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Il call center esterno che fa assistenza ai clienti è un responsabile del trattamento. E la mailing list condivisa non sempre implica una contitolarità del trattamento. Il fronte marketing dà sempre da pensare sulle qualifiche «privacy». Vediamo alcuni casi risolti dai garanti Ue.

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Privacy ancora troppo debole rispetto al tritacarne del marketing selvaggio. Troppo difficile stanare e sanzionare, troppo facile chiudere bottega e riaprire con un nome diverso e portandosi dietro una copia delle liste irregolari; senza rischiare granché, mandando avanti srl semplificate con mille euro di capitale sociale e usando filiere di società, magari estere, detentori di data base, arrivati lì chissà come e chissà quando. Il quadro, descritto dalla relazione per il 2017 del garante della privacy, ha tratti più scuri che chiari e pare che non ci possa essere una soluzione, certamente non con le leggi a disposizione, che non consentono una cosa all'apparenza facile: avere la sicurezza di non ricevere più contatti. Le norme non garantiscono la libertà di dire «stop». Pare proprio, invece, che se, anche solo per sbaglio, si è dato il consenso una volta, il consenso è per sempre (anche se ci si ripensa). Eppure ci

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Fastweb dovrà pagare 600.000 euro per aver condotto campagne di telemarketing senza il consenso delle persone contattate e per aver adottato modalità di profilazione non corretta dei propri clienti. Questa la decisione del Garante della privacy che ha emesso un’ordinanza ingiunzione relativa alle violazioni già rilevate in un provvedimento adottato prima dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.

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Wind Tre dovrà rivedere le procedure, “ereditate” da H3G in seguito alla fusione aziendale, con le quali gestisce telefonate ed sms promozionali, al fine di interrompere i contatti commerciali indesiderati. Non potrà inoltre utilizzare, per finalità di marketing, i dati personali di quanti non abbiano espresso un libero e valido consenso per tale trattamento. Questa la decisione adottata dal Garante al termine delle ispezioni avviate muovendo dalle numerose segnalazioni di utenti che protestavano per il disturbo arrecato dalla rete commerciale della società.

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L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali tedesca (BFDI) ha sanzionato il servizio call center del provider 1&1 Telecommunications per 9,55 milioni di euro per violazione del GDPR (General data Protection Regulation). Si tratta di una delle maggiori sanzioni pecuniarie mai erogate in Germania dall’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sulla data protection, comminata dal garante tedesco per violazione dell’articolo 32 del regolamento, che impone alle aziende di prendere provvedimenti ben definiti dal punto di vista tecnico ed organizzativo per la protezione dei dati personali dei clienti.

Fastweb dovrà rafforzare il controllo sulla propria rete vendita e dovrà interrompere le telefonate promozionali verso utenti che non hanno espresso il loro consenso o si sono opposti al trattamento dei loro dati per finalità di marketing. Questa la decisione presa dall’Autorità al termine di una serie di ispezioni avviate per verificare le molteplici segnalazioni di persone che lamentavano di essere state disturbate da call center che proponevano offerte commerciali indesiderate nell’interesse della società.

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Nuovo intervento del Garante per la privacy per contrastare il fenomeno del telemarketing selvaggio. Per aver effettuato chiamate promozionali illecite, l’Autorità ha ordinato a Sky Italia il pagamento di una sanzione di oltre 3 milioni e duecento mila euro e le ha vietato l’ulteriore trattamento dei dati a fini promozionali realizzato con liste acquisite da altre società. Alla società sono state inoltre prescritte diverse misure per mettersi in regola con la normativa europea e nazionale.

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Approvato dal Garante per la protezione dei dati personali il piano ispettivo per il secondo semestre di quest’anno. Il piano, il primo ad essere varato dopo la piena applicazione del Regolamento Ue, vede al centro delle verifiche degli ispettori dell’Autorità i trattamenti di dati effettuati da aziende e pubbliche amministrazioni che gestiscono banche dati di grandi dimensioni, le misure di protezione dei dati negli istituti di credito (specie con riferimento a segnalazioni di data breach), i trattamenti di dati per attività di telemarketing.

Confermato dalla Cassazione il divieto del Garante della Privacy nei confronti di Telecom di portare avanti la campagna "recupero consenso" per acquisire il via libera all'utilizzo dei dati dei clienti che, in precedenza, hanno escluso di voler essere contattati telefonicamente "per finalità promozionali". Ad avviso dei supremi giudici, - che hanno disatteso la tesi che tale campagna non sarebbe "riconducibile alla nozione di comunicazione commerciale" - "una comunicazione telefonica finalizzata ad ottenere il consenso per fini di marketing, da chi l'abbia precedentemente negato, è essa stessa una 'comunicazione commerciale'"

Il Garante per la privacy ha irrogato a Tim spa una sanzione di 27.802.946 euro per numerosi trattamenti illeciti di dati legati all’attività di marketing. Le violazioni hanno interessato nel complesso alcuni milioni di persone.

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