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Diffamazione online, il solo cognome può non essere "individualizzante", ma l'effetto lesivo aumenta

Diffamazione online, il solo cognome può non essere "individualizzante", ma l'effetto lesivo aumenta

Pochi giorni addietro, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4498 depositata in cancelleria il 14 febbraio 2019, ha ribaltato il principio ormai consolidato per cui, in tema di diffamazione a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, è configurabile il reato anche in assenza di esplicite indicazioni nominative e quando i soggetti siano individuabili tramite riferimenti alle attività svolte.

Diffamazione online anche senza nome e cognome se la persona è comunque identificabile

Diffamazione online anche senza nome e cognome se la persona è comunque identificabile

E’ ormai noto come l'apertura al pubblico dell'ampio e diffuso utilizzo di Internet abbia determinato la comparsa e lo sviluppo crescente di nuovi reati, che si manifestano sia come reati informatici «in senso stretto» (vale a dire che già a livello normativo contemplano, fra gli elementi costitutivi dell’illecito, l'utilizzo di tecnologie), sia come reati informatici «in senso ampio» ed, in specie, come reati «cibernetici». La Sentenza della Cassazione Penale n. 4025/2019, è tornata ad occuparsi di quest’ultima categoria di illeciti: nello specifico minaccia e diffamazione a mezzo “Facebook”.

Discutere di etica digitale: contro la libertà di non dover scegliere

Discutere di etica digitale: contro la libertà di non dover scegliere

L’incessante sviluppo tecnologico degli ultimi anni e la proliferazione di numerosi servizi della futura società dell’informazione hanno riportato al centro del dibattito, fuori e dentro l’Europa, i diritti fondamentali della persona e della personalità come parte importante della dignità umana e del rispetto degli individui. Non a caso, dopo un intenso dibattito nelle aule del parlamento europeo e nel Consiglio dell’Unione, e a fronte del più intenso lobbismo mai visto negli uffici comunitari di Strasburgo e Bruxelles, ha visto la luce il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) che mira a conciliare sviluppo tecnologico, economia basata sui dati e moderna salvaguardia dei diritti delle persone.

GDPR, passaggio epocale per la UE: il 25 maggio é Privacy Day

GDPR, passaggio epocale per la UE: il 25 maggio é Privacy Day

Oggi diventa operativo il Regolamento sulla protezione dei dati, ma manca ancora consapevolezza su nuovi diritti e tutele per gli utenti. Adeguamento generale per molte grandi realtà, ma l'84% dei più importanti siti italiani non pubblicano i recapiti del DPO, figura pagata dall'azienda per vigilare che collabora anche con l'Autorità. Bernardi: "Passaggio epocale per l'UE che ricorda quello del 2002 per l'introduzione della moneta unica". Pmi e pa quelle più indietro: "Necessari mesi prima di vedere livello di conformità accettabile, occorre cambio di mentalità". Prenotazioni record per il Privacy Day Forum, trasmesso anche in streaming.

GDPR, i sei punti fermi che aziende e p.a. non possono ignorare

GDPR, i sei punti fermi che aziende e p.a. non possono ignorare

Nessuna aspettativa di deroghe o proroghe per l'operatività del GDPR, ma permangono incertezze per aziende pubbliche e private su aspetti in cui il Regolamento rimanda alle normative nazionali. Ancora atteso in Italia un nuovo decreto legislativo di adeguamento alle regole UE, ma dal 25 maggio scatteranno comunque le sanzioni, mentre gli interessati potranno esercitare e far valere più estesi diritti. Sei i principali punti fermi messi a fuoco nell'ultima circolare di Federprivacy sulle questioni di diritto transitorio.

Privacy Officer in forte crescita, ma aumenta anche la confusione

Privacy Officer in forte crescita, ma aumenta anche la confusione

A 10 anni dalla sua costituzione, sono oggi circa 7mila gli iscritti a Federprivacy, con un aumento del 28,7% solo nello scorso anno. Sono 648 le certificazioni professionali in materia di protezione dei dati emesse finora. Bernardi: "Quella di Privacy Officer rilasciata da TÜV Italia è un prezioso strumento di valutazione per le aziende, ma non costituisce un'abilitazione". Sulla Norma UNI 11697:2017: "Situazione fuorviante, chiesti chiarimenti al Garante". Scadenza per nomina DPO il 25 maggio, ma persistono dubbi su criteri da adottare per la scelta.

Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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