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Tania Orrù

Data Protection Officer e Privacy Officer e Consulente Privacy certificata TUV Italia. Membro del Gruppo di Lavoro Federprivacy per la privacy nel marketing e nel commercio elettronico.

 

 

Pur sembrando un semplice accessorio tecnico, il router è una possibile fonte autonoma di dati, capace di offrire una chiave di lettura alternativa e più ampia rispetto ai singoli dispositivi. Un’infrastruttura percepita come neutra può diventare fonte sistematica di trattamento di dati personali al di fuori di qualsiasi reale consapevolezza.

Ora la Gen AI viene usata per creare immagini e video “commemorativi” che trasformano i volti delle vittime in figure eteree, angeli digitali o in avatar parlanti che raccontano la propria morte. Una pratica sempre più diffusa sulle piattaforme social, divenuta ormai fenomeno strutturale dell’innovazione tecnologica.

Nel 2025 il dibattito sulla privacy digitale ha preso una piega che forse nessuno si aspettava: oltre alla sorveglianza statale o agli hacker che minacciano la nostra riservatezza, siamo noi stessi, con il nostro consenso (più o meno consapevole), a cedere a sistemi e piattaforme ciò che di più personale abbiamo.

La fiducia nella protezione dei dati personali in Italia è oggi in una fase di evidente fragilità.  Le recenti inchieste giornalistiche e le discussioni pubbliche sull’operato del Garante hanno messo in luce un disagio diffuso, una percezione di distanza tra l’istituzione che dovrebbe garantire la tutela dei cittadini e la realtà di un Paese in cui la privacy rischia di diventare una parola vuota.

In Italia, le denunce di violenza di genere e sessuale sono cresciute del 40% nell’ultimo decennio. Tuttavia, i fascicoli processuali (nati per assicurare trasparenza e tutela) possono trasformarsi in reali veicoli di rischio con dati come indirizzi di residenza e domicili, contatti personali e informazioni sensibili, che sono spesso accessibili a un ampio pubblico, inclusi gli stessi “carnefici”.

Il costo per creare video e audio deepfake è crollato a poche decine di dollari. Una soglia che apre scenari inquietanti: dalle frodi finanziarie alla manipolazione dell’opinione pubblica, fino alla perdita di fiducia nelle prove digitali. Per i professionisti della privacy e del diritto, si tratta di un terreno di sfida che non può più essere rimandato.

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona ha deciso di dotare i propri operatori di un badge salvavita con pulsante di allerta, in grado di avvisare colleghi e personale di sicurezza in caso di pericolo imminente. AOUI afferma che i porta-badge «rispettano pienamente il GDPR e lo Statuto dei Lavoratori».

L’Intelligenza Artificiale ha elevato la sofisticazione delle truffe affettive: deepfake automaticamente generati, chatbot empatici e voice cloning permettono di montare romance scam e persino inganni spirituali con incredibile realismo. Il rischio non è più soltanto un teorico, ma una realtà che può avere esiti drammatici.

Negli ultimi mesi l’impatto normativo sui cookie e tracciatori è cresciuto sensibilmente: in UK, l’ICO ha esteso a mille siti web la review sulla cookie compliance, includendo il controllo sui tracciatori passivi come il fingerprinting e il 19 giugno 2025 con l'approvazione del Data Use and Access Act 2025 ha alzato il livello delle sanzioni per abusi nel direct marketing e uso dei cookie.

Il recente provvedimento emesso dal Garante per la protezione dei dati personali, a tutela dell’attore Raoul Bova e della sua compagna, ha avuto grande eco mediatica. Come noto, la vicenda ha riguardato la diffusione illecita, su diversi canali digitali, di contenuti audio e video potenzialmente lesivi della sfera privata e della dignità delle persone coinvolte.

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Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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