Tutte impugnate le ultime maxi sanzioni fatte dal Garante Privacy
Negli ultimi mesi il Garante della privacy sembra aver adottato una linea più intransigente del solito, sfoderando una raffica di multe milionarie senza precedenti nel panorama italiano. Questo non significa però che tali sanzioni stiano portando automaticamente maggiori introiti per le casse dello Stato, perché il quadro reale è ben diverso da come si potrebbe pensare.

Infatti, nessuna delle maxi sanzioni inflitte dal Garante da inizio di quest’anno è stata realmente pagata, perché le aziende hanno preferito fare opposizione per andare a vantare le proprie ragioni nelle aule dei tribunali.
Basti pensare che dallo scorso gennaio ad oggi sono ben dieci le sanzioni (per un ammontare di oltre 63 milioni di euro) che risultano essere state impugnate, comprese le due inflitte a Intesa Sanpaolo nel mese di marzo, rispettivamente di 17,6 milioni di euro la prima, e 31,8 milioni di euro la seconda.
Analogamente, ad aprile anche Poste Italiane e Postepay sono state multate complessivamente per 12,5 milioni di euro, ma hanno però presentato ricorso al Tribunale di Roma respingendo ogni addebito e ribadendo la correttezza e la trasparenza del proprio operato.
E lo stesso hanno fatto Italia Trasporto Aereo e Alitalia, rispondendo picche alla sanzione da 1,25 milioni di euro comminata loro dal Garante. Ovviamente non possiamo sapere se Intesa, Poste, e la stessa compagnia aerea di bandiera vinceranno i ricorsi, perché la parola finale spetterà ai giudici, ma allo stato attuale il pugno duro dell’Authority ha sortito risultati sconfortanti. E in ogni caso, sta di fatto che le maxi sanzioni si sono trasformate in maxi contenziosi da gestire che, considerando i lunghi tempi della giustizia italiana, finiranno per essere ereditati dal prossimo Collegio che succederà a quello in carica in scadenza a luglio 2027.
Ma nel frattempo a Piazza Venezia piove sul bagnato anche per un altro motivo: oltre ai grattacapi legati alle cause incipienti, nella prima parte del 2026 sono anche arrivate alcune sentenze che hanno vanificato provvedimenti già adottati in precedenza. In particolare, il Tribunale di Roma ha definitivamente annullato per incompetenza territoriale la sanzione da 15 milioni di euro comminata dal Garante ad OpenAI per le presunte violazioni nei trattamenti dei dati effettuati da ChatGPT.
E sempre i magistrati capitolini, a gennaio di quest’anno hanno annullato la multa da 150mila euro che l’Autorità aveva comminato alla Rai per la diffusione dell’audio tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini da parte della trasmissione televisiva Report.
Per decenni, la maggioranza delle imprese italiane ha percepito le sanzioni del Garante per la privacy come provvedimenti amministrativi che solo in rari casi potevano essere messi in discussione. Ma specialmente dopo l’entrata in vigore del GDPR, che ha introdotto sanzioni fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato dei trasgressori, sono state per prime le Big tech a prendere in considerazione l’opzione di impugnare una multa di un’autorità per la protezione dei dati, talvolta con risultati anche eclatanti, come quello della recente sentenza del marzo 2026 con cui il Tribunale amministrativo del Lussemburgo ha annullato la sanzione record da 746 milioni di euro inflitta ad Amazon.
Il crescente fenomeno dell’aumento dei ricorsi alle multe del Garante, in Italia è stato poi accentuato dalla vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti gli stessi membri del Collegio dell’Autorità, minandone la credibilità istituzionale a causa dell’opacità di alcuni comportamenti che avrebbero peraltro favorito le Big Tech, generando così un clima di sfiducia tra le imprese che sempre più spesso preferiscono opporsi a una multa, piuttosto che pagarla per metterci una pietra sopra.
Anche gli importi elevati delle sanzioni di questi ultimi mesi hanno sicuramente contribuito ad alimentare la tendenza a presentare ricorso, dato che più alto è l’importo e più sono le probabilità che un management decida di accollarsi le spese legali per affrontare una causa in cui, anche se non si ottiene l’annullamento totale del provvedimento, si può comunque spesso puntare a una consistente riduzione della multa.
di Nicola Bernardi (fonte: Economy)
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