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Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer. @Nicola_Bernardi

I mercati digitali stanno intrecciando sempre di più i ruoli delle varie autorità di vigilanza, ridefinendo anche quello dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), oggi chiamata a intervenire in ambiti che fino a pochi anni fa sembravano riservati al Garante per la protezione dei dati personali.

Le aziende continuano a fare informative privacy complesse e poco chiare, nonostante l'art. 12 del GDPR richieda che una policy debba essere “concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro”. Spesso i motivi sono legati a un gap culturale, che però viola il principio di trasparenza ed espone a rischio di sanzioni e contenziosi.

Ad inizio agosto dello scorso anno oltre 70.000 documenti tra carte d’identità e passaporti scansionati o fotocopiati erano stati trafugati da almeno dieci hotel italiani, e poi finiti nei circuiti di forum underground e Dark Web. Ma da allora non è nota alcuna comunicazione su eventuali sanzioni, prescrizioni o misure correttive imposte agli operatori coinvolti.

Negli ultimi tempi le app per la salute mentale stanno riscontrando una diffusione impressionante. Non si tratta più soltanto di meditazione guidata o esercizi di respirazione: oggi molte di queste applicazioni funzionano come veri e propri diari emotivi, sistemi di monitoraggio dell’umore o addirittura chatbot conversazionali basati su intelligenza artificiale che simulano una relazione terapeutica.

Il rispetto della privacy nel settore bancario è spesso considerato una questione di mera compliance normativa per evitare le sanzioni previste dal GDPR. I top management del settore bancario sono però chiamati ad assumere una visione più strategica e meno burocratica della privacy per guadagnare la fiducia dei clienti.

Secondo i dati pubblicati da Deloitte nel report “State of AI in the Enterprise 2026” l’82% delle aziende italiane prevede di incrementare gli investimenti sull’intelligenza artificiale entro il prossimo anno. Eppure, nonostante entusiasmo e investimenti, c’è un problema di non poco conto: mancano le competenze necessarie per governare questi complessi strumenti.

Spesso la privacy è percepita dalle imprese come un tedioso adempimento burocratico imposto dal GDPR e un fardello necessario solo per evitare contenziosi e sanzioni del Garante. Si tratta però di una visione miope, perché le statistiche dimostrano che i clienti orientano sempre di più le loro scelte di acquisto proprio in base al rispetto della loro riservatezza.

Come ogni anno, il 28 gennaio si celebra la Giornata europea della protezione dei dati personali. Nel 2026 la ricorrenza assume un valore simbolico particolare, perchè ricorrono vent’anni dalla sua istituzione. Un anniversario importante, che però invita più alla riflessione critica che alla celebrazione.

Il “surveillance pricing” è una pratica di tariffazione algoritmica che utilizza l’intelligenza artificiale e tecniche avanzate di analisi dei dati personali per determinare quanto ogni singolo consumatore è disposto a pagare per beni e servizi, studiando comportamenti individuali, e creando profili psicometrici che si basano anche su reazioni e stati emotivi.

I social network sono ormai una parte imprescindibile della nostra quotidianità. Ci tengono informati, ci intrattengono e ci connettono con amici e sconosciuti in ogni angolo del mondo. Ma questa stessa potenza comunicativa può trasformarsi in un’arma per diffondere odio, razzismo e negazionismo.

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Il presidente di Federprivacy al TG1 Rai

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