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Il 65% degli oltre mille Data Protection Officer intervistati nel corso di un sondaggio condotto dall’Osservatorio di Federprivacy temono che una possibile situazione d’emergenza come quelle derivanti da ransomware o altri data breach possa scattare a causa dell’impreparazione o dell’incompetenza del personale che tratta dati personali in azienda, e il 58% dei DPO pensano che l’innesco potrebbe essere l’errore umano dall’interno, ovvero il cosiddetto “Insider Threat”.

All’interno del provv. n. 581 del 26 settembre 2024 in cui l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato una AST, da cui si possono apprendere spunti per garantire la corretta gestione dei certificati medici, è presente anche un obiter dictum dedicato all’importanza di garantire la continuità d’azione alla funzione del DPO.

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A distanza di quasi due anni dall’introduzione del Gdpr, sono ormai praticamente svanite tutte le più rosee prospettive riguardo alla figura del Data Protection Officer, come quella di vedere un “custode della privacy” nelle organizzazioni pubbliche e private che riportasse direttamente ai vertici aziendali, che avesse autonomia e indipendenza, e che avrebbe dovuto percepire un compenso o uno stipendio adeguato a un ruolo dirigenziale.

Mercoledì, 28 Febbraio 2018 23:12

Millionaire: la privacy come nuovo business

La Privacy come un business per DPO e consulenti con il GDPR in un'intervista al presidente di Federprivacy pubblicata in uno speciale di Lucia Ingrosso sulla rivista Millionaire di febbraio 2018, che ha intervistato anche il Garante Europeo Buttarelli:"Il Regolamento UE chiede ai gestori delle informazioni in ambito pubblico e privato di conoscere la propria e realtà dal punto di vista delle risorse informative, valutare attentamente i rischi, graduare il tipo di risposte, avere un controllo indipendente al proprio interno attraverso la figura del data protection officer.

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L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha recentemente pubblicato due rapporti monografici dedicati alle minacce cyber Ransomware (dicembre 2024) e DDoS (febbraio 2025). Va da sé che, laddove le organizzazioni trattino dati personali, la materia interessa anche Data Protection Officer e Privacy manager.

Il Garante privacy ha avviato un’indagine nei confronti di grandi enti locali per verificare il rispetto dell’obbligo di comunicazione dei dati di contatto del Responsabile della protezione dei dati (RPD, o Data protection officer, DPO, nell’accezione inglese).

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Nel 53% delle aziende i team privacy sono a corto di personale, anche perché attualmente il 41% degli stessi manager ammette di non disporre di un budget sufficiente, che nel 34% dei casi neanche verrà aumentato nel 2023.

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Chi deve nominare il Dpo, ovvero il responsabile della protezione dei dati? Si tratta di una nuova figura che il regolamento europeo (il Gdpr) ha previsto obbligatoria per gli enti pubblici e per coloro che trattano dati particolari su larga scala o svolgono trattamenti che, per loro natura, richiedono un monitoraggio continuo e un’attenzione particolare. È, tuttavia, un profilo consigliabile a tutte le aziende che, vuoi per dimensione, vuoi per tipologia di trattamento, necessitano di una figura che possa – concretamente – verificare la tenuta delle misure di sicurezza, degli adempimenti posti in essere e dell’attenzione che, all’interno dell’azienda, viene posta sulla privacy.

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Tra i numerosi spunti che sono scaturiti dal 4° Privacy Day Forum al CNR di Pisa, uno che merita l'attenta riflessione degli addetti ai lavori, emerge dall'intervento del prof. Francesco Pizzetti, sette anni Garante della protezione dei dati personali. Parlando del data protection officer, figura che sarà introdotta nella UE con il nuovo regolamento, il suo monito è stato perentorio: "Non si può pensare di diventare data protection officer con un corso di tre o quattro giorni".

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E' stato consegnato stamani in omaggio a tutti i partecipanti del percorso formativo per data protection officer il nuovo manuale operativo edito da Maggioli e scritto da Michele Iaselli, presidente dell'Associazione Nazionale Difesa Privacy, docente oggi al CNR di Pisa insieme a Claudio Filippi, dirigente del dipartimento attività ispettive dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Iniziato a settembre, il corso finirà il 7 dicembre con l'esame finale per conseguire l'attestato di competenza di Federprivacy.

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Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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