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Visualizza articoli per tag: profilazione

Sta per esplodere un allarme privacy di grandi proporzioni e ad essere coinvolti sarebbero gli utenti appassionati di siti porno ma che frequentano assiduamente anche Facebook e Google. Ebbene, secondo uno studio condotto da Elena Maris, ricercatrice Microsoft, Timothy Libert della Carnegie Mellon University, e Jennifer Henrichsen dell’University di Pennsylvania e riportato dal New York Times, sono oltre 22mila i siti a luci rosse infestati dai trackers del motore di ricerca e del social di Zuckerberg.

I saldi sono appena iniziati e, presto o tardi, milioni italiani finiranno per dare un'occhiata alle vetrine dei negozi. Per oltre un mese i centri commerciali si trasformeranno in una calamita che, però, non è solo in grado di attrarre appassionati di shopping e clienti a caccia di occasioni imperdibili, ma anche i loro dati.

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Privacy sotto attacco anche sul divano di casa. Colpa degli elettrodomestici smart, dispositivi “intelligenti” in grado di connettersi a Internet. A rivelarlo sono due studi indipendenti: uno della Northeastern University di Boston e dell’Imperial College di Londra, l’altro dell’Università di Princeton. Gli apparecchi trasmetterebbero infatti i nostri dati sensibili alle cosiddette «terze parti» - aziende interessate a profilare gli utenti per confezionare inserzioni su misura - con molta meno trasparenza del necessario.

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L'Autorità spagnola per la protezione dei dati personali (AEPD) ha inflitto ad Amadeus IT Group una sanzione complessiva pari a 18 milioni di euro per violazioni del GDPR, ridotta a 14,4 milioni di euro a seguito del pagamento volontario e della rinuncia all'impugnazione da parte della società.

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Spotify vuole conoscerci al meglio. E per farlo vuole capire cosa succede attorno a noi mentre ascoltiamo le nostre canzoni preferite. Il colosso svedese dello streaming sta studiando un sistema per catturare le informazioni sonore attraverso i dispositivi in cui è in uso la sua app. L’obiettivo ufficiale è decifrare emozioni e situazioni dell’utente in un preciso momento per affinare l’algoritmo che seleziona tracce, album, artisti e playlist da suggerire. In sintesi, tracciare un identikit più preciso. Con tutti i dubbi del caso in merito alla privacy di chi preme il pulsante “play”.

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Tra fastidiosi banner che ci chiedono un consenso che di fatto non può essere negato se vogliamo proseguire la navigazione su un sito e la continua visualizzazione di annunci pubblicitari mirati in base ai nostri gusti e alle nostre abitudini di consumo mentre navighiamo in internet, quella sensazione di essere spiati e vessati in ogni nostro click adesso potrebbe finire per davvero.

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Alcuni supermercati negli Stati Uniti stanno installando telecamere che indovinano età e sesso de cliente nel tentativo di mostrare annunci mirati in tempo reale su schermi video in negozio. Una sorta di profilazione sul posto, per così dire. La nuova tecnologia infatti, che rimane nelle sue prime fasi di sviluppo, è stata lanciata nei negozi di numerosi Stati U.S.A. e viene commercializzata ai rivenditori come un modo per competere con rivali online quali Amazon, che sono in grado di raccogliere quantità massive di dati sui propri clienti.

La piattaforma cinese TikTok è finita al centro di una nuova battaglia legale lanciata da noyb per pratiche di tracciamento illecito degli utenti che vanno ben oltre l’uso della sola app, arrivando a monitorare attività in altre applicazioni, come gli acquisti online o l’uso di app di incontri, senza alcun valido consenso.

Negli ultimi mesi l’impatto normativo sui cookie e tracciatori è cresciuto sensibilmente: in UK, l’ICO ha esteso a mille siti web la review sulla cookie compliance, includendo il controllo sui tracciatori passivi come il fingerprinting e il 19 giugno 2025 con l'approvazione del Data Use and Access Act 2025 ha alzato il livello delle sanzioni per abusi nel direct marketing e uso dei cookie.

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Il provvedimento del Garante Privacy nei confronti di Foodinho s.r.l. del 10 giugno 2021 (docweb 9675440) ha messo in luce ancora una volta la necessità di assicurare che gli algoritmi utilizzati dalle aziende per la gestione delle attività lavorative siano configurati in modo da garantire la “trasparenza” dei processi decisionali ed evitare discriminazioni tra i lavoratori.

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Tavola rotonda su privacy e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

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