di dire con chiarezza che la condivisione delle immagini non passa da costruzioni ibride o da improprie contitolarità, ma dalla netta distinzione dei ruoli: il Comune tratta per sicurezza urbana, le forze di polizia trattano autonomamente quando entrano nel perimetro della prevenzione e repressione dei reati. È un chiarimento importante perché per anni il nodo privacy è stato affrontato in modo incerto, mentre qui emerge finalmente una lettura aderente alla realtà operativa.

Il Comune resta titolare del trattamento sotto GDPR, la polizia locale conserva anche la propria dimensione di polizia giudiziaria regolata dalla direttiva polizia, mentre gli accessi di Questura, Carabinieri e Guardia di finanza si collocano integralmente nel quadro del d.lgs. 51/2018, con autonoma responsabilità e autonoma base normativa. Nessuna fusione artificiale, dunque, ma titolarità distinte e finalità rigorosamente separate.

(Nella foto: Stefano Manzelli, Direttore di sicurezzaurbanaintegrata.it)

Il testo ministeriale, peraltro, non legittima scorciatoie. Pretende file di log non modificabili, credenziali individuali, accessi tracciati, livelli differenziati di visibilità e una rete telematica dedicata. Pretende anche che il Comune abbia già fatto ciò che in molti casi ancora manca. Valutazioni di impatto ad hoc differenziate almeno tra sicurezza urbana e sicurezza stradale, informativa multilivello aggiornata, cartelli coerenti e disciplina interna realmente funzionante.

Un punto interessante è che l’accesso in tempo reale alle immagini viene agganciato a presupposti concreti. Manifestazioni, emergenze, servizi coordinati, interventi collegati al 112, attività di polizia giudiziaria. Questo significa che il collegamento interforze non può trasformarsi in una finestra sempre aperta sul server comunale, ma deve restare ancorato a esigenze reali, motivate e verificabili. Per molti enti locali il problema comincia adesso. Il modello nazionale offre finalmente una strada chiara, ma obbliga a mettere mano a regolamenti, DPIA, informative e organizzazione interna. E qui emergerà rapidamente chi ha costruito sistemi solidi e chi invece ha lasciato crescere collegamenti sensibili senza una vera data governance.

Note sull'Autore

Stefano Manzelli Stefano Manzelli

Consulente privacy, divulgatore e il data protection officer. Direttore di sicurezzaurbanaintegrata.it.

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